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Vatileaks 2: il Vaticano alla prova della giustizia (e delle riforme)

Il 24 novembre 2015 si apriva davanti al Tribunale dello Stato Vaticano un processo di grandissima risonanza mediatica: quello a monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui accusati, in concorso criminoso con i giornalisti Pierluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, di aver divulgato notizie e documenti riservati concernenti gli interessi fondamentali della Santa Sede e dello Stato Vaticano. Un processo fatto per fermare una fuga di notizie inaccettabile e che ha richiamato l’attenzione mondiale sulla Santa Sede, diventando poi pretesto di accuse di altro genere, tra tutte quella di voler insabbiare scandali e limitare la libertà di stampa in Vaticano. Otto mesi e ventuno udienze dopo, il 7 luglio 2016, i due giornalisti sono stati prosciolti dal Tribunale vaticano per difetto di giurisdizione. I due principali imputati sono stati invece condannati in primo grado. Vallejo Balda a 18 mesi di carcere; Chaouqui a dieci mesi di detenzione con il beneficio della sospensione condizionale della pena per cinque anni. Il primo era segretario la seconda membro della Cosea, la ”Commissione Referente di Studio e Indirizzo sull’Organizzazione delle strutture economico-amministrative della Santa Sede”, istituita da Papa Francesco nel luglio 2013 in vista delle riforme di alcuni dicasteri vaticani.

A poche settimane dalla pubblicazione delle motivazioni della sentenza, un volume fa luce su quel processo. “Vatileaks 2. Il Vaticano alla prova della giustizia degli uomini”, scritto da padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione Ratzinger, per 25 anni alla Radio Vaticana prima come direttore dei programmi, poi come direttore generale; e dal 2006 al 2016 direttore della sala Stampa del Vaticano e nello stesso periodo portavoce prima di Benedetto XVI poi di Francesco. Con Padre Lombardi firma il libro Massimiliano Menichetti, vice-caporedattore della Radio Vaticana per la quale ha seguito il processo in aula.

Su Conquiste le interviste agli autori. Lombardi: ”Il processo si doveva fare: la verità conta più dell’immagine, e anzi alla fine le giova”. Menichetti: ”Nel mio lavoro ho cercato di fare attenzione soprattutto ai volti delle persone”.

Un tema, quello di Vatileaks, che potrebbe tornare a porsi anche in futuro, come sottolinea Padre Lombardi. Anche per questo è importante segnalare la deposizione in processo di Paolo Mieli (allora presidente della Rcs Libri) a proposito della posizione di Fittipaldi e Nuzzi. Rispondendo a domande degli avvocati di parte Mieli ha spiegato: ”Nessun limite alla pubblicazione di documenti rilevanti, a meno che non minaccino valori come la pace e la sicurezza”. Precisando: ”E’ doveroso pubblicare per due ragioni: è una norma deontologica che i giornalisti si sono dati sul modello anglosassone”; e poi perché ”documenti d’interesse non pubblicati potrebbero diventare arma di ricatto da parte di tutti coloro che ne sono venuti a conoscenza”.

( 22 febbraio 2017 )

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