Venerdì 7 ottobre 2022, ore 10:35

Crisi 

Caro energia, occupazione a rischio 

Il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del premier Draghi e del ministro dell'Economia Franco, la relazione al Parlamento che aggiorna gli obiettivi programmatici di finanza pubblica sulla base di maggiori entrate pari a 6,2 miliardi di euro. Il Governo presenterà la relazione alle Camere per l'autorizzazione necessaria affinché l'esecutivo possa utilizzare le risorse previste. Le maggiori entrate rappresenteranno la componente principale del nuovo dl aiuti che il governo approverà, dopo il passaggio parlamentare, con l'obiettivo di contrastare gli effetti su famiglie e imprese del caro energia.
Il Governo ha l'obiettivo di raggiungere una dote complessiva di 12-13 miliardi per il terzo decreto aiuti. La cifra definitiva sarà decisa in un prossimo Consiglio dei ministri, in programma la prossima settimana.
L’articolo 6 della legge 243/2012 stabilisce che gli assestamenti di bilancio siano approvati da Camera e Senato a maggioranza assoluta dei suoi componenti. E così quanto al percorso del nuovo decreto ”il Governo fa quello che può per accelerare l'iter, ora è tutto nelle mani del Parlamento”.
Su un binario parallelo viaggia il decreto aiuti bis al Senato, dove la maggioranza, alle prese con gli emendamenti, non riesce a sciogliere i nodi del superbonus, dello smart working e del docente esperto. Saltata l'ipotesi del ritiro degli emendamenti per scongiurare la decadenza del provvedimento (vi si oppone il M5S), si proverà a concedere ai gruppi una o due proposte di modifica ciascuno. Il provvedimento è stato rinviato alla prossima settimana. C'è chi ipotizza che il decreto venga lasciato su un binario morto, chi promette che verrà approvato costi quel che costi: sta di fatto che le tensioni della campagna elettorale si riverberano inevitabilmente sull'iter legislativo. E un Governo per gli affari correnti non può porre la fiducia. Da come andrà a finire la partita sul dl aiuti bis, dipenderà anche cosa entrerà nel ter che è ancora tutto da costruire e che, a questo punto potrebbe inglobare alcune misure, come la proroga dello smart working per i fragili o le delocalizzazioni.
Intanto la Cisl ha ribadito la richiesta al Governo di prevedere un nuovo periodo di cassa integrazione senza oneri, scorporato dai limiti massimi di durata per tutte le aziende in difficoltà, così come fatto per il covid. ”Comprendiamo che la soluzione vera dovrebbe essere quella di intervenire sul prezzo del gas, a partire da un price cap europeo e dallo sganciamento del prezzo complessivo dell'energia nazionale da quello del gas, nonché sulle dinamiche regolatorie del mercato TFT di Amsterdam ma, in attesa di capire se e quando tali soluzioni saranno attuabili, non possiamo permetterci di lasciare le nostre aziende in difficoltà mettendo a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro”, afferma una nota del sindacato di Via Po che martedì prossimo, con il segretario generale Sbarra, illustrerà in una conferenza stampa i contenuti dell'agenda sociale con le priorità e gli obiettivi sindacali in vista del confronto con il futuro governo e della predisposizione della prossima legge di Bilancio”.
Intanto Confartigianato fa sapere che il caro-energia mette a rischio 881.264 micro e piccole imprese con 3.529.000 addetti, pari al 20,6% dell'occupazione del sistema imprenditoriale italiano.
Giampiero Guadagni

( 9 settembre 2022 )

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