Martedì 21 settembre 2021, ore 19:01

Quotidiano di informazione socio‑economica

Pensioni 

Quota 100, non è stato un insuccesso 

Al 31 agosto scorso l’Inps ha accolto oltre 341.000 domande di pensionamento nel regime cosiddetto di Quota 100, ovvero almeno 62 anni di età e 38 di contributi. La spesa sostenuta e da sostenere - fa sapere l'Istituto di previdenza - è di oltre 18,8 miliardi di fino al 2030. Secondo il Report Inps, inoltre, circa due terzi delle richieste (224.905) sono state accolte a lavoratori fino ai 63 anni di età ed il 69,3% delle persone uscite dal lavoro con questa misura è rappresentato da uomini. I dipendenti pubblici usciti dal lavoro utilizzando Quota 100 sono 107.237, mentre 166.282 sono i dipendenti privati e 67.609 gli autonomi. Nel dettaglio sono 151.849 le persone uscite dal lavoro grazie a Quota 100 con 62 anni mentre 3.759 non li avevano ancora compiuti (per i professori del settore pubblico la scadenza è il primo settembre anche se non hanno ancora compiuto gli anni). Sono 69.297 quelli che hanno invece abbandonato il lavoro a 63 anni e 55.091 quelli usciti a 64 anni. A 65 anni sono andati in pensione con questo strumento 41.780 lavoratori e appena 19.352 hanno utilizzato la misura compiuti i 66 anni. Oltre 11,6 miliardi si spendono nei primi anni di sperimentazione della misura (entro il 2021) mentre altri sette si spenderanno nei prossimi anni per il trascinamento dei pagamenti per persone uscite prima dell'età di vecchiaia. La pensione lorda media delle persone uscite con Quota 100 è di 17.983 euro per gli autonomi, di 27.237 euro per i dipendenti privati e di 28.064 euro per i dipendenti pubblici.
”I dati confermano che Quota 100 è stata usata da poco più di un terzo della platea prevista. Chiediamo che i risparmi che riteniamo essere superiori a sei miliardi siano utilizzati nella previdenza” afferma il segretario confederale della Cgil Ghiselli, c he sollecita il Governo ad aprire il confronto. La Uil attraverso il segretario confederale Proietti, ritiene che la prossima legge di Bilancio ”debba introdurre una flessibilità più diffusa tenendo anche conto della gravosità e dell'usura dei lavori per l'accesso alla pensione”.
Sottolinea da partea sua il segretario confederale Cisl Ganga: ”Quando inizia a scadere il tempo per quota 100 ecco che inizia il balletto delle cifre e si assiste ad un triste gioco al rialzo”. Per Ganga ”ciò che bisogna dire, in realtà, è che l’Inps ha confermato anche per il 2021 che le domande di pensione quota 100 sono state molto meno del previsto, confermando che i costi della misura sono decisamente inferiori rispetto alle quantificazioni iniziali. Questo però non significa insuccesso, come qualcuno insiste nel sostenere, ma semplicemente che le persone quando decidono di andare in pensione cercano di valutare con attenzione costi e benefici”. Per tale ragione ”introdurre la flessibilità nell’accedere alla pensione è importante. Così come è fondamentale riformare il sistema correggendone gli aspetti più critici che sono stati descritti dalla piattaforma sindacale unitaria: pensione di garanzia per i giovani, tutela della pensione delle donne e dei lavoratori che svolgono attività gravose e usuranti insieme a quelli fragili. Andranno rafforzate, altresì, le adesioni fra i lavoratori della previdenza complementare”. Quanto alle pensioni in essere ”occorre garantire assegni adeguati che recuperino il potere di acquisto perduto in questi anni in particolare nella fascia di reddito medio bassa per la quale proponiamo il rafforzamento dell'importo e l’allargamento della platea dei percettori della quattordicesima. Sono aspetti molto delicati, ed è per questo che la Cisl vorrebbe un confronto vero e risposte dal Governo, evitando di lasciare il tema ad una quotidiana girandola di numeri”.
Giampiero Guadagni

( 14 settembre 2021 )

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