Giovedì 1 dicembre 2022, ore 7:03

Welfare 

Pensioni, ancora distanze su quota 41 

I pensionati italiani al 31 dicembre 2020 sono pari a circa 16 milioni, di cui 7,7 uomini e 8,3 donne. Tra il 2012 e il 2020, aumenta visibilmente anche la differenza tra le mediane del reddito pensionistico di maschi e femmine, segno di una crescita della diseguaglianza di genere tra i pensionati. E’ quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Inps. In rapporto al contesto macroeconomico la dinamica della spesa pensionistica evidenzia un rallentamento della crescita a partire dal 2014. Tuttavia, il rapporto tra il numero di pensionati e occupati si mantiene su un livello che è tra i più elevati nel quadro europeo. Inoltre, il rapporto tra l'importo complessivo delle pensioni (in termini nominali) e il numero di occupati è cresciuto del 70% tra il 2001 e il 2020.
L’Inps analizza tre possibilità di riforma delle pensioni: la proposta di consentire il pensionamento anticipato con 41 anni di contribuzione, a prescindere dall'età; l'opzione al calcolo contributivo con 64 anni di età e 36 di contributi; un'opzione di anticipo della sola quota contributiva della pensione a 63 anni, rimanendo ferma a 67 la quota retributiva.
Dall’approfondimento illustrato dal presidente Tridico, emerge che la prima proposta è la più costosa, partendo da 4,3 miliardi di euro nel 2022 e arrivando a 9,2 miliardi a fine decennio, pari allo 0,4% del prodotto interno lordo. La seconda è meno onerosa, costando inizialmente 1,2 miliardi, con un picco di 4,7 miliardi nel 2027, e per questo più equa in termini intergenerazionali, con risparmi già poco prima del 2035, per effetto della minor quota di pensione dovuta all'anticipo ma soprattutto per i risparmi generati dal calcolo contributivo. Nell'ultima proposta analizzata si garantisce flessibilità per la componente contributiva dell'assegno pensionistico con costi molto più bassi per il sistema: l'impegno di spesa parte da meno di 500 milioni nel 2022 e raggiungerebbe il massimo costo nel 2029 con 2,4 miliardi di euro.
Nel lungo periodo le proposte portano a una riduzione della spesa pensionistica rispetto alla normativa vigente, ma con impatti chiaramente differenti e diversa sostenibilità sui conti pubblici.
La Cisl ribadisce la necessità di consentire l'accesso flessibile alla pensione a partire dai 62 anni di età o, in alternativa, la pensione con 41 anni di contributi per tutti dopo la scadenza di quota 100 dal 2022. Lo sottolinea il segretario confederale Ganga che, commentando il Rapporto Inps, chiede l’apertura di un tavolo di confronto sulle pensioni. ”Non siamo d'accordo che la flessibilità sia realizzata tramite un calcolo interamente contributivo dell'assegno pensionistico oppure con la pensione pagata in due tempi. Condividiamo, invece, la necessità di rivedere il modo con cui si applicano i coefficienti di trasformazione per il calcolo e che sono applicati all'intero montante contributivo maturato al momento della pensione determinando un doppio danno ai lavoratori e alle lavoratrici. Così come siamo d'accordo che nella rappresentazione della spesa pensionistica italiana siano considerate le prestazioni al netto delle imposte e non al lordo come oggi avviene dal momento che l'incidenza della fiscalità, che di fatto è una partita di giro per lo Stato, è molto alta per i pensionati italiani che non hanno potuto usufruire in questi di alcuna misura compensativa prevista invece per i lavoratori dipendenti”.
Anche la Cgil, con il segretario confederale Ghiselli, sollecita l’apertura di un confronto fra Governo e sindacati sulle pensioni: ”L’Esecutivo non è consapevole che se non arrivassero risposte concrete su un tema così sensibile, sarà inevitabile una incisiva mobilitazione dei lavoratori”. Nel merito, per Ghiselli ”le ipotesi di riforma analizzate dall’Inps sono molto distanti dalla piattaforma sindacale”.
Sulla stessa lunghezza d’onda la Uil, che con il segretario confederale Proietti chiede ”l’introduzione di una flessibilità più diffusa alla scadenza di Quota 100, intorno a 62 anni, anche utilizzando il lavoro della Commissione istituzionale sui lavori gravosi”.
Giampiero Guadagni

( 12 luglio 2021 )

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