Sabato 18 novembre 2017, ore 1:51

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Alluvioni. Tra disastro e responsabilità degli uomini

La natura e l’uomo, chi la spunterà nel XXI secolo? Da sempre la storia della civiltà si dipana attorno a questo duello infinito, con l'umanità che cerca, sin dai suoi primi insediamenti nell'era primitiva, di sottrarre terra, rifugio e sicurezza alle furie della natura che la circonda. Senza scomodare il realismo pessimista di un poeta come Giacomo Leopardi, dunque, sulla natura "madre di parte e di voler matrigna", oggi per fare i conti con le furie degli uragani in America o con lo straripare dei torrenti, dopo una pioggia isolata ma intensa, in Italia - bisogna ripartire da qui, da questo dato di fatto originario: l'uomo contro la natura e viceversa. I tragici eventi di Livorno, dopo le piogge intense ed una estate di siccità, con morti e distruzioni che restano, introducono nel dibattito pubblico italiano alcune domande che aleggiano da tempo ed a cui ancora non si è data una risposta, perlomeno in termini di prevenzione strutturale e continuata: il clima è cambiato a causa dei continui interventi che l'uomo ha realizzato nelle realtà in cui si insediava? Oppure le catastrofi naturali sono sempre esistite, anche se mai si sono ripetute identiche a se stesse? O ancora: siamo nell'era del clima che sta in mezzo a queste due ipotesi che abbiamo fatto, il clima un po' cambia ed un po' lo fa per colpa dell'uomo? Dalle risposte a queste tre domande che ci stiamo ponendo dipendono molte cose, soprattutto le politiche presenti e future che l'Italia e le democrazie occidentali dovranno darsi d'ora in avanti per fare i conti col clima del ventunesimo secolo. Se noi diciamo infatti, e ci sono scienziati che lo sostengono, che il clima è cambiato per l'intervento dell'uomo, beh allora aggiungiamo alle colpe della casta politica (lo scriviamo con un senso volutamente ironico) e dell'umanità, un'altra colpa non banale. In pratica ci stiamo autoannegando nel senso che non abbiamo tenuto conto di come i nostri interventi sull'ambiente, nel tempo, abbiamo cambiato i rischi naturali dei luoghi in cui viviamo immersi. Se invece la risposta che diamo sarà affermativa alla nostra seconda domanda, allora nessun processo alla politica ed al modo in cui abbiamo costruito e ci siamo insediati sarà necessaria, ma basterà cercare di mettere in campo, con l'utilizzo il più possibile preventivo di tutte le nostre tecnologie di ricerca (comprese quelle meteorologiche) capacità di prevenire, evitando il peggio ma senza per questo mutare radicalmente il nostro modello di sviluppo. Resta, infine, la terza ipotesi ovvero quella che un po' l'uomo l'ha cambiato ma che comunque il clima non può certo essere eterodiretto. Queste domande, in queste ore, ed è l'aspetto forse più strano del dibattito italiano sul clima dopo la tragedia di Livorno, sembrano aver lasciato spazio più alle polemiche che alle risposte e ad un confronto - anche serrato - sul tema in questione. Il fatto che un premier solitamente moderato - e poco incline a mettersi in scena - come l'attuale presidente del Consiglio Paolo Gentiloni abbia avvertito la necessità di intervenire, invitando tutte le istituzioni, dalla regione al comune, a tutti i livelli insomma, "a collaborare senza fare polemiche, mettendo al centro la comunità" (Gentiloni ha poi sottolineato il dolore per i morti, spiegando che "a loro va il pensiero e la solidarietà di tutto il Paese"), la dice lunga su come in Italia in queste ore il confronto, su posizioni e responsabilità in merito a quanto accaduto, abbiano preso la strada sbagliata. Considerando l'importanza del tema, dunque, più che farne un duello tra guelfi e ghibellini rispetto al clima, si tratta in realtà di fare una cosa più semplice, utilizzando anche i contributi della scienza che pure sul tema è combattuta: colpa dell'uomo oppure la natura ha sempre prodotto i suoi disastri? Per uscire dal politichese, basterebbe in fondo rispondere, con dati di fatto a questa domanda. Per poi, una volta presa posizione, mettere in campo le politiche necessarie di prevenzione a che fatti come quello di Livorno non si ripetano in futuro. Perché davanti ad un problema come questo un semplice "mi piace" oppure un "non mi piace", in stile Social e partigiano, non potranno mai essere la soluzione del problema.

( 13 settembre 2017 )

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