Lunedì 15 aprile 2024, ore 13:42

Pnrr 

Roma-Bruxelles, confronto positivo 

Il confronto tra Roma e Bruxelles sul Pnrr si prospetta lungo. Ma l’incontro di lunedì pomeriggio tra il Ministro con delega Raffaele Fitto e il capo della task force europea del Recovery, Celine Gauer, ha segnato un passo avanti innanzitutto sulla terza e quarta rata del Next Generation. Sulla prima, di fatto, manca solo il via libera formale del Consiglio Ue, atteso per metà settembre. Sulla seconda, l’ok di Bruxelles alle modifiche apportate dall'Italia dovrebbe essere all’orizzonte visto che, dalla Commissione, hanno definito come ”imminente” la richiesta di pagamenti da parte dell’Italia. Una richiesta che non può prescindere dalla luce verde di Palazzo Berlaymont al cambio in corsa del Governo sui target legati alla quarta rata. L'incontro tra Fitto e Gauer è servito anche a sviluppare un primo esame della revisione apportata dall'Italia al piano in occasione dell'aggiunta del capitolo Repower. Una revisione profonda che è andata a toccare 144 tra progetti e riforme sui circa 350 del documento. In meno di un mese - Roma ha inviato il nuovo piano lo scorso 8 agosto - l'Ue si è già fatta una idea dei settori dove il confronto con l'Italia potrebbe prolungarsi. Per la Commissione, in via generale, è dirimente che l'ambizione del Pnrr e la matrice dei suoi obiettivi restino inalterati anche alla luce della revisione. All'incontro tra Fitto e Gauer seguiranno riunioni tecniche, sia sulla quarta rata sia, soprattutto, sulla revisione del piano. Il rischio di uno stallo non è certo escluso ma la missione del Ministro italiano è servita innanzitutto a certificare, per l’Italia e l’Ue, la reciproca volontà di lavorare assieme. Lo schema, anche sulla revisione globale del piano, dovrebbe essere quello seguito prima dell'estate: intervenire ”in fieri” con eventuali correzioni per evitare clamorose bocciature o prolungati impasse come quello emerso sull'ok europeo alla terza rata. Il nuovo Pnrr va incontro al sentiment europeo sul piano degli investimenti energetici.
Le modifiche al Pnrr annunciate dal governo a fine luglio, ora sotto la lente di Bruxelles, prevedono il definanziamento di 9 misure per poco meno di 16 miliardi di euro e l'ingresso nel Piano dei nuovi obiettivi del REPowerEu per 19,2 miliardi di euro, tutti destinati all'energia. Le misure previste vanno dallo sviluppo delle reti energetiche nazionali e transnazionali, agli incentivi alle imprese per la transizione energetica, dall'ecobonus rafforzato (sulla falsariga del Superbonus) alla spinta ai biocarburanti, dalle smart grid e al fotovoltaico. Dalle missioni fino al 2026 escono invece alcune voci che hanno scatenato le polemiche del mondo politico ma soprattutto degli enti locali, a partire dai fondi per la valorizzazione del territorio dei Comuni e per gli interventi contro alluvioni e dissesto idrogeologico. L'intenzione del Governo è tuttavia quella di non abbandonare gli investimenti, ma di spostarli dal Pnrr (dove sono sottoposti a precise scadenze temporali) ad altre fonti di alternative.
Il Pnrr cambia alla luce delle tre linee di investimento: reti, transizione green ed efficientamento energetico, filiere del REPowerEu. Quanto alle reti, la linea assorbe circa 2,3 miliardi. La posta più rilevante riguarda transizione verde ed efficientamento energetico: oltre 14 miliardi. L’ultima linea di investimento vale infine 2 miliardi, dedicati alle filiere strategiche per le net zero technolgies.
Su tutto questo la discussione proseguirà nelle prossime settimane con una deadline sullo sfondo: il 31 dicembre, quando la Commissione, per tutti e 27, è chiamata a chiudere la pratica dell'esame dei nuovi piani nazionali. Sempre entro l'anno, tra terza e quarta rata il Governo punta invece a incassare 35 miliardi (rispettivamente 18,5 e 16,5 miliardi).
Sono 529 gli obiettivi, tra milestone e target, e 190 le riforme e gli investimenti che segnano la strada da percorrere perché l’Italia ottenga i 191,5 miliardi di euro del Pnrr.
Fino ad oggi, Roma ha ricevuto da Bruxelles quasi 67 miliardi di euro per sostenere gli interventi inseriti nel piano: i primi 24,9 miliardi sono stati erogati ad agosto 2021 in forma di pre-finanziamento (pari al 13% del totale), suddivisi in 9 miliardi a fondo perduto e 15,9 di prestiti. La prima rata da 21 miliardi è poi arrivata ad aprile 2022, distribuita in 10 miliardi di sovvenzioni e 11 di prestiti. Un importo di egual misura e identica ripartizione è stato incassato a dicembre 2022 per la seconda tranche.
Il pagamento della terza rata ha richiesto una trattativa di mesi, da quando l'Italia ne ha presentato la domanda a Bruxelles, alla fine dello scorso anno, all'accordo raggiunto a luglio. L'incasso è ormai atteso a giorni dopo l'ok che dovrebbe arrivare al più tardi con il prossimo Ecofin, calendarizzato per la prossima settimana ma che potrebbe già essere anticipato in settimana da qualcuno dei consigli previsti. In base al compromesso raggiunto con la Commissione europea gli obiettivi raggiunti sono 54 (invece dei 55 previsti dal cronoprogramma) e l'assegno varrà 18,5 miliardi di euro (invece di 19). I 500 milioni mancanti, relativi ai posti letto per gli studenti universitari, slittano alla quarta rata.
Sono già in corso, intanto, gli ultimi approfondimenti della Commissione alle modifiche apportate dal governo ai target relativi alla quarta rata, che avrebbe 28 obiettivi (invece di 27) e un valore 16,5 miliardi (invece di 16). Una volta ottenuto il nulla osta formale, l'Italia fara' ufficiale richiesta per la quarta rata, con l'obiettivo di incassare la tranche entro la fine dell'anno.
Al tempo stesso sta entrando nel vivo, con la missione a Bruxelles del Ministro Fitto, la trattativa sul nuovo Pnrr dopo l'invio della proposta di modifica che va a toccare 144 progetti e riforme sui circa 350 previsti inizialmente. L'analisi sarà approfondita e potrebbe richiedere Il nuovo Pnrr rivede diversi obiettivi, a partire da quelli legati alla quinta rata da 18 miliardi. Questi potrebbero essere chiesti nei primi giorni del 2024, dopo aver completato gli obiettivi entro l'anno. Sempre nel 2024 il governo potrà chiedere anche la sesta rata, da 11 miliardi. Mentre nel 2025 sul tavolo ci sono la settima da 18 miliardi, e l'ottava da 11 miliardi. Le ultime due nel 2026: la nona da 13 miliardi e la decima da 18,1 miliardi.
Giampiero Guadagni

( 5 settembre 2023 )

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