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Mps vara il piano: 2600 esuberi e 500 filiali rottamate

Aumento di capitale da 5 miliardi, cartolarizzazione di crediti in sofferenza per 27,6 miliardi, utile sopra il miliardo nel 2019 e redditività all’11%: questi i numeri del nuovo piano industriale di Mps licenziato ieri in tarda serata dal cda della banca. L’ad Marco Morelli punta a condurre in porto l’operazione entro il 2016 se ”il mercato lo consentirà”. Ora la parola passa all’assemblea dei soci, che il 24 novembre sarà chiamata a dare il via libera al piano. Morelli non ha chiuso la porta a Corrado Passera, che con un pool di investitori da lui raccolto ha avanzato un piano alternativo, ma ha sottolineato che ogni contributo sarà accolto se nelle rimarrà all’interno delle linee definite dal cda: "Siamo aperti a qualsiasi manifestazione di interesse e disposti a valutare qualsiasi proposta, nel contesto che abbiamo in mente”. Dal versante finanziario a quello occupazionale, per l’istituto di Siena si prospetta una nuova cura dimagrante, benché meno drastica di quella paventata dai sindacati in base ai rumors della vigilia. Il conto però è ugualmente pesante: 2.600 esuberi nel triennio 2017 - 2019, parzialmente bilanciati da 300 assunzioni, e la chiusura di 500 filiali. I numeri li ha illustrati alle sigle di categoria lo stesso Morelli nel corso dell’incontro, inizialmente previsto nella serata di ieri e poi rimandato a causa del prolungarsi del cda, che si è svolto questa mattina. I sindacati hanno insistito perché le uscite avvengano esclusivamente su base volontaria e incentivata, obiettivo per il quale - hanno spiegato - deve impegnarsi anche il governo dando sostegno al Fondo Esuberi. Ma lel complesso il giudizio riflette una cauta apertura. Per il segretario genarale della First Cisl Giulio Romani ""quello di Mps è un piano ricco di buone intenzioni. Adesso occorre lavorare tutti nella giusta direzione"". Si tratta, aggiunge Romani, di un ”un piano di difficile realizzazione, com'è naturale vista la situazione della banca, ma che si prefigge di agire attraverso percorsi condivisi, sia rispetto alla ristrutturazione dell'organizzazione, sia rispetto alla riduzione dei costi”. Tuttavia ”la dichiarata volontà espressa dall'ad Morelli di ricercare soluzioni sempre condivise non può che trovarci concordi e disponibili ad affrontare la nuova fase con il consueto senso di responsabilità. D'altra parte, le incognite che subordinano la riuscita del piano a fattori ad oggi ancora non completamente chiariti - mette le mani avanti il sindacalista - ci suggeriscono la necessità di presidiare con attenzione le diverse fasi di attuazione del piano, affinché gli ennesimi sacrifici chiesti sugli organici non siano spesi vanamente".

( 25 ottobre 2016 )

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