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La maledizione di WikiLeaks

Un uomo riservato e schivo. Così, chi lo ha conosciuto, ricorda James Dolan, 36 anni, esperto di sistemi di sicurezza informatici. Così attento a proteggere la riservatezza altrui, eppure così determinato nel decidere di tagliare il filo della sua esistenza terrena in un gelido giorno di gennaio. Cosa, o chi, lo abbia spinto ad un gesto tanto estremo è ancora un mistero. Ma la notizia della sua morte ha scatenato i complottisti di mezzo mondo. E c’è chi parla di una maledizione di WikiLeaks. Dolan, infatti, è il secondo caso di suicidio tra gli informatici che avevano collaborato alla diffusione di documenti secretati attraverso il sito creato da Julian Assange. Il primo è stato quello del ventiseienne Aaron Swartz, che si era tolto la vita dopo essere stato messo sotto accusa dalla giustizia Usa per aver scaricato materiale riservato da un computer protetto. Veterano della guerra in Iraq, Dolan aveva lavorato all’ideazione del più diffuso sistema di presentazione open source di whistleblower, SecureDrop, proprio insieme a Swartz e al giornalista Kevin Poulsen, che ora è un editor di Wired. Il sistema consente alle organizzazioni dei media di accettare in modo sicuro l'invio di documenti da fonti anonime ed è diventato una struttura di base per importanti pubblicazioni giornalistiche come il New York Times e il Washington Post. L'annuncio della morte di Dolan ha scatenato un'ondata di tributi sinceri da parte di giornalisti e attivisti, tra cui il direttore esecutivo della Fondazione Freedom of the Press (FPF), Trevor Timm, che ha twittato sottolineando come Dolan fosse "un talento incredibile e una persona meravigliosa” che ci “mancherà profondamente". Inizialmente, quando Swartz si tolse la vita, nel 2013, Dolan era considerato l'unica mente tecnica con una piena comprensione del programma. Fu lui a rielaborarne il processo di installazione, aiutando le redazioni di tutti gli Stati Uniti ad integrare la tecnologia. Si dice che Dolan abbia spesso citato la sua esperienza di marina nella guerra in Iraq come una delle principali motivazioni che lo spinsero a lavorare per rendere possibile una trasparenza radicale delle responsabilità dei governi, aiutando giornalisti e whistleblowers a connettersi. Tutto il mondo dell’informazione gli è debitrice.

( 11 gennaio 2018 )

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