Partiamo da un dato: il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha affermato che nel cdm di domani sarà affrontato "anche il tema di rinnovare lo sconto sulle accise", ed ha aggiunto di "credere che si andrà in questa direzione".
"Venerdì sera - ha detto il ministro a Parigi al termine del G7 Finanze - è previsto un Consiglio dei ministri in cui saranno presi dei provvedimenti, sicuramente sull'autotrasporto, sul trasporto pubblico locale, cioè i settori impattati".
"C'è anche il tema di rinnovare lo sconto sulle accise, credo che si andrà in questa direzione, stiamo lavorando sulle coperture finanziarie, cosa che non è mai semplice in assenza di deroghe al patto, quindi ci prepariamo anche l'incontro con le categorie". "Il doppio shock a cui siamo stati sottoposti come economia italiana, prima alla crisi energetica ucraina e ora alla crisi energetica del Medio Oriente è un unicum in tutta Europa insieme a quello subito dalla Germania", ha aggiunto Giorgetti.
Rispondendo a una domanda dei giornalisti sui contenuti della discussione con i partner in merito alla guerra e su eventuali pressioni esercitate sul rappresentante americano, il segretario americano al Tesoro, Scott Bessent, ha detto: "Pressioni? Mi sembra un termine esagerato, sicuramente tutti abbiamo espresso il desiderio di una pace stabile quanto prima, non solo in Medio Oriente ma anche in Ucraina". Ma ieri si è verificato un giallo sulla mozione per le spese militari. L'unico passaggio che ritorna in tutte le ricostruzioni è che a un certo punto sia intervenuto Guido Crosetto, a chiarire che no, non si poteva proprio fare passare in Parlamento una mozione che metteva nero su bianco la necessità di una "revisione" dell'obiettivo "ambizioso" del 5% per le spese per la Difesa.
A poco più di un mese dal vertice Nato e mentre, quasi in contemporanea con il voto del Senato, Giancarlo Giorgetti stava portando avanti la trattativa per ottenere spiragli sull'energia. Che registra una prima esplicita apertura, da parte del commissario Valdis Dombrovskis, giudicata sempre con grande prudenza da Roma. Le due partite, quella interna e quella internazionale, stando ai bene informati sarebbero legate non solo perché si sono sviluppate nelle stesse ore. Ma anche perché proprio quel "stiamo esaminando la richiesta di deroga dell'Italia" pronunciato da Dombrovskis avrebbe fatto innescare la retromarcia alla maggioranza. Lasciando gioco facile alle opposizioni che hanno subito denunciato lo stato di "caos" del centodestra.
Il testo della mozione incriminata, d'altronde, era stato firmato da tutti i capigruppo. Difficile, il ragionamento ricorrente a taccuini chiusi in entrambi gli schieramenti, pensare che non ci fosse stato un preventivo passaggio con l'esecutivo prima di lanciare un messaggio così dirompente, che diventava non solo una sfida a Bruxelles, ma pure agli Usa di Donald Trump, che ha chiesto lo sforzo ulteriore ai Paesi dell'Alleanza atlantica.
Dopo l'eliminazione del passaggio sulle spese Nato, nel Transatlantico del Senato c'è stato un pò di smarrimento. C'è chi minimizza l'episodio come "caos ordinario", niente di particolare, nessun segnale politico. La Lega punta il dito su Forza Italia, che aveva il compito di scrivere materialmente la mozione che in origine era sull'energia. Altre due all'esame erano state assegnate una a FdI, e una ai leghisti, sull'agricoltura. Su cui a sera va in scena un ulteriore pasticcio, col governo (e nello specifico il ministero degli Esteri) che ha chiesto alla sua stessa maggioranza di riformulare il testo. Una "ritorsione", secondo diversi senatori, per il tentato blitz leghista con tanto di scaricabarile.
Rodolfo Ricci
