Domenica 23 giugno 2024, ore 2:53

Lavoro 

Cgil Cisl e Uil: maggio di mobilitazioni sulla piattaforma unitaria 

Da Palazzo Chigi al ministero delle Infrastrutture, passando per una manifestazione di piazza. Per i sindacati è una lunga settimana di incontro-scontro con il Governo. Il primo è stato con la premier Meloni alla vigilia del decreto sul lavoro varato il primo maggio; il secondo è stato preannunciato da Salvini: un invito ai leader sindacali la settimana prossima nei suoi uffici, per discutere di opere pubbliche, cantieri e sicurezza sul lavoro, come precisano fonti del Mit.
Nel frattempo Palazzo Chigi accoglie con soddisfazione i dati Istat sugli occupati a marzo, +0,1% rispetto a febbraio e +1,3% rispetto a un anno fa. Un trend ”frutto del clima di fiducia percepito dalle imprese in questi primi sei mesi di Governo - il commento di Meloni -. Una fiducia che siamo intenzionati a ripagare continuando a dare risposte concrete per far ripartire l'economia nazionale”. Più o meno in contemporanea è arrivato l'annuncio dell'invito di Salvini. Si profila così un secondo appuntamento in un breve lasso di tempo fra sindacati ed Esecutivo, dopo giorni surriscaldati da polemiche prese di posizione, in particolare da parte di Cgil e Uil, nei confronti della premier, non solo sul contenuto del decreto, ma anche sulle tempistiche del confronto.
Per il leader della Cisl Sbarra ”l’annuncio del vicepremier è importante, l’obiettivo comune è accelerare gli investimenti pubblici e quelli legati al Pnrr, sbloccare i progetti e realizzare le grandi opere di cui ha fortemente bisogno il Paese”.
Sulla stessa linea il numero uno della Uil Bombardieri: ”Con Salvini abbiamo fatto un confronto al Ministero degli Interni il 7 agosto, non abbiamo problemi, né di orari né di date, anche la domenica. Siamo sempre pronti al confronto, quando si tratta di fare le cose per bene e di parlare di lavoratori e delle lavoratrici di questo Paese”. Più scettico il segretario generale della Cgil Landini: ”Se vogliono fare trattative col sindacato devono farlo prima di prendere le decisioni, altrimenti è una finta, e noi delle farse ci siamo stancati”.
Intanto i sindacati confederali preparano un maggio di mobilitazione. Dopo la tradizionale manifestazione del Primo maggio, quest'anno a Potenza, Cgil Cisl e Uil si preparano a tornare in piazza insieme e per tre volte di fila, di sabato. Ad accompagnarle, lo slogan ”Per una nuova stagione del lavoro e dei diritti”. Il primo appuntamento sabato 6 maggio a Bologna, poi il 13 a Milano e il 20 a Napoli.
Dal palco di Piazza Maggiore si alterneranno gli interventi dei lavoratori, dei pensionati e dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri. Poi a Milano all'Arco della pace e a Napoli alla Rotonda Diaz, sempre con la presenza dei tre leader sindacali.
Tre manifestazioni interregionali (nell'ordine per il centro, il nord e il sud), che fanno seguito alla campagna di assemblee nei luoghi di lavoro e nei territori tenute a partire da aprile. I sindacati chiedono al Governo un cambiamento delle politiche economiche, sociali e occupazionali. E di ottenere risposte, dai salari alle pensioni, dal fisco all'occupazione, stabile e di qualità.
La mobilitazione unitaria decisa ad inizio aprile, prima del decreto lavoro che ora diventa un nuovo bersaglio, vede al centro tutte le questioni considerate prioritarie dai sindacati. A partire dalla tutela dei salari e delle pensioni, erosi dall'inflazione. E ancora: il rinnovo dei contratti, con lo stanziamento delle risorse necessarie per il pubblico impiego; la riforma del fisco con ”una forte riduzione” del carico su dipendenti e pensionati; una maggiore tassazione degli extraprofitti e delle rendite finanziarie.
Nella piattaforma unitaria anche l’incremento dei finanziamenti al sistema socio-sanitario pubblico per garantire il diritto universale alla salute e al sistema di istruzione e formazione, maggiore sostegno alla non autosufficienza.
Tra gli obiettivi di Cgil, Cisl e Uil anche un mercato del lavoro inclusivo che metta fine alla precarietà, orientato e garantito da investimenti, un sistema di formazione permanente, politiche attive e ammortizzatori sociali funzionali alla transizione. E misure concrete per dire basta alle morti e gli infortuni sul lavoro, contrasto alle malattie professionali. Nella piattaforma unitaria spazio infine alla riforma del sistema previdenziale; politiche industriali e d'investimento condivise con il mondo del lavoro per negoziare una transizione ambientale sostenibile, sociale e digitale, realizzando un nuovo modello di sviluppo con particolare attenzione al Mezzogiorno e puntando alla piena occupazione; azioni necessarie a realizzare gli investimenti e le riforme previsti dal Pnrr, rafforzando un modello di governance partecipata che veda l'azione congiunta di Governo, Regioni, enti locali e parti sociali per attuare i progetti e per favorire la spesa effettiva ed efficace delle risorse previste.
Sabato a Bologna ci sarà anche la segretaria dem Elly Schlein, secondo cui ”il Governo deve prendere misure che sanino le piaghe strutturali del mercato del lavoro”. Parteciperà anche il Movimento 5 Stelle, ma non il suo presidente Conte per il quale ”il decreto Lavoro è un decreto del precariato di un Governo privo di dignità. L’unica misura che avrebbe dovuto fare era introdurre una norma secca: il salario minimo legale”. Pd e M5s sono ”in evidente debito di ossigeno e inseguono la piazza”, è la critica del leader di Iv Matteo Renzi, che non boccia del tutto le misure del governo: ”Si può fare di più. Meloni ha fatto un decreto neanche male, ci ha messo delle cose positive. Dopodiché ha esagerato dicendo ho fatto il più grande taglio di tasse degli ultimi decenni”. E per il leader di Azione Calenda ”destra e sinistra continuano a polemizzare e basta. Il decreto lavoro, che commenteremo appena avremo le norme definitive, contiene un positivo taglio del cuneo fiscale. Contestarlo perché fatto il primo maggio è sbagliato, presentarlo come il più grande taglio delle tasse mai fatto è semplicemente falso”. Aggiunge Calenda: ”Concordiamo con il governo sulla necessità di ridurre il numero dei percettori del reddito di cittadinanza abili al lavoro, ma questa misura va accompagnata con un salario minimo contrattuale da inserire nei contratti collettivi. Lavorare a 4,5 euro l’ora non è umano e non è dignitoso. Allo stesso tempo va prevista una formazione erogata anche dalle agenzie di collocamento private che oggi cercano invano per le imprese più di 500 mila persone. Inoltre, il decreto sceglie nuovamente di non premiare ne' incentivare la produttività. Tutto questo sarà oggetto di emendamenti che presenteremo in Parlamento”.
Sottolinea da parte sua il viceministro dell’Economia Leo: ”In settembre ci sarà la nota di aggiornamento del Def, vediamo quale sarà l'andamento dei conti pubblici e le risorse che si troveranno verranno messe a servizio della stabilizzazione del cuneo e degli interventi che si dovranno fare in materia tributaria. Dobbiamo procedere con calma e serietà e vedrete che le soluzioni si troveranno. Le risorse verranno trovate alla luce dei conti pubblici come è stato lo scorso anno”.
Nell'ultima bozza in circolazione del dl Lavoro (44 articoli in totale), inviata alla Ragioneria dello Stato per la bollinatura, aumenta il costo e la spesa prevista per l'ulteriore taglio del cuneo fiscale di 4 punti percentuali dal 1 luglio 2023 al 31 dicembre 2023. Nella bozza gli oneri della norma sono valutati in 4.064 milioni di euro per l'anno 2023 e in 992 milioni di euro per l'anno 2024 (in una bozza precedente la stima sul 2024 era di 152 milioni), che aumentano, ai fini della compensazione degli effetti in termini di indebitamento netto, a 4.876 milioni di euro per l'anno 2023.
Come già annunciato, i contratti a termine potranno avere una durata superiore ai 12 mesi, ma non oltre i 24 mesi, nei casi previsti dai contratti collettivi; in assenza di tali previsioni, nei contratti collettivi aziendali saranno le parti ad individuare le ”esigenze di natura tecnica, organizzativa o produttiva”; ma, questa la novità dell’ultima ora, solo entro il 30 aprile 2024, non quindi fino al 31 dicembre 2024 come precedentemente ipotizzato.
Giampiero Guadagni

( 4 maggio 2023 )

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