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Il gioco dei bottoni di Trump e KimJong

Gli adolescenti si divertono a giocare a chi il “botto - ne” lo ha più grosso. Quando la competizione è tra un settantaduenne ed un trentaquattrenne qualche cosa non quadra. Se poi il più vecchio tra i due è Donald Trump, presidente degli Stati Unti d’America, e il secondo il presidente-dittatore della Repubblica Popolare Democratica di Corea, Kim Jong-un, allora è tutto dire: siamo difronte ad un pasticcio colossale che non può che far tremare l’umani - tà. Sarebbe interessante vedere a confronto, magari mentre giocano a ping-pong, i due avversari. Studiarli mentre combattono per un punto. Mentre si alterano, imprecando per una pallina che non ha preso l’indirizzo giusto da loro voluto. Tutta colpa della racchetta, della palla, della rete, della iella…Loro sono bravissimi ed invincibili. Sì, imbattibili, costi quel che costi! Certo, vengono i brividi a pensare che la partita di tennis tavolo nella realtà può prendere delle connotazioni diverse. Le “palle” c’entrano sempre, ma sono atomiche. Un boom e milioni d’esseri umani se ne vanno in fumo. Il giovane di Pyonyang si diverte con i suoi lanci missilistici a provocare il vecchio di Washington, che dovrebbe essere più esperto e conoscitore della vita. In certi casi però l’esperienza, l’età, non conta. E’ l’indole che tutto determina. “Il carattere di un uomo è il suo destino” affermava Eraclito, antico filosofo greco. Se ci riferiamo al carattere di personaggi di primo piano, prendiamo ad esempio Jong-un e Trump, allora il discorso è diverso. Non è solo un’unica sorte in ballo, la loro, ma dell’intera umanità. A limitarsi a leggere certi vocaboli senza collegarli alla realtà - a volte capita -Kim Jong-un dovrebbe essere un presidente di una democrazia popolare repubblicana. Insomma, un eletto dal popolo, al servizio del popolo, sotto il controllo del popolo. Invece, è tutto l’in - contrario. Un despota senza scrupoli, il cui unico obiettivo è pavoneggiarsi difronte al mondo. Una giustificazione - si fa per dire – lui, il ragazzo nato a Pyonyang, ce l’ha: è un dittatore. Può fare quello che vuole senza dar conto a nessuno, ovviamente finché dura. Di giustificazione, invece, il presidente Trump per i suoi comportamenti non né ha nessuna. Lui è il capo di una potenza che fino a qualche tempo fa era l’emblema della democrazia. L’Ameri - ca delle libertà, del “sogno americano”. Ma, forse, anche il magnate può avere una giustificazione: “è un cretino, un idiota, uno sciatto”. Un soggetto che non voleva diventare il numero uno degli States ma utilizzare solo la campagna elettorale come strumento di pubblicità per i suoi affari. Michael Wolff, l’autore di “Fire and Fury”, il libro che ha svelato tanti retroscena della Casa Bianca occupata dal tycoon, dichiara che “Il 100% delle persone che lo circondano, il genero Jared Kushner, Ivanka, mettono in discussione la sua capacità di governare. Tutti l’hanno descritto allo stesso modo, dicono che è come un bambino. Intendono dire che ha bisogno di gratificazione immediata. Tutto ruota intorno a lui. Dicono che è un cretino, un idiota”. Trump ci ha provato a non fare uscire il libro e, comunque, afferma che non ha mai incontrato Wolff, anzi di averlo cacciato molte volte. La risposta di Wolff non si fa attendere: “Certo che ho parlato col presidente. Che abbia capito che era un'intervista o meno, non lo so”. Non è estraneo a diverse rivelazioni contenute nel libro Steve Bannon, l'ex stratega della Casa Bianca, cacciato da Trump. In particolare Bannon ha rivelato a Wolff i retroscena più imbarazzanti del caso Russiagate. Come cambiano i tempi! Nel 1974 Richard Nixon si dimise per lo scandalo Watergate, proprio per evitare il procedimento dell’impeachment. Più recentemente Bill Clinton è stato il secondo presidente a rischiare l'impeachment, dopo il democratico Johnson nel 1868, per il caso di Monica Lewinski. Tra i capi d'accusa, oltre alla falsa testimonianza, anche l'ostruzione alla giustizia. Agli americani aveva mentito: “Lo ripeto: non ho avuto rapporti sessuali con questa donna…”. Bugiardo, ma si sa che certe menzogne in fatto di sesso sono giustificate. Fu assolto, ma le “bucie” c’erano tutte. Che capiterà all’attuale presidente? Le cose di cui si deve giustificare sono tante: il familismo amorale che ha invaso la Casa Bianca, le fake news senza fine che lancia nei suoi tvitter, la vicenda Russiagate, ecc… La preoccupazione vera è che i “due ragazzotti” continuino a giocare con i “bottoni”. Dio ci aiuti.

( 9 gennaio 2018 )

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