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Rapporto

Ocse: i salari reali italiani sono ancora in calo

Mentre monta la polemica sul primo atto del governo Lega-M5s in tematica di lavoro, con il decreto dignità che già si apre a modifiche, l'Ocse punta il dito contro la performance del mercato del lavoro italiano che è "al di sotto della media Ocse in tutti gli indicatori, tranne per quanto riguarda la qualità del reddito da lavoro". Nel rapporto sulle prospettive 2018 sull'Occupazione aggiunge: "Non sorprende che, dato l'ancora elevato tasso di disoccupazione e l'incidenza di contratti a termine, il livello d'insicurezza nel mercato del lavoro (la probabilità di perdere il posto e restare senza reddito) sia il quarto più alto tra i paesi Ocse, dopo Grecia, Spagna e Turchia". E proprio delle riforme del mercato del lavoro, e dei tentativi di modificarle, parla il segretario Miguel Angel Gurrìa: "Ogni nuovo governo ha la tentazione di dire che tutto ciò che era stato fatto dai predecessori va cambiato. E' la reazione, direi quasi genetica, di ogni nuovo esecutivo, in Italia, come in Messico. E però ci sono certe riforme attive che sono già in atto e che hanno richiesto un'enorme volontà politica per condurle in porto. Direi che il Jobs Act è una di queste". Quindi l'invito sui progressi del recente passato: "Vanno preservati".

Quello sulle performance del mercato del lavoro non è l'unico dato che penalizza il ritratto dell'Italia. Nel nostro Paese, rileva l'Organizzazione parigina, il tasso di disoccupazione è "sceso ma, all'11,2% nell'aprile 2018, rimane il terzo più alto tra i paesi dell'Ocse e 4,6 punti percentuali sopra il livello del 2008". Il rapporto aggiunge poi che "i salari reali sono scesi dell'1,1% tra il quarto trimestre 2016 e il quarto trimestre 2017, rispetto a una media Ocse del +0,6% nello stesso periodo". A questi rilievi si oppone un sistema delle politiche di supporto e soprattutto di reinserimento al lavoro ancora deficitaria. Nota l'Ocse che in Italia "meno di un disoccupato su 10 riceveva il sussidio di disoccupazione nel 2016, una delle percentuali più basse tra i paesi Ue. Ciò deriva dalla combinazione di un'alta percentuale di disoccupati di lungo periodo e di una durata massima del sussidio relativamente bassa".

(Servizio integrale domani su Conquiste tabloid)

( 4 luglio 2018 )

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