Giovedì 5 febbraio 2026, ore 23:08

Rapporto 

Alleanza contro la povertà: in Italia emergenza strutturale 

Nel 2024 in Italia la povertà assoluta ha riguardato il 10,9% delle famiglie e, accanto a questa quota, resta stabile un'area ampia di vulnerabilità che gravita attorno alla soglia: l'8,2% si colloca appena sopra la povertà relativa e circa il 6% appena sotto, per un totale vicino al 20% di famiglie esposte al rischio di cadute improvvise legate a eventi ordinari della vita. Una percentuale sostanzialmente stabile da quindici anni. È quanto emerge dal Rapporto ”L'Italia delle povertà. Dinamiche sociali, risposte pubbliche e racconto dei media”, promosso dall'Alleanza contro la Povertà in Italia e realizzato da un gruppo di studiosi ed esperti di politiche sociali. Il report, che sarà presentato oggi a Roma, descrive un processo di normalizzazione: una parte delle persone a basso reddito lavora, partecipa alla vita sociale e mantiene reti relazionali, ma su basi fragili e instabili, con una riduzione della riconoscibilità pubblica delle nuove povertà. In questo quadro viene segnalato uno scollamento tra inserimento lavorativo e inclusione sociale: nel 2024 oltre il 10% degli occupati è a rischio di povertà, pari a circa 2,3-2,4 milioni di persone, con un valore superiore alla media europea. Il quadro viene collegato al calo dei salari reali, quantificato in -7,5% tra il 2021 e il 2025 e indicato come il dato più marcato tra le principali economie Ocse. L'incidenza viene indicata come particolarmente elevata tra le famiglie con persona di riferimento operaio, al 15,6%, e tra i lavoratori indipendenti più deboli; viene anche segnalato un cambiamento nel profilo di chi chiede aiuto, con una crescita dei lavoratori poveri e una riduzione, in proporzione, dei soggetti completamente esclusi dal mercato del lavoro. Un altro passaggio riguarda famiglie e minori. Nel 2024 oltre 1,29 milioni di bambini e ragazzi vivono in povertà assoluta, il livello più alto dal 2014, e la nascita di un figlio viene indicata come fattore che aumenta il rischio di impoverimento in misura più elevata rispetto alla media europea. La lettura proposta segnala che compressione delle spese alimentari e peso dei costi della casa e dell'energia emergono solo parzialmente nelle statistiche, ma incidono sulla qualità della vita e sulle traiettorie future dei minori. La parte sulle risposte pubbliche si concentra su Assegno di inclusione e Supporto formazione lavoro e segnala criticità che ne indeboliscono l'efficacia, dalla discrepanza tra impianto formale e condizioni reali delle persone allo scarto tra disegno normativo e attuazione nei territori, descritta come fortemente differenziata. Il rapporto richiama la necessità di un ripensamento che metta al centro qualità dei servizi, coerenza tra strumenti e obiettivi, presa in carico personalizzata e governance multilivello, osservando che politiche e indicatori tendono a riconoscere solo una parte del bisogno e lasciano scoperte aree di vulnerabilità diffusa. In questo quadro viene indicato un ruolo sempre più centrale del terzo settore nel sostegno alle persone in difficoltà, letto anche come segnale di esternalizzazione della gestione delle povertà, soprattutto nei casi più complessi e persistenti. Accanto all'analisi, l'Alleanza rilancia proposte che puntano a riconoscere la povertà come fenomeno strutturale, relazionale e multidimensionale, a rafforzare i sistemi di misurazione per intercettare anche forme invisibili e di lunga durata, a rivedere Adi e Sfl migliorando servizi, presa in carico e governance, a investire su lavoro dignitoso, salari adeguati e politiche familiari capaci di ridurre la povertà minorile, e a promuovere un racconto pubblico più responsabile, in grado di restituire complessità e esperienze.
Tutti temi centrali nel patto sociale proposto dalla Cisl. Patto che, sottolinea la segretaria generale Fumarola, ”non è una sommatoria di rivendicazioni”, ma ”un metodo stabile”. Dunque, ”non un tavolo convocato solo nei momenti di emergenza, ma una sede strutturata di confronto e decisione, nella quale Governo e parti sociali si assumono impegni reciproci, chiari e verificabili”. Dentro questo patto ”devono stare i grandi assi del futuro del Paese: salari e produttività, formazione e innovazione, welfare e pensioni, sanità, scuola, politiche sociali”. Aggiunge la numero uno del sindacato di Via Po: ”I salari non crescono per decreto. Crescono con una contrattazione collettiva forte, rappresentativa e diffusa, capace di generare ricchezza e redistribuirla. Per questo parliamo di contrattazione decentrata, territoriale, di filiera e di distretto. Per questo parliamo di partecipazione. Che non è una bandiera identitaria, ma una leva di sviluppo. Dove c'è partecipazione migliora la qualità del lavoro, cresce la capacità delle imprese di innovare e le transizioni si governano meglio. La legge sulla democrazia economica va applicata e resa concreta nelle aziende, perché partecipazione significa corresponsabilità, e corresponsabilità significa sviluppo condiviso”.
Giampiero Guadagni

( 4 febbraio 2026 )

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