Giovedì 29 febbraio 2024, ore 14:01

Europa 

Bruxelles gioca le ultime carte per l’intesa sul Patto di stabilità 

Resta tutta in salita la riforma del Patto di stabilità. Dopo settimane di negoziato per convergere sulle linee di principio messe a punto dalla Spagna (Paese alla presidenza Ue di turno), all'ottimismo dell'Ecofin della scorsa settimana è seguito il silenzio. Unica novità: il consiglio Ecofin straordinario previsto per l'esame della proposta legislativa spagnola sulla riforma del Patto di stabilità e crescita che si terrà in una cena in agenda la sera del 7 dicembre, alla vigilia del consiglio Ue dell'Economia già in agenda per l'8 dicembre. Per il resto cautela ed equilibrio senza dare l'impressione di un pericoloso liberi tutti. Ogni passo, ogni intervento mirato alla tutela dei Trattati necessita di un supplemento di riflessione. "Le decisioni sulle procedure per deficit saranno prese a fine giugno", ha spiegato il commissario Ue agli Affari Economici Paolo Gentiloni.

Ovvero una ventina di giorni dopo il voto. Sarà un caso? Di certo, il rischio di un effetto boomerang, che porti ad un ulteriore potenziamento dell'anti-europeismo, è dietro l'angolo. E poi c'è un fattore meno nobile da tener presente: a dire l'ultima parola su chi saranno i presidenti di Commissione e Consiglio dal 2024 sono, comunque, gli Stati membri. In questo quadro si incastrano le principali partite che l'Ue è chiamata ad affrontare. Il tempo stringe. Il mese di aprile sarà quello dell'ultima plenaria dell'Eurocamera ed è quella la deadline improrogabile per mettere nel cassetto le ultime riforme della legislatura di Ursula von der Leyen. Su un tema, tuttavia, la clessidra europea è ormai quasi vuota: la riforma del Meccanismo europeo di stabilità. Il solo Paese che manca per la sua ratifica, l'Italia, di fatto ha tempo fino alla fine di dicembre.

Dal primo gennaio, l'ombrello del salva-Stati diventa pressoché inutilizzabile per tutti. Il sì di Roma, per i vertici brussellesi, diventa imprescindibile. E, sebbene sia formalmente slegato da qualsiasi altro dossier, il Mes, inesorabilmente, si intreccia con la trattativa per il nuovo Patto. "È chiaro che c'è l'interesse di tutti affinché si chiuda la partita", ha osservato Gentiloni. I jolly che l'Italia ha per alzare la posta sulla governance economica non finiscono al Mes.

Tuttavia, sugli altri tavoli, Giorgia Meloni, ieri a Berlino da Olaf Scholz, non gioca da sola. Sulla revisione del bilancio pluriennale, ad esempio, la proposta della Commissione - 50 miliardi per gli aiuti a Kiev, 15 sulla migrazione e una decina sulle tecnologie critiche - vede i Paesi del Nord e quelli del Mediterraneo su sponde opposte. Con l'eccezione dell'Ungheria, che ormai gioca una partita a sé, tutta contro la Commissione e in vista di un semestre di presidenza che a Bruxelles cominciano a vedere un pò come il Babau. Per von der Leyen non meno facile è la partita dell'allargamento, legata a doppio filo a quella riforma dei Trattati sulla quale Fdi, alla vigilia del voto sulle indicazioni che darà l'Eurocamera, si è detta fermamente contraria.

Rodolfo Ricci

( 22 novembre 2023 )

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