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Ilo, 73 milioni di bambini sfruttatti in lavori pericolosi

CNawab Ali, 12, carries buckets filled with construction-grade glue, in Hazaribagh, a thana (sub-district) of the central Dhaka District. Behind him, his friend Jabar, 14, stands in a concrete tank full of glue, filling more buckets for Nawab to carry. They made the glue by boiling scraps of leather, found among debris. Though the work exposes Nawab and Jabar to a myriad of toxic chemicals, each boy only earns about 60 Taka (approximately US$0.88) for each 13-hour shift. Their parents are also day labourers; they earn similar wages and have difficulty finding consistent work.

In December 2007, low-lying Bangladesh remains prone to natural disasters and especially susceptible to the effects of climate change. Localized cyclones and floods affect Bangladesh yearly, while larger scale disasters periodically wreak wider spread havoc. Their impact is exacerbated by endemic problems  including food insecurity, entrenched poverty, malnutrition, pollution and limited access to basic services. Bangladesh is also one of the worlds most densely populated countries, with more than 1,000 people per square kilometre. As extreme poverty drives mass migration from rural areas, one quarter of the countrys population has shifted to urban centres, where population growth is twice the national average. In these centres, poverty and population density combine to create significant health and environmental threats. Less than half of urban dwellers have access to improved sanitation facilities, and some 15 per cent remain without safe drinking water. Urban slums lack proper waste disposal systems, and rubbish abounds, entering water sources that are used for drinking and bathing and are already contaminated with human excreta. These factors increase the risk of illnesses, such as diarrhoea, pneumonia and other respiratory infections and parasitic diseases  all major causes of under-five child mortality. UNICEF programmes in Bangladesh  in health and nutrition, water, sanitation an

In occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile del 2018, i riflettori sono puntati in particolare sui rischi cui sono esposti i minori che lavorano, con l’obiettivo di porre fine al lavoro infantile a rischio.

Attualmente circa 73 milioni di bambini svolgono lavori pericolosi - quasi la metà dei 152 milioni di bambini di età compresa tra 5 e 17 anni impiegati nel lavoro minorile. Bambini che lavorano in miniere e campi, fabbriche e case, esposti a pesticidi e altre sostanze tossiche, trasportando carichi pesanti o lavorando per lunghe ore. Molti subiscono conseguenze fisiche e psicologiche per tutta la vita. Le loro stesse vite possono essere a rischio.

Secondo quanto stabilito nelle Convenzioni dell'ILO sul lavoro minorile, in particolare la Convenzione sull'età minima del 1973 (n. 138) e la Convenzione sulle forme peggiori di lavoro minorile, 1999 (n. 182), nessun minore di età inferiore ai 18 anni dovrebbe svolgere lavori pericolosi.

“I bambini sono più vulnerabili ai rischi rispetto agli adulti. Un’azione urgente è necessaria per assicurare che nessun ragazzino al di sotto dei 18 anni sia impiegato in lavori pericolosi”, ribadisce il direttore generale dell’Ilo, Guy Ryder. Le convenzioni Ilo richiedono ai governi, in consultazione con le parti sociali, di stabilire e far rispettare un elenco nazionale di lavori pericolosi vietati ai bambini. La ratifica di queste convenzioni da parte di quasi tutti gli Stati membri riflette l'impegno a porre fine al lavoro minorile in tutte le sue forme.

Ora - avverte però l’Ilo - è tempo di intensificare questa azione, perché sebbene il numero complessivo di bambini in lavori pericolosi sia diminuito negli ultimi anni, i progressi sono stati limitati ai ragazzi più grandi impiegati in lavori pericolosi, mentre tra il 2012 e il 2016 il numero di bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni costretti a lavorare non solo è rimasto pressoché inalterato ma, tra loro, è aumentato il numero di quelli esposti ad attività rischiose.

L'Agenda per lo sviluppo sostenibile del 2030 ribadisce l'urgenza di eliminare le peggiori forme di lavoro minorile, che includono il lavoro pericoloso, la necessità di promuovere ambienti di lavoro sicuri per tutti i lavoratori e stabilisce l'obiettivo di porre fine a tutte le forme di lavoro minorile entro il 2025.

( Approfondimento domani su Conquiste Tabloid )

( 12 giugno 2018 )

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