Lunedì 1 marzo 2021, ore 11:22

Quotidiano di informazione socio‑economica

Vaccini 

Vaccini, piano per produrli in Italia 

Se ne parla da tempo ormai, ma ora l’ipotesi di produrre vaccini in Italia si fa più concreta. Domani il ministro Giancarlo Giorgetti ha convocato al Mise il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi per valutare la percorribilità e i tempi per un’eventuale produzione nel nostro Paese.
“Faremo il punto della situazione sulle possibilità di dare una mano - ha detto Scaccabarozzi -. Diremo al ministro come si produce un vaccino e quali sono i tempi: un vaccino è un prodotto vivo, non di sintesi, va trattato in maniera particolare. Deve avere una bioreazione dentro una macchina che si chiama bioreattore. Insomma, non è che si schiaccia un bottone ed esce la fiala. Da quando si inizia una produzione passano 4-6 mesi”.
Il progetto non è ovviamente facile. Il nodo della produzione sono proprio i bioreattori. “Per produrre un vaccino - ha spiegato Rino Rappuoli, padre di tanti vaccini di nuova generazione, coordinatore della ricerca sugli anticorpi monoclonali di Toscana Life Sciences e direttore scientifico di Gsk - sono necessarie due fasi. La prima riguarda la produzione della sostanza, il vaccino stesso: cioè produco l'RNA, o la proteina, il virus dello scimpanzé, a seconda dei vaccini. Per farlo ci vogliono i bioreattori ma in Italia non ci sono gli impianti”. La seconda fase riguarda l’infialamento e su questo fronte in Italia ci sono molte aziende adatte allo scopo.
Altro punto imprescindibile è avere l’approvazione prima dell'Ema e poi dell'Aifa. Anche in questo caso, i tempi non sarebbero brevi.
Altrimenti si può seguire la strada del trasferimento in Italia della tecnologia già sviluppata da parte di Pfizer o Astrazeneca.
In ogni caso, Farmindustria sta conducendo un censimento delle aziende che possano eventualmente produrre vaccini in Italia e la lista sarà portata a Giorgetti. Lunedì, il segretario del Pd Nicola Zingaretti, aveva ventilato eccezioni alle leggi sulla proprietà intellettuale. Ma eventuali interventi in questo campo saranno parte dell’iniziativa europea e non dei singoli Stati. Il sostegno economico alle imprese che riconvertono linee produttive spetterà invece all’iniziativa nazionale. Allo scopo possono essere usati i fondi statali e non quelli del Recovery Plan. L’ipotesi prevalente resta la produzione da parte di aziende terze a valle di accordi commerciali con le multinazionali detentrici dei brevetti.

Ilaria Storti

( 23 febbraio 2021 )

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