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A 180 metri di profondità per rivendicare il diritto alla retribuzione

Sono scesi in dieci a 180 metri di profondità per rivendicare il diritto ad un lavoro e ad una paga dignitosa, mentre i loro colleghi presidiano i cancelli della miniera di Olmedo. E’ questo l’ultimo capitolo della lunga battaglia di questi lavoratori per ottenere la cassaintegrazione ed il pagamento dei loro stipendi. “L’azienda nega le retribuzioni, fa eseguire i lavori di ripristino ad aziende terze, nega le ferie e i permessi e trattiene i rimborsi Irpef per il mese di luglio”. E’ quanto denunciano i segretari generali delle federazioni di categoria della Sardegna - Filctem Cgil, Femca Cisl e Ugl Chimici - Massimiliano Muretti, Luca Velluto e Simone Testoni in una nota nella quale chiedono che la miniera di Olmedo riprenda a produrre. “I lavoratori sono allo stremo, i crediti nei confronti dell’azienda permetterebbero loro di affrontare i prossimi mesi con dignità - spiegano - invece l’azienda trattiene le cifre dovute e spende per far eseguire i lavori di ripristino in miniera da altro personale». Filctem, Femca e Ugl Chimici annunciano di aver già avviato le procedure legali a tutela dei lavoratori, a iniziare dalle ingiunzioni e le denunce per appropriazione indebita. «La Regione intervenga con urgenza - chiedono le organizzazioni sindacali di categoria - e acceleri l’affidamento della miniera ad un’altra società, mettendo in mora la S&B e pretendendo che esegua i ripristini immediatamente”.

( 28 settembre 2015 )

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