Martedì 22 settembre 2020, ore 6:21

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Decreto Rilancio

Prima risposta. Ma non basta

La manovra è molto positiva ma non basterà anche per affrontare l'autunno. Così la leader della Cisl Furlan giudica il Decreto rilancio approvato mercoledì sera dal Consiglio dei ministri. Un provvedimento da 55 miliardi: 25,6 andranno ai lavoratori, 14-16 alle imprese, 4 saranno di tagli alle tasse per le imprese fino a 250 milioni di fatturato, 3 per la sanità.

In particolare, le misure per i lavoratori riguardano la proroga delle varie forme di cassa integrazione, Naspi, ammortizzatori sociali, blocco dei licenziamenti. Ai lavoratori autonomi subito una seconda tranche di 600 euro, che potrebbero aumentare a mille. Sui ritardi nell'erogazione della Cig, Conte assicura: ”Abbiamo pagato l'85% di cassa integrazione, quasi l'80% di bonus autonomi, misure per 4,6 milioni di lavoratori. Abbiamo lavorato per rendere meno farraginosi i passaggi e confidiamo di recuperare il tempo perduto, avendo snellito la procedura”.

Il decreto vuole rispondere all’emergenza sanitaria e alle già drammatiche conseguenze economiche, con il crollo a due cifre del pil nel 2020; e contestualmente prova a mettere le basi per la ripartenza.

Osserva Furlan: ”Sugli ammortizzatori c’è una copertura davvero significativa. ma serve una riforma complessiva”. Ora, aggiunge la numero uno della Cisl, ”occorre sbloccare i cento miliardi tuttora inutilizzati per le infrastrutture. Per ripartire occorrono investimenti in energia pulita ed innovazione. Serve un patto sociale per puntare su ricerca, scuola, formazione, digitalizzazione. E c’è bisogno di coesione e partecipazione nelle aziende”.

Quanto alla regolarizzazione dei migranti ”è un primo passo per ridare dignità e giustizia a questi lavoratori dell’agricoltura. Il limite è non avere esteso la misura al settore dell’edilizia”,

Insomma, dal governo una prima risposta importante, necessaria ma non sufficiente. Così il segretario generale aggiunto della Cisl Sbarra, nel corso di un’audizione nella commissione Industria del Senato. Per Sbarra ”o mettiamo in campo una potenza importante, una forza economica per sostenere crescita e sviluppo o saremo destinati a perdere pezzi importanti dell'industria. Sarebbe un danno catastrofico che si ripercuoterebbe sulla tenuta occupazionale e la qualità di vita nei territori". Sbarra ha ricordato che le previsioni economiche sono negative: "Si stima che nei primi 6 mesi il Pil andrà giù del 15%; 8 milioni di lavoratori in cassa integrazione, 3 milioni con contratti a tempo determinato che rischiano di andare a reddito zero. Nel 2020 sono previsti 2 milioni di disoccupati in più e perdite nell'industria di 600-700mila persone. Uno scenario non uguale dal dopoguerra a oggi. Bisogna ripensare il nostro modello sociale di sviluppo con il rilancio degli investimenti e mettendo al centro la persona". Conclude Sbarra: ”Serve un progetto di medio-lungo periodo che chiama in causa la capacità del Governo e della Ue".

( 14 maggio 2020 )

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