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Sviluppo sostenibile

Agenda 2030, l’Italia resta indietro

di Giampiero Guadagni

Rispettare l’impegno che l’Italia ha assunto nel 2015 sottoscrivendo, insieme ad altri 192 Paesi, l’Agenda 2030 dell’Onu e i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, da cui sono scaturiti gli Accordi di Parigi sulla lotta ai cambiamenti climatici. E’ l’appello a tutte le forze politiche inviato a inizio legislatura da Enrico Giovannini, docente di Statistica economica all’Università Tor Vergata di Roma, in passato presidente dell’Istat e ministro del Lavoro. Giovannini è portavoce dell’AsviS, l'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile nata nel 2016, con 185 aderenti la più grande rete nazionale di organizzazioni della società civile.

Dell'Asvis la Cisl è parte attiva. E ieri ha promosso un seminario nella sede nazionale di Via Po, con gli interventi del segretario confederale Angelo Colombini; di don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e i lavoro; e, appunto, del portavoce di Asvis Enrico Giovannini.

Spiega Colombini: ”La Cisl vuole rilanciare il tema della sostenibilità perché è un tema che abbraccia tutta la realtà sindacale, sia durante la contrattazione di primo e secondo livello, sia quando diveniamo cittadini, perché l’ambiente esterno, l’emissione di Co2 sono punti di riferimento per il nostro vivere”. Dall’altro lato, osserva ancora Colombini, ”il compito del sindacato così come delle altre forze sociali è quello di sollecitare sempre di più l’attenzione della politica su questo tema, perché la politica sembra impegnata soltanto sul reddito di cittadinanza e su quota 100 e non a guardare lo sviluppo sostenibile. Che significa parlare anche di economia circolare, di investire in macchinari e impianti che abbattano sempre di più la Co2. Vuol dire che la nuova tecnologia deve essere al servizio anche dell’ambiente, oltre che della salute e della sicurezza dei lavoratori, oltre che della produttività ; e tutta la ricchezza che viene prodotta con questa attenzione deve essere redistribuita anche sulle questioni ambientali e della sostenibilità; e sulla qualità dei prodotti. Perché la qualità dei prodotti è una cosa importante per il futuro. Non possiamo - conclude Colombini - ritrovarci tra 10, 20 o 30 anni nella stessa situazione di adesso, con l’esperienza dell’amianto e con persone che muoiono per l’inquinamento”.

Da parte sua don Bignami ha messo al centro vanno messi due parole-concetto. La prima è relazione. ”Le relazioni che ci costituiscono: con Dio, con gli altri, con il creato, con noi stessi. La salvaguardia di queste relazioni ci permette di stare dentro al mondo attraverso la centralità della persona”. La seconda parola è equilibrio ”perché la sostenibilità tiene assieme livelli e aspetti differenti”. Sottolinea ancora don Bignami: ”La Laudato Sì di Papa Francesco ci permette di capire tutto questo attraverso una espressione molto bella: ecologia integrale. Bisogna cioè tenere insieme una molteplicità di temi e dimensioni. Il tema ambientale va associato a quello sociale, a quello del lavoro, a quello dell’economia, alla finanza, alla spiritualità, , cultura”. Oggi, osserva don Bignami, ”le questioni sindacali, del mondo del lavoro sono spesso abitate da conflitti che riguardano ad esempio lavoro e salute. Il Papa ci aiuta a stare dentro i conflitti, non appiattiti su una posizione. Questo significa avere presente l’obiettivo, aiutando le persone a far maturare convinzioni, pratiche, sguardi che permettono di arrivare a quell’obiettivo”.

E in una intervista a Conquiste, che pubblichiamo domani sul tabloid, Giovannini fa sapere che nel nostro Paese la situazione, tra il 2010 e il 2016, è peggiorata in sei aree: povertà, condizione economica e occupazionale, disuguaglianze, acqua e strutture igienico-sanitarie, condizioni delle città, ecosistema terrestre. Sono stati invece registrati miglioramenti in sette ambiti: salute, educazione, uguaglianza di genere, innovazione, modelli sostenibili di produzione e di consumo, lotta al cambiamento climatico, cooperazione internazionale. Per i restanti quattro settori, alimentazione e agricoltura sostenibile, sistema energetico, condizione dei mari e qualità della governance, il contesto non ha subito significative modifiche. Nonostante in alcune aree l'Italia abbia migliorato le proprie posizioni, queste rimangono comunque distanti dagli Obiettivi fissati dall’Agenda 2030. Serve dunque una forte volontà da parte delle autorità politiche, economiche e sociali. Ma anche nella Legge di Bilancio 2019 manca una visione integrata di quel cambiamento verso lo sviluppo sostenibile definito dall'Agenda 2030.

L'Italia è agli ultimi posti nelle classifiche europee sul fronte del lavoro e della crescita economica. Per il portavoce di Asvis “Agenda 2010 offre tante opportunità per risalire la china: pensiamo alla riqualificazione delle nostre città, alla necessità di mettere in sicurezza il nostro territorio: ma anche ai tanti lavori di cura che possono essere declinati anche in un modo nuovo. E dunque il lavoro è un pezzo fondamentale dello sviluppo sostenibile e come tale va considerato anche nelle politica in modo centrale”

( 7 marzo 2019 )

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