Martedì 16 luglio 2024, ore 8:37

Regno Unito 

Trionfo storico dei laburisti, mai così male i conservatori 

Consunzione annunciata. Al di là del trionfo “schiacciante” dei laburisti, il voto del 4 luglio è la peggiore sconfitta dei conservatori dei tempi moderni. Tutto molto prevedibile, si dirà, dopo 14 anni che avrebbero messo in imbarazzo la stessa Margaret Thatcher. La disfatta vera, in realtà, considerando ancora il buon risultato di Boris Johnson alle politiche 2019 (43,6 per cento dei voti, 365 seggi contro il 32,2 dei laburisti allora guidati da Corbyn) è (quasi) tutta di Rishi Sunak (anche e soprattutto per i 29 mesi da ministro delle finanze), che ha dilapidato un patrimonio di voti (meno 20 per cento, 250 seggi persi rispetto a 5 anni fa). I demeriti, ovviamente, sono da dividere con chi ha gestito l'emergenza sanitaria, poi la prima fase della guerra in Ucraina e il conseguente shock inflazionistico. Tre primi ministri in 5 anni (tra Johnson e Sunak c’è stato il raccapricciante interregno di Liz Truss, tra l’altro sconfitta nel suo collegio di South West Norfolk per 630 voti), rappresentano l’immagine plastica del crollo.

E Keir Starmer sarà il quarto premier in meno di 24 mesi. Hanno perso i conservatori, dunque. I laburisti hanno raccolto il testimone e si sono presi la landslide victory (vittoria schiacciante), ma saranno chiamati a vincere davvero tra 5 anni. I numeri, comunque parlano chiaro: 412 seggi al labour (211 in più di 5 anni fa), 121 ai conservatori, 71 ai lib-dem (più 63, il migliore risultato “da un secolo”, assicura il leder Sir Ed Davey), 9 al partito nazionale scozzese, 7 al Sinn Fein, e 4 rispettivamente a Reforme di Nigel Farage e ai verdi.

“Il risultato del voto è evidente: il labour ha ottenuto una vittoria significativa”, ha affermato in un video pubblicato su X, Paul Nowak, segretario generale del Tuc. “Abbiamo davanti a noi l’opportunità storica - ha detto - di contrastare l’occupazione precaria, migliorare le condizioni di vita e di lavoro, aumentare i salari e riformare i nostri servizi pubblici. Come Tuc siamo pronti a fare la nostra parte per cambiare questo Paese”. Dopo 14 anni “di declino nazionale”, ha scandito, “abbiamo l’opportunità, che capita a ogni generazione, di ricostruire la Gran Bretagna.

E’ tempo di cambiare, di rimettere in sesto il Paese, per l’interesse delle persone che lavorano, delle loro famiglie e delle comunità”. Per far “funzionare” il Regno Unito, occorre, tra l’altro, sostiene il sindacato, una nuova politica industriale e riportare le ferrovie sotto la proprietà pubblica. Ridare centralità al servizio pubblico, dunque. E il sindacato di categoria non si è fatto attendere. “Addio e buona liberazione”, scrive il segretario generale di Unison Christina McAnea. “Gli ultimi 14 anni di governo conservatore sono stati a dir poco un incubo vivente”. E “dopo un girotondo senza fine di caos, lotte intestine, falsità e clientelismo nel governo, i servizi pubblici sono in uno stato pietoso. Risolverli e ricostruire la fiducia nella politica non sarà un compito facile e richiederà tempo”. Il governo laburista, “che era ancora impensabile solo 4 anni fa”, osserva, dovrà “investire in servizi essenziali per rimettere in piedi le comunità, garantire che i pazienti ricevano cure sanitarie quando si ammalano e creare un sistema di assistenza sociale in grado di supportare tutti coloro che ne hanno bisogno”.

Insieme, laburisti e conservatori hanno ottenuto in questa tornata elettorale meno del 60 per cento dei voti: non succedeva dal 1923, quando all’opposizione andò il labour. Almeno una storia a lieto fine: Il leader del Labour Keir Starmer è andato con la moglie Victoria, che indossava un abito di colore rosso, a Buckingham Palace per ricevere l'incarico di nuovo primo ministro britannico da re Carlo III dopo le dimissioni del conservatore Rishi Sunak. Sir Keir è poi andato a Downing Street dove ha tenuto davanti al n.10 il suo discorso di insediamento rivolto al Paese. 

Pierpaolo Arzilla

( 5 luglio 2024 )

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