Martedì 25 gennaio 2022, ore 18:49

Quotidiano di informazione socio‑economica

Sindacato 

Una piazza per 

“Un fenomeno indegno di un Paese civile”. Così il leader della Cisl Luigi Sbarra ha commentato l'ennesima strage sul lavoro. Stavolta a Torino, dove tre operai sono morti travolti dal crollo di una gru. In occasione della manifestazione nazionale della Cisl “Per lo sviluppo, il lavoro, la coesione. La responsabilità in piazza”, Sbarra ha ribadito quanto il sindacato dice da tempo: “Bisogna fermare questa lunga scia di sangue con una vera strategia nazionale di contrasto agli incidenti sul lavoro. Servono più controlli, assumere ispettori e medici del lavoro e coordinare le responsabilità tra ente enti e amministrazioni dello Stato e intensificare l'attività repressiva. Ma tutto questo non ha significato se non si collega ad un grande forte investimento sulla formazione e sulla prevenzione”. Dunque è necessario “alzare la cultura della sicurezza e della legalità. Il Governo ha adottato provvedimenti importanti che non sono sufficienti: il sistema delle imprese deve considerare la sicurezza non un costo ma un investimento per la qualità del lavoro e anche per aumentare gli indici reputazionali delle stesse aziende”.
Dal palco di Piazza Santi Apostoli, il numero uno di Via Po ha spiegato le ragioni di una mobilitazione diversa dallo sciopero generale di Cgil e Uil: “Il Paese ha bisogno di coesione e unità. Non di conflitto sterile. Non è il momento in cui ci si può accontentare di essere contro”. Insomma “siamo in piazza per, non contro. Per valorizzare i risultati che l'azione sindacale ha conquistato nella manovra, per migliorarla ulteriormente durante l'iter parlamentare, per indicare le nuove priorità dell'agenda sociale, per affermare il profilo di un sindacato responsabile, costruttivo, partecipativo che vuole stare dentro i processi di cambiamento”. Ha aggiunto il leader della Cisl: “La marcia verso il nuovo va orientata con la bussola della concordia e della corresponsabilità. Noi oggi vogliamo lanciare questa sfida. E diciamo al Governo, alle controparti pubbliche e private e anche a Cgil e Uil che questo è il tempo di esserci per cambiare. Di negoziare crescita, lavoro, contrasto alle disuguaglianze, lotta alla povertà”.
Il riconoscimento dell'Economist, che incorona l'Italia Paese dell'anno, “è un fatto importante che conferma la nostra ritrovata centralità nello scacchiere internazionale e premia il percorso di unità e di dialogo sociale che ha caratterizzato il primo anno di Governo Draghi”. I risultati sono arrivati “perché nei momenti decisivi si è saputo allargare il perimetro della responsabilità e trovare i punti di sintesi con le parti sociali. Ora, nel momento decisivo della ripartenza, è importante confermare e consolidare questa impostazione e, da posizioni autonome, remare tutti nella stessa direzione. L'agenda sociale ed economica del 2022 è fitta e determinante: la via per realizzarla quella della coesione e della corresponsabilità, verso un nuovo Patto sociale e obiettivi strategici condivisi che diano forti condizionalità sociali agli investimenti e stabilità ed equità alle riforme”.
Resta il fatto che “il premier Draghi si è dimostrato capace di ascoltare. Ha saputo cambiare e far progredire la manovra, con “forti elementi espansivi”. Bene ad esempio l'emendamento fdel Governo sulle delocalizzazioni “per imporre alle imprese il rispetto della responsabilità sociale e della Costituzione. L'Italia non è una riserva di caccia per le multinazionali”.
Draghi inoltre “si è impegnato ad aprire i Tavoli sui nodi cruciali del fisco e delle pensioni”.
E proprio in vista della ripresa del confronto sulle pensioni (appuntamento lunedì a Palazzo Chigi), Sbarra ha ricordato: “Il ministro del Lavoro Orlando e il Governo conoscono i contenuti della nostra piattaforma per la riforma del sistema pensionistico e previdenziale. Noi vogliamo affermare il principio che le pensioni non possono essere considerate solo un costo economico, bisogna smetterla con la retorica che le pensioni sono un lusso, una regalia. La previdenza è un diritto fondamentale”. La Cisl chiede dunque al Governo di “pronunciarsi sulla riforma della legge Fornero e di introdurre la flessibilità in uscita a partire da 62 anni conquistando il principio che 41 anni di contributi bastano per godersi il sacrosanto diritto alla pensione”.
Dal palco il segretario generale della Cisl Sbarra ha voluto inviare un messaggio al Presidente della Repubblica. “Il lavoro è il valore su cui si basa la coesione della società, merita riconoscimento e tutela: lo ha detto il Presidente Mattarella, sottolineando che il successo del Pnrr si misurerà da questo. Le giunga - ha aggiunto Sbarra - anche oggi, da questa piazza, caro Presidente, il nostro saluto, la nostra ammirazione e il nostro grazie più sincero. Per tutto quello che ha fatto e ancora farà per il bene dell'Italia. Con il lavoro , con le persone. Solo così ripartiremo”. Parole accolte da un lungo applauso della piazza.
Giampiero Guadagni

( 18 dicembre 2021 )

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