Venerdì 1 luglio 2022, ore 22:53

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Inflazione al livello 1990 

Torna ad accelerare l'inflazione a maggio, salendo a un livello che non si registrava da novembre 1990. Nello scorso mese l’Istat stima che l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività, al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,8% su base mensile e del 6,8% su base annua (da +6,0% del mese precedente); la stima preliminare era +6,9%. L’accelerazione dell'inflazione su base tendenziale, dopo il rallentamento di aprile, si deve ai prezzi di diverse tipologie di prodotto e in particolare dei Beni energetici, la cui crescita passa da +39,5% di aprile a +42,6% a causa degli Energetici non regolamentati (da +29,8% a +32,9%; la crescita dei prezzi degli Energetici regolamentati è stabile a +64,3%), dei Beni alimentari (da +6,1% a +7,1%), soprattutto dei Beni alimentari lavorati (da +5,0% a +6,6%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,4% a +4,4%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +5,1% a +6,0%). Pertanto, l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +2,4% a +3,2% e quella al netto dei soli beni energetici da +2,9% a +3,6%. Su base annua accelerano sia i prezzi dei beni (da +8,7% a +9,7%) sia quelli dei servizi (da +2,1% a +3,1%); rimane stabile, quindi, il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (-6,6 punti percentuali come ad aprile). L'aumento congiunturale dell'indice generale è dovuto, per lo più, ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+3,6%), degli Alimentari lavorati (+1,3%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,2%) e degli Alimentari non lavorati (+1,1%). L'inflazione acquisita per il 2022 è pari a +5,7% per l'indice generale e a +2,4% per la componente di fondo. L'indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra un aumento su base mensile dello 0,9% e del 7,3% su base annua (da +6,3% nel mese precedente), confermando la stima preliminare. L'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati , al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,8% su base mensile e del 6,8% su base annua.
In forte crescita i prezzi del cosiddetto carrello della spesa che sale a +6,7%, come non accadeva dal marzo 1986 (quando fu +7,2%). Lo indica l'Istat confermando la stima preliminare sui prezzi al consumo. Accelerano, infatti, i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona che passano da +5,7% di aprile a +6,7% e anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto (da +5,8% a +6,7%). Tra i rincari che fanno salire il carrello della spesa c'è quello degli Alimentari lavorati (+6,6% annuo).
Per Confcommercio ”almeno per tutta la prossima estate non si dovrebbero osservare significative discese del tasso d'inflazione tendenziale. Sono confermati, dunque, i rischi per un'inflazione al 7% circa per l'anno in corso”. Secondo l’Ufficio studi della confeedrazione ”la revisione apportata al dato di maggio è del tutto marginale e non cambia la lettura dello scenario di riferimento. La detassazione di carburanti e bollette energetiche vale 1,3 punti percentuali assoluti, indicando un contributo rilevante delle politiche di sostegno, senza le quali l'inflazione armonizzata si collocherebbe sopra l'8,5%”.
Da parte sua il Governatore della Banca d’Italia Visco sottolina: ”Per l'aumento dell'inflazione il fattore più importante è stato lo scoppio della guerra. E mentre le quotazioni dei futures avevano continuato a scontare prezzi in discesa di petrolio e gas sino alla fine dello scorso anno, il conflitto ha lasciato i prezzi, non solo quelli correnti, ma anche quelli attesi, su valori molto elevati. Le ripercussioni dei rincari dell'energia sull'inflazione, che erano quindi da valutare come temporanee per le attese diffuse di effetti base che sarebbero presto divenuti negativi, sono invece divenute più persistenti”.
Giampiero Guadagni

( 16 giugno 2022 )

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