Lunedì 15 aprile 2024, ore 15:01

Governo 

Riforme istituzionali, dossier caldo 

Nella lunga conferenza stampa di giovedì, oltre a parlare di manovra e Pnrr, la premier Meloni ha indicato altre direttrici dell’Esecutivo per il 2023: riforma costituzionale e riforma della giustizia. Su quest’ultima i tempi si allungano, serviranno almeno sei mesi. Intanto il Governo ha accolto l'ordine del giorno presentato dal Terzo polo per chiedere il ritorno alla prescrizione come era prima della modifica del ministro Bonafede, contenuta nella cosiddetta Spazzacorrotti.
Ma la presidente del Consiglio intende giocarsi la ”credibilità” personale e del Governo sul tema delle riforme. L’intenzione è quella di un ampio coinvolgimento delle opposizioni ma la consapevolezza è che si rischia la palude. E allora l’orientamento è quello di presentare un disegno di legge governativo. Perde quota l'ipotesi di una Bicamerale, sale quella di andare al confronto in Commissione. Fratelli d'Italia conta nel possibile appoggio del Terzo Polo (”Sulle riforme istituzionali le proveremo tutte per rendere il Paese più moderno”, ha spiegato il capogruppo alla Camera Richetti). Al momento l’ipotesi più accreditata è di puntare non sul semipresidenzialismo alla francese ma sul premierato, che non tocca il Quirinale. Sul tavolo l’idea di ragionare anche sul premio di maggioranza cambiando l’attuale legge elettorale. Sarà il ministro per le Riforme Casellati, in stretto contatto con Meloni, a decidere quale sarà il percorso. Per ora l'ex presidente del Senato ha avuto incontri informali con i capigruppo della maggioranza, entro gennaio vedrà anche l’opposizione".
E a proposito di riforme, il ministro per gli Affari Regionali Calderoli ha annunciato di aver trasmesso il ddl sull’autonomia alla presidenza del Consiglio. E con l’ok alla manovra c’è il via libera anche per la costituzione della cabina di regia per la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e i relativi costi e fabbisogni standard,
Il lavoro sull'autonomia differenza ”può finalmente entrare nel vivo”, esulta Calderoli per il quale ”i contenuti del testo riprendono le indicazioni delle Regioni e le riflessioni nate dal primo confronto in Parlamento e con gli altri interlocutori”. Soddisfatti i presidente di Regione del centrodestra. Ma per le opposizioni quello di Calderoli è uno ”strappo istituzionale”. Il Partito democratico protesta perché il testo non è stato prima condiviso con le Regioni. E la presidente di Azione Carfagna chiede: ”Cosa ne pensa la presidente Meloni, che solo qualche settimana fa aveva avvertito di non volere fughe in avanti, in nome della coesione nazionale?”. La protesta più forte arriva dalla Puglia; Michele Emiliano parla infatti di ”un vero e proprio atto ostile. Il Ministro ha comunicato di aver provveduto a trasmettere un testo del quale, al momento, non si conosce il contenuto. Un testo - protesta Emiliano - che non è stato oggetto di confronto nella Conferenza Stato Regioni”.
Anche sindacati di medici e veterinari guardano con preoccupazione all'autonomia e la collegano al percorso di privatizzazione della sanità. "L'autonomia differenziata contribuirà a definire livelli di assistenza diversi in regioni diverse", affermano le maggiori sigle sindacali- Che aggiungono: ”Le dichiarazioni del ministro Calderoli ”sono la ciliegina su una torta avvelenata, quella che si sta preparando da anni a scapito della salute pubblica”, commenta l’Intersindacale medica, veterinaria e sanitaria che riunisce la maggioranza delle sigle sindacali di queste categorie (tra le quali quelle di Cgil, Cisl e Uil del settore) che confermano una forte mobilitazione. ”Una sanità che continua nel suo percorso strisciante di privatizzazione, in cui l'autonomia differenziata contribuirà a definire livelli di assistenza diversi in regioni diverse. I cittadini - avverte l'Intersindacale - si preparino al peggio, qualora dovesse andare avanti questo folle progetto di privatizzazione in barba all'articolo 32 della Costituzione. Noi dal nostro canto continueremo la mobilitazione con ancora più forza. Non resteremo a guardare la disintegrazione del sistema di cure”.
Giampiero Guadagni

( 30 dicembre 2022 )

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