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Bilancio Ue, la coperta corta del dopo Brexit

Debutto di fuoco per il nuovo presidente dell'Eurogruppo, il ministro delle Finanze portoghese Mario Centeno, che ha preso il posto dell’olandese Jeroen Dijsselbloem. Oggi, infatti, a Bruxelles prende il via il confronto sul bilancio pluriennale Ue per il post-2020, cioè quello che dovrà fare i conti con la Brexit.

L'appuntamento, che vede la presenza anche del nostro ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, segna la ripresa del dibattito europeo sui temi economici dopo la pausa di fine anno.

"La tempistica sarà cruciale. Se non si riuscirà a trovare un accordo sulla proposta" per il prossimo Piano finanziario pluriannuale "in tempo per le elezioni europee (metà 2019) ci saranno serie conseguenze". Si legge in una nota di Business Europe (Be), l'organizzazione dell'industria europea. Il prossimo Piano "deve riflettere le future priorità dell'Unione europea e concentrare gli sforzi sul miglioramento della competitività", raccomanda l’associazione guidata dall’italiana Emma Marcegaglia.

Tanti, però, sono gli ostacoli che dovranno essere superati. Innanzi tutto c’è il buco - stimato in almeno 12-15 miliardi - che si aprirà con l’uscita della Gran Bretagna. Poi ci sono le resistenze di molti all’idea di aumentare i contributi dei singoli Paesi al budget Ue (l’Italia è già uno dei principali contributori netti) e le difficoltà ad individuare nuove voci per alimentare il bilancio, come potrebbe essere la Tobin tax, un progetto che però non riesce a decollare.

Per l’Italia la posta in gioco è altissima e il conto finale potrebbe anche raggiungere i 50 miliardi.  Per questo il titolare di via XX Settembre indica una serie di paletti, che costituiscono gli obiettivi dell'Italia nel negoziato: "Preservare i pilastri della distribuzione delle risorse in Europa, cioè coesione e politica agricola comune, e mettere sul tavolo il finanziamento dei cosiddetti beni pubblici europei a cominciare dall'immigrazione". L'Italia, avverte Padoan, "tiene molto" al negoziato che comincia quest'anno a prendere forma, e vuole sottolineare che "va trovato spazio per quelli che sono i beni pubblici a cominciare dall'immigrazione". Perché "il fatto che l'Italia paghi per tutti, non solo in termini finanziari ma anche di sforzo politico, non può andare avanti così".

( Approfondimento domani su Conquiste Tabloid)

( 8 gennaio 2018 )

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