Lunedì 6 aprile 2026, ore 4:27

Cdm 

Autonomia differenziata: preintese con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria  

Il presidente di una Regione assumerà automaticamente il ruolo di commissario nel caso di emergenze o calamità e avrà il potere di ”ordinanza in deroga”. Mentre, sul fronte sanitario, una Regione potrà avere più autonomia nell'allocare le risorse del Fondo sanitario nazionale, purché dimostri di essere in equilibrio di bilancio e di poter garantire i livelli essenziali di assistenza. Sono queste le principali novità introdotte dagli schemi delle preintese approvate nell’ultimo Consiglio dei ministri, che ora devono ottenere il via libera dalle Regioni interessate - Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria - ed essere approvate dal Parlamento. Hanno una durata di dieci anni, con verifica annuale del monitoraggio degli adempimenti e degli oneri finanziari. Gli schemi di intesa preliminare saranno trasmessi alla Conferenza unificata per il parere e, successivamente, appunto alle Camere per l'esame da parte degli organi parlamentari competenti.
Le preintese prevedono la cessione di competenze dallo Stato alle Regioni che ne hanno fatto richiesta, in base agli articoli 116 e 117 della Costituzione, su quattro materie: protezione civile, professioni, salute-coordinamento della finanza pubblica e previdenza. Nel campo della protezione civile il presidente della Regione assumerà dunque il potere di ordinanza in deroga per emergenze di rilievo regionale. Viene poi introdotta l'automatica attribuzione al governatore del ruolo di commissario delegato per la gestione dell'emergenza di rilievo nazionale che interessa il territorio della regione. Oltre al reclutamento, anche d'urgenza e in deroga alla disciplina statale, di personale regionale di protezione civile, e all'estensione ai veicoli e ai conducenti della protezione civile regionale delle disposizioni applicabili a quella nazionale. Le Regioni potranno infine gestire la formazione degli operatori di protezione civile. Per quanto riguarda il capitolo salute e coordinamento della finanza pubblica, le preintese porteranno al superamento degli specifici tetti di spesa, attraverso l'allocazione delle risorse vincolate su altri ambiti di spesa sanitaria; all'introduzione di tariffe di rimborso e di remunerazione differenti rispetto a quelle nazionali; all'autonomia gestionale delle risorse per gli interventi sul patrimonio edilizio e tecnologico; e all'istituzione e gestione di fondi sanitari integrativi. In merito al tema professioni, si introduce la disciplina professioni non ordinistiche di rilievo regionale, oltre al riconoscimento delle qualifiche professionali possedute da cittadini Ue per l'esercizio delle professioni regionali; e alla promozione di forme di previdenza complementare e integrativa su base regionale e disciplina del relativo funzionamento operativo e organizzativo.
Soddisfatti i quattro Governatori interessati, che assicurano: non c'è rischio di aumento dei divari territoriali. Esulta naturalmente il padre della riforma, il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Calderoli.
In una nota successiva al Cdm Palazzo Chigi afferma che ”l’attribuzione di tali forme di autonomia si fonda sul principio di sussidiarietà, valorizzando le potenzialità dei territori nel rispetto dell'unità della Repubblica”.
Di parere radicalmente diverso le opposizioni. Per il Pd ”quella approvata dal Consiglio dei ministri è l'ennesima forzatura di un Governo divisivo che cerca sempre lo scontro e aggira sistematicamente i richiami della Corte costituzionale”. Il Nazareno parla di ”ennesima spaccatura del Paese e altro schiaffo al Mezzogiorno”.
In attesa dell'approvazione definitiva della legge delega sulla determinazione e finanziamento dei Lep, la Cisl auspica ”una pausa su una materia che per delicatezza e complessità dovrà necessariamente prevedere un pieno coinvolgimento dei portatori di interesse alla definizione delle intese”. Per la confederazione di Vis Po l’esame degli schemi preliminari delle intese ”rappresenta l’inizio di un iter complesso ed articolato che dovrà vedere il pieno coinvolgimento delle forze sociali a partire dal Sindacato”. Per la Cisl infatti ”una definizione condivisa e partecipata dei contenuti delle intese è il primo passo per avviare percorsi di autonomia che possano determinare condizioni positive di sviluppo, crescita e occupazione nei territori”. Benché gli schemi preliminari di intesa presentati in Consiglio dei Ministri riguardino il trasferimento alle regioni delle sole materie non Lep, vale a dire le materie per le quali non devono essere definiti i livelli essenziali delle prestazioni, ”sono ugualmente necessarie particolari cautele e attenzioni”. Come la Cisl ha sostenuto in occasione della recente audizione parlamentare sul disegno di legge delega per la definizione dei Lep, ”è fondamentale che i Lep vengano definiti prioritariamente a qualsiasi trasferimento di materia alle regioni, sia essa materia Lep o materia non Lep, e questo in considerazione che molte materie considerate non Lep, in realtà, incidono anche su diritti civili e sociali che devono essere tutelati in maniera uniforme in tutto il Paese”.
Giampiero Guadagni

( 19 febbraio 2026 )

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