Giovedì 26 febbraio 2026, ore 2:45

Vertice europeo 

Ue: intesa sull’embargo al greggio di Putin importato via mare 

Intesa mattutina al vertice europeo sull'embargo al petrolio russo. I leader dei 27, al termine di una trattativa lunga e più volte vicino a naufragare, riescono a salvare l'unità del Vecchio Continente di fronte al nemico moscovita con un escamotage che accontenta Viktor Orban e fornisce adeguate garanzie ai Paesi senza sbocco sul mare. L'intesa prevede un embargo immediato al petrolio che arriva dalla Russia all'Ue via mare mentre rinvia lo stop al greggio trasportato attraverso l'oleodotto Druzhba. Toccherà agli sherpa analizzare quest'ultimo punto "il prima possibile", come recita il testo delle conclusioni. Non sarà facile ma, ora, la strada appare tracciata. A piegare le ultime resistenze dell'Ungheria e dei suoi vicini è stato l'inserimento nelle conclusioni non solo dell'esenzione del petrolio che arriva in Ue via oleodotti ma anche di una postilla secondo la quale Bruxelles si impegna a introdurre "misure di emergenza" in caso di interruzione della fornitura di energia da parte di Mosca.

Di fatto, Budapest ma anche Praga e Bratislava hanno ottenuto per iscritto che in caso di misure ritorsive del Cremlino saranno aiutate dagli altri Paesi membri. Il periodo di esenzione per il petrolio via oleodotto sarà oggetto di discussione nei prossimi giorni ma non si preannuncia breve. Orban era arrivato a Bruxelles pronto alla trincea e aveva attaccato frontalmente la Commissione: "Se ci troviamo in questa situazione difficile è perché si è mossa in modo irresponsabile". Certo, il Consiglio (straordinario) non è stato convocato appositamente per risolvere l'impasse sul greggio, anzi. L'agenda prevede un confronto serrato su temi chiave come il RePowerEu, il piano Ue per svincolarsi dagli idrocarburi russi e al contempo impostare la rotta verso l'autonomia energetica grazie alle rinnovabili. L'architrave, ovviamente, è il sostegno incondizionato all'Ucraina, sia dal punto di vista finanziario (è stata trovata un'intesa anche su aiuti per 9 miliardi) che da quello politico-militare.

Eppure a catalizzare l'attenzione è stato proprio il braccio di ferro sull'embargo al petrolio. Emmanuel Macron ha visto a pranzo Orban per provare l'ultima mediazione. L'uomo forte di Budapest aveva assicurato che l'esenzione alle importazioni via oleodotto - che interessano anche Slovacchia e Repubblica Ceca - sono "una buona idea" ma che servivano "garanzie aggiuntive" sulla possibilità di acquistare greggio russo in caso di "incidenti" al condotto Druzhba. E alla fine, Budapest - ma anche la Repubblica Ceca, che chiedeva garanzie scritte e che sarà la prossima presidente del semestre europeo - è stato accontentata. Un ramo dell'oleodotto passa da Polonia e Germania e sia Varsavia che Berlino si sono dette disposte a fare a meno della loro quota quando scatterà la tagliola, a fine anno. Se si somma tutto, si tratterebbe comunque di oltre il 90% del greggio importato dalla Russia. Il sesto pacchetto include l'esclusione da Swift della più grande banca russa, la Sberbank, le limitazioni a tre emittenti di Mosca e l'inclusione nella lista nera dell'Ue di enti e personalità varie. Infine, via libera all'inserimento del price cap come misura temporanea nelle conclusioni del summit. I leader, a quanto si apprende, hanno approvato il paragrafo che, nel capitolo dell'energia, prevede la possibilità di esplorare la misura.

Rodolfo Ricci

( 31 maggio 2022 )

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