Non basta il salvadanaio previdenziale: bisogna aprire le diverse forme di previdenza complementare ai giovani ma soprattutto ai pensionati”: è la proposta avanzata dalla Covip nel corso dell'evento organizzato insieme a Ivass dal titolo “Diffondere la cultura assicurativa e previdenziale, quale ruolo per gli stakeholder?” che si è svolto alla Camera dei Deputati. “Sembra un non senso ma è uno straordinario messaggio per consentire il passaggio generazionale di ricchezza” ha affermato Mario Pepe, presidente Covip, per il quale ai nonni bisogna dire non di lasciate ai nipoti la casa ai Parioli, che rappresenta solamente spese e tasse. Piuttosto sarebbe molto più utile e importante, secondo Pepe, lasciare la propria posizione previdenziale: un sistema di protezione che li accompagnerà per tutta la vita. "A partire dal primo gennaio 2027 i nuovi nati avranno un'identità anagrafica e previdenziale grazie al fondo introdotto dal governo nel disegno di legge di Bilancio: Covip presenterà degli emendamenti perché non venga tradito il progetto originario e non diventi un libretto di risparmio da ritirare a 18 anni per comprarsi una macchina”. “Il salvadanaio alla nascita è una realtà, ma anche una vera rivoluzione culturale” ha proseguito Pepe. “Non più la previdenza legata alle vecchie categorie del passato, non una scelta tardiva. Per questo il salvadanaio non può morire a 18 anni come è nel progetto del governo”.
Una rivoluzione confermata anche da Paolo Angelini, presidente dell'Ivass, per il quale sono in via di definizione i programmi per l'inserimento dell'educazione finanziaria nel curriculum delle scuole: “un passo fondamentale per affrontare il problema riguardante lo stato di alfabetizzazione assicurativa e previdenziale dei consumatori" sul quale “non sono disponibili dati sistematici di confronto internazionale, ma qualche informazione si può però dedurre dalle indagini focalizzate sui comportamenti” ha evidenziato Angelini, che mostrano “una scarsa propensione dei cittadini europei a sottoscrivere polizze non obbligatorie” e “la difficoltà nella comprensione delle coperture assicurative e nella pianificazione del reddito pensionistico futuro”. Questo rende l’esigenza di migliorare l’alfabetizzazione finanziaria della popolazione ancora più urgente.
“Con la recente riforma, il legislatore si è mosso in questa direzione – ha evidenziato il presidente Ivass - introducendo specifici obblighi informativi a carico dei datori di lavoro e un meccanismo di adesione ai fondi pensione complementari tramite silenzio-assenso per i neoassunti, ma alla fine del 2025 solo il 40% dei lavoratori aveva aderito alla previdenza complementare. Il nostro obiettivo comune, insieme alla Covip, è quello di avere consumatori consapevoli, dotati di spirito critico e dunque in grado di capire di cosa hanno realmente bisogno e di scegliere al meglio” in un momento storico in cui l’andamento demografico, secondo Angelini, pone al centro del dibattito due questioni di grande importanza: la protezione della salute e l’esigenza di garantirsi un tenore di vita idoneo dopo l’uscita dal mondo del lavoro. "Le assicurazioni propongono polizze sanitarie e altri prodotti complementari ai fondi pensione, che possono contribuire a migliorare le condizioni di vita di una popolazione con un’età media avanzata e in crescita". Arrivare alla popolazione adulta con i programmi di educazione finanziaria è più difficile rispetto agli studenti secondo Angelini, e per questo “le iniziative educative devono essere modulate sulle specifiche esigenze e caratteristiche dei soggetti che si intende raggiungere” utilizzando “tutte le leve a disposizione, coinvolgendo realtà associative, sindacati, fondazioni e università, datori di lavoro, operatori del settore”.
Anna Taverniti

