Mercoledì 12 giugno 2024, ore 18:22

Interviste 

"Più semplice e più leggero: così il sistema fiscale aiuta la crescita" 

La riforma fiscale - assieme a quella della giustizia, della pubblica amministrazione e semplificazione della legislazione - accompagna l’attuazione del Pnrr, concorrendo a realizzare gli obiettivi di equità sociale e miglioramento della competitività del sistema produttivo secondo le raccomandazioni dell'Unione europea al nostro Paese.
Presidente Marattin, quali sono le misure cardine della riforma per centrare questi obiettivi?
Nei sei mesi di lavoro parlamentare, che hanno prodotto il documento di indirizzo approvato a larghissima maggioranza il 30 giugno scorso, abbiamo individuato due pilastri fondamentali per ogni intervento di riforma complessiva: la semplificazione del sistema fiscale (che oggi è uno dei più complessi del mondo), e la riduzione della pressione fiscale su tutto ciò che “fa crescita”.
Per realizzare questi obiettivi, abbiamo proposto una lunga serie di misure: dal rifacimento completo dell’Irpef all’eliminazione dell’Irap, dall’adozione di un sistema tendenzialmente duale agli incentivi al secondo percettore di reddito in famiglia, dalla costituzionalizzazione dello Statuto del contribuente all’abolizione dei tributi minori, dalle misure per le piccole imprese all’estensione della fatturazione elettronica. Un pacchetto completo di misure che, comunque, ricadono sotto i due obiettivi fondamentali: un fisco più semplice e più leggero. E che, a mezzo secolo dall’ultima riforma strutturale, risponda maggiormente al nostro tempo e non al secolo scorso.
In Italia le tasse che gravano su lavoratori dipendenti e pensionati restano troppo alte in rapporto alla media Ocse.
Cosa prevede la riforma in tal senso? Il sindacato insiste sulla detassazione degli incrementi contrattuali previsti dai rinnovi: lei cosa risponde?
Il ragionamento che abbiamo fatto in Parlamento prescinde dai singoli interventi specifici, e si concentra su una riforma strutturale della tassazione sui redditi da lavoro e da pensione e di impresa, il cui primo passo sarà l’emendamento governativo alla legge di Bilancio con cui si dettaglierà la spesa degli 8 miliardi stanziati per una prima riduzione di Irpef e Irap. In particolare sull’Irpef, dopo i 16 miliardi annui (10 miliardi con gli “80 euro” di Matteo Renzi, e 6 miliardi con i “100 euro” del Conte II) destinati ai redditi medio-bassi, e dopo gli interventi su reddito di cittadinanza e assegno unico, occorre secondo me prestare un po’ di attenzione in più al ceto medio. Che poi, intendiamoci, è “medio” solo per le statistiche. A meno di non voler affermare che un lavoratore dipendente che guadagna 2.000 o 2.500 euro al mese – e magari ne spende la metà in affitto o nel mutuo - al giorno d’oggi sia un nababbo.
Le Commissioni Finanze di Camera e Senato suggeriscono di intervenire anche sulla tassazione dei fondi pensione. Non c'è il rischio in questo modo di penalizzare anziché valorizzare la previdenza complementare, danneggiando indirettamente anche una esperienza positiva come la detassazione totale del welfare aziendale e contrattuale?
In tutta Europa vige un sistema EET, cioè in cui c’è esenzione nella fase di versamento dei contributi previdenziali, esenzione nella fase di maturazione, e tassazione nella fase di erogazione delle prestazioni. In Italia abbiamo invece un sistema ETT, in cui vengono tassati (e al 20%) anche i rendimenti che i contributi generano nella fase di maturazione ogni anno. Noi proponiamo di eliminare questa tassazione, al fine di consentire la formazione, anno dopo anno, di un montante contributivo più elevato, e quindi una rendita maggiore. In cambio, proponiamo di trattare le prestazioni come redditi finanziari, con l’applicazione della prima aliquota Irpef. Poi penso, se ci sarà spazio, che non ci sia nulla di male nel mantenere l’attuale schema incentivante (uno 0,3% di tassazione in meno per ogni anno di contribuzione eccedente il quindicesimo). Sotto ragionevoli ipotesi sui rendimenti annui, questa manovra consentirebbe probabilmente di avere prestazioni nette più alte.
L'Italia, vexata quaestio, è maglia nera in Europa per l'evasione fiscale. In che modo la riforma può incidere su questa autentica emergenza aggravata dagli effetti sociali della pandemia?
Contro l’evasione fiscale non serve la poesia, ma le soluzioni concrete. Nel nostro documento parliamo di estensione della fatturazione elettronica ai soggetti attualmente esclusi, di utilizzo estensivo del fisco elettronico, di soluzioni concrete per risolvere i problemi di privacy che finora hanno impedito un efficace incrocio delle banche dati, di riforma manageriale del meccanismo della riscossione. Giuliano Amato diceva che per alcuni, il problema deve essere rappresentato, non necessariamente risolto. Ho l’impressione che per l’evasione fiscale sia un po’ così. Alcuni si sentono confortati da chi si limita a lamentarsi dell’evasione, e basta. Io preferisco concentrarmi sulle soluzioni concrete. Quelle che, anche senza fare troppo rumore, sono le più efficaci per risolvere il problema. Basti guardare ai dati contenuti nell’ultima Nota di Aggiornamento al Def: a ridurre di un terzo l’evasione fiscale sull’Iva in soli due anni non sono stati gli strali dei benpensanti, ma la fatturazione elettronica introdotta da Renzi e Gentiloni nella scorsa legislatura.
La riforma fiscale deve avere un riferimento europeo ed internazionale. Come si potrebbe arrivare ad una vera e propria Unione fiscale europea?
Dipende cosa si intende per unione fiscale europea. Se si intende che ogni paese deve avere la stessa aliquota fiscale, penso sia una sonora sciocchezza. Se si intende invece portare a compimento il pluridecennale progetto di CCCTB (Common Consolidated Corporate Tax Base), per far sì che sia chiaro e uniforme il perimetro di base imponibile per le imprese multinazionali (su cui poi ogni paese applica l’aliquota che ritiene sostenibile), allora sì che sarebbe utile e realistico. Non dimentichiamoci poi la novità fondamentale, cioè il progetto di Global Minimum Corporate Tax, attualmente in discussione al G20. Si tratta del più grande passo avanti in tema di cooperazione fiscale internazionale, per evitare la “corsa al ribasso” delle aliquote sul capitale. Speriamo possa arrivare, e in tempi relativamente brevi, ad un risultato concreto.
Giampiero Guadagni
(L’intervista è pubblicata sul Working paper 23/21 della Fondazione Tarantelli)

( 13 dicembre 2021 )

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