Lunedì 2 febbraio 2026, ore 11:03

Europa 

Ue: l’Italia deve limitare gli aumenti di spesa corrente 

La Commissione europea raccomanda specificatamente a Italia e Portogallo di "limitare l'aumento della spesa corrente" e, guardando a tutti e 13 i Paesi ad elevato debito pubblico, di perseguire politiche di Bilancio "prudenti" mentre bisogna continua a sostenere gli investimenti aggiuntivi necessari alla ripresa avvalendosi del Recovery fund. Questa è la raccomandazione chiave contenuta nel Pacchetto di primavera del semestre europeo pubblicato oggi dalla Commissione Ue. "Nel 2022 le politiche dovrebbero diventare più differenziate", tutti gli Stati "dovrebbero dare la priorità a politiche che aumentino gli investimenti pubblici e privati", ma "quelli con alto debito dovrebbero limitare la crescita della spesa corrente.
Perché una cosa è se la spesa pubblica è usata per le spese correnti,un'altra se è usata per investire in ricerca, istruzione e infrastrutture pubbliche" ha detto il commissario Ue all'economia, Paolo Gentiloni. La Commissione ha formalizzato inoltre la raccomandazione a mantenere anche sul 2022 la clausola di sospensione del Patto di stabilità, con la prospettiva di disattivarla (e tornare così all'applicazione delle regole) dal 2023.
"Sono molto fiducioso che il Consiglio sarà pianamente concorde con questo approccio", ha affermato Gentiloni. "Nelle raccomandazioni ai Paesi ad alto debito chiediamo di avere già un'attenzione particolare alla spesa corrente e a quello che può costituire, da questo punto di vista, un peso permanente. Permanente significa che va oltre l'orizzonte temporale del 2023", ha affermato il commissario europeo all'Economia rispondendo ad una domanda sul'Italia durante la conferenza stampa di presentazione del Paccetto di primavera del semestre europeo."Sui bilanci, direi che non bisogna ritirare il sostegno troppo presto ma questo non significa non tenere d'occhio i livelli di spesa corrente e in particolare - ha spiegato - quelli che possono costituire preso permanente".
Sul fronte del mercato del lavoro c’è stata una sentenza importante: "Il principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile sancito dal diritto dell'Unione può essere direttamente invocato, per uno 'stesso lavoro’ come per un 'lavoro di pari valore’, nelle controversie tra privati". Lo ha stabilito la Corte di giustizia della Ue nella sentenza della maxi-causa che 6000 dipendenti della catena di supermercati britannica, Tesco, hanno intentato contro l'azienda per rivendicare parità di salari. Secondo la Corte "il principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, contemplato nell'articolo 157 Tfue, costituisce uno dei principi fondamentali dell'Unione".

Rodolfo Ricci

( 3 giugno 2021 )

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