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Riforma del sistema d’asilo, la Ue resta divisa

Asylum seekers, part of the some 350 Africans who arrived 14 and 15 June 2003 on the island of Lampedusa wait to betransferred by police to Agrigento, Lampedusa main city,16 June 2003. The xenophobic leader of Italy's Northern League and cabinet minister Umberto bossi suggested today using cannons to combat the growing problem of immigration, as the government prepares to implement more restrictive asylum policies. AFP PHOTO/ANSA/FRANCO LANNINO

"Occorre buonsenso. Quello degli sbarchi e dell'accoglienza di centinaia di migliaia di 'non profughi' non può continuare ad essere un problema solo Italiano. O l'Europa ci dà una mano a mettere in sicurezza il nostro Paese, oppure dovremo scegliere altre vie". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini su twitter, ribadisce quella che sarà domani, a Lussemburgo, la posizione dell’Italia alla riunione dei ministri dell’Interno della Ue europea.

Riunione a cui però della delegazione italiana non farà parte lo stesso Salvini dal momento che proprio per domani è previsto il voto di fiducia al nuovo governo.

Peccato che sul tavolo del summit di domani ci sia il tema che più ha pesato nella scelta di Salvini di chiedere per sé la poltrona del Viminale: frontiere e politiche di accoglienza, con il tentativo di trovare un’improbabile intesa sulla riforma del sistema d’asilo vigente in Europa, detto di Dublino dal nome dei regolamenti che lo normano, e che stabilisce l’assegnazione dei migranti al paese di primo arrivo.

La politica attuale in materia di accoglienza pesa soprattuto sugli Stati del Mediterraneo come Italia e Grecia, i paesi che registrano il più alto numero di sbarco di migrati.

Che cosa accadrà se i ministri non arriveranno ad un compromesso? "Non speculiamo su uno scenario che speriamo non si verifichi", ha avvertito la portavoce per le Migrazioni della Commissione Europea Natasha Bertaud. "Al momento stiamo dando tutto il nostro sostegno alla presidenza bulgara" del Consiglio Ue "per tentare di raggiungere un compromesso. Ricordo quanto i presidenti Juncker e Tusk hanno detto: questa è una proposta in merito a Giustizia e Affari Interni, che non richiede l''unanimità", ha aggiunto. "Dire no alla riforma di Dublino è un autogol clamoroso perché sono proprio le norme di Dublino che hanno sottoposto l'Italia da sola a tutto il peso dei richiedenti asilo”, avvertono senatori del Pd Gianni Pittella, capogruppo in Commissione speciale a Palazzo Madama, e Nadia Ginetti. Al contrario bisogna superare il criterio della competenza del paese di primo ingresso, per chiedere maggior responsabilità e solidarietà dei Paesi membri per arrivare ad una vera politica europea del diritto di asilo, rafforzando anche le competenze e il ruolo dell'Agenzia Frontex. Si riparta dalle modifiche approvate a maggioranza dal Parlamento europeo. Salvini ne faceva parte dovrebbe ricordarle".

La posizione del Parlamento europeo prevede di mettere fine al principio attuale di Dublino, secondo cui lo Stato membro di primo approdo nell'Ue è responsabile da solo della gestione delle domande dei richiedenti asilo e della loro accoglienza come rifugiati se le domande sono accettate. Nel testo del Parlamento è previsto un sistema di "ricollocamenti" automatici di tutti i richiedenti asilo con la redistribuzione in quote di accoglienza nei diversi Stati membri.

Le quote sono permanenti, non hanno cioè bisogno di circostanze particolari per essere attivate (come l'afflusso massiccio e improvviso di migranti che prevedeva la proposta iniziale della Commissione). Ma al Consiglio una buona parte dei Paesi di oppone alle quote automatiche, e c'è il rischio che la riforma fallisca nel suo obiettivo principale: rimovere il principio del Paese di primo arrivo e sostituirlo con un meccanismo più equo e solidale.

L’elemento più interessante al riguardo, però, è che a sostegno della posizione del Parlamento si è espresso anche il M5s, che aveva votato contro in plenaria, l'anno scorso. La relatrice del M5s, Laura Ferrara, che ha partecipato alla conferenza stampa, ha spiegato: "Siamo molto preoccupati. La posizione che sta prevalendo in Consiglio sulla riforma del regolamento di Dublino volta le spalle all`Italia perché di fatto la condanna ad una situazione ancora più difficile rispetto a quella che vive attualmente". "La posizione espressa dal Parlamento europeo era già per noi un compromesso al ribasso; ma ora la linea dei paesi di Visegrad e del nord Europa fa anche peggio perché relegherebbe all`Italia gran parte di oneri e responsabilità".

"Il Movimento 5 Stelle chiede la piena applicazione dell`articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell`Unione europea che prevede l`equa ripartizione delle responsabilità fra gli Stati membri" ha concluso Ferrara.

( Altri servizi domani su Conquiste Tabloid )

( 4 giugno 2018 )

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