Venerdì 25 settembre 2026, ore 14:01

Istruzione 

Decreto Scuola, via libera del Cdm 

Un limite del 30% in ciascuna classe per alcuni studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano un sufficiente percorso scolastico nel sistema italiano; corsi gratuiti di lingua per i genitori stranieri quando le difficoltà linguistiche ostacolano il rapporto con la scuola;, aggiornamento del Piano educativo individualizzato solo in presenza di elementi nuovi e maggiori risorse per libri di testo e docenti tutor. Sono alcune delle misure contenute nel decreto legge Scuola approvato giovedì sera dal Cdm. Il decreto interviene anche sugli istituti tecnici e professionali, sulla semplificazione amministrativa, sull'edilizia scolastica e sull'attuazione del Pnrr.
Sul fronte dell'integrazione, il provvedimento stabilisce che, quando le barriere linguistiche dei genitori stranieri ostacolino il dialogo con la scuola e abbiano ricadute sul percorso di crescita e apprendimento dei figli, l'istituto segnali la situazione ai servizi sociali. A questi spetterà prescrivere ai genitori un percorso di alfabetizzazione e apprendimento dell'italiano, gratuito e svolto nei Centri provinciali per l'istruzione degli adulti. La mancata frequenza comporterà una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro. Una seconda disposizione vieta la partecipazione alle attività scolastiche a chi indossi copricapi che impediscano il riconoscimento del volto. Anche in questo caso la sanzione prevista va da 200 a 1.000 euro e, se la violazione è commessa da un minore e non costituisce reato, viene applicata ai genitori. Gli istituti dovranno adeguare i propri regolamenti, prevedendo questa condotta anche ai fini delle sanzioni disciplinari. Cambia inoltre uno dei criteri per la formazione delle classi. La presenza degli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano un sufficiente background nel sistema scolastico italiano non dovrà superare il 30% degli alunni. Nella primaria la disposizione riguarda chi non è nato in Italia o non ha frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia; nella secondaria gli studenti che non abbiano completato con esito positivo almeno tre anni nel sistema nazionale di istruzione. La norma interviene anche sulle iscrizioni in corso d'anno, con l'obiettivo di evitare la concentrazione nella stessa classe di alunni con analoghe necessità di sostegno linguistico, educativo e didattico. Nei territori dove il limite non possa essere rispettato viene rafforzato il coordinamento degli uffici scolastici provinciali. Per le scuole che non riescano comunque a rientrare nella soglia è previsto un fondo di 3,4 milioni di euro per il 2027 e di 14.139.760 euro annui dal 2028, destinato ad attività extracurricolari per il potenziamento dell'italiano. Per gli studenti stranieri neoarrivati cambia anche il criterio di assegnazione alla classe. La decisione sarà affidata esclusivamente al collegio dei docenti e viene eliminato il vincolo che consentiva l'inserimento soltanto nella classe immediatamente inferiore o superiore a quella corrispondente all'età anagrafica.
Per gli alunni con disabilità viene modificato il meccanismo di aggiornamento del Piano educativo individualizzato. Il Pei adottato all'inizio del ciclo di studi dovrà essere rivisto negli anni successivi soltanto quando emergano elementi nuovi, e non necessariamente ogni anno. La misura punta a rendere più puntuale la definizione del fabbisogno di ore di sostegno e a favorire una più tempestiva assegnazione dei docenti. Altri 70 milioni di euro sono destinati alla prosecuzione, nell'anno scolastico in corso, delle attività di orientamento, inclusione e contrasto della dispersione svolte dai docenti tutor. Tra le modifiche di maggiore rilievo figura anche la nuova denominazione degli istituti tecnici e professionali. Gli istituti tecnici diventeranno “Licei tecnologici”, quelli professionali “Licei professionali”. Per i tecnici è prevista inoltre una revisione del monte ore legata alla riforma Pnrr. Secondo il Ministero, il cambio di nome mira a riconoscere pari dignità culturale ed educativa ai percorsi tecnici e professionali e al loro ruolo nella formazione delle competenze richieste dall'innovazione e dallo sviluppo. Il Fondo per i campus della filiera formativa tecnologico-professionale viene aumentato di 10 milioni di euro. Sul versante del welfare studentesco aumentano di 21 milioni di euro l'anno le risorse per la gratuità totale o parziale dei libri di testo alle famiglie meno abbienti. Per il 2026 lo stanziamento complessivo indicato dal Ministero sale a 160 milioni, il 15% in più rispetto alla dotazione iniziale. Al Ministero vengono inoltre trasferiti i 20 milioni previsti dall'ultima legge di bilancio per consentire l'erogazione diretta dei contributi alle famiglie. I contributi riguarderanno gli studenti delle prime classi della scuola secondaria di primo grado e delle prime e terze classi della secondaria di secondo grado. La soglia Isee viene elevata da 30.000 a 40.000 euro. Il Fondo permanente per il contrasto al cyberbullismo riceve invece 8 milioni aggiuntivi nell'arco di due anni. Per il personale scolastico è previsto un programma biennale di semplificazione digitale, finanziato con 14 milioni di euro nel 2026-2027, per realizzare un'unica piattaforma che accompagni la vita lavorativa dal reclutamento fino al pensionamento. A partire dall'anno scolastico 2027/2028 sono inoltre previste le misure organizzative necessarie per introdurre l'insegnamento facoltativo del latino. Altre disposizioni riguardano la Scuola europea di Brindisi, alla quale vengono assicurate le risorse per proseguire le attività didattiche nel 2026/2027 e introdurre il "Baccalaureate Diploma Programme", e il Friuli Venezia Giulia. La Regione potrà finanziare con proprie risorse un aumento degli organici scolastici e, per far fronte alla carenza di docenti abilitati di madrelingua tedesca, sarà possibile stipulare contratti a tempo determinato con personale madrelingua o con specifiche competenze nell'insegnamento del tedesco. Il Fondo unico nazionale della dirigenza scolastica viene incrementato di 14 milioni di euro per il 2026. Altri 6 milioni in due anni sono destinati a percorsi formativi e didattici sull'educazione al rispetto, alle relazioni e al contrasto di ogni forma di violenza di genere. Per la fase conclusiva del Pnrr sono stanziati 4 milioni di euro nel 2026 per un aumento una tantum dei compensi dei revisori dei conti, 5 milioni per il personale delle segreterie scolastiche maggiormente coinvolto nell'attuazione del Piano, un milione per il personale scolastico in comando negli uffici del Ministero e 600.000 euro per il lavoro straordinario dei dipendenti del comparto Funzioni centrali. Sul fronte dell'edilizia vengono estese agli interventi in corso le procedure di semplificazione adottate durante il Pnrr secondo il cosiddetto "modello Genova". Il decreto consente inoltre di utilizzare eventuali risorse anche nel 2028 per dare continuità alle misure del Piano e avviare nuovi interventi per la messa in sicurezza e l'adeguamento sismico delle scuole.
“Norme di buon senso” ha detto la premier Meloni nella conferenza stampa successiva al Cdm. Per le opposizioni il provvedimento è uno spot elettorale”, “Caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli”, rincara la segretaria del Pd Schlein.
E, concludendo la Conferenza programmatica della Cisl Scuola, la numero uno del sindacato di Via Po Daniela Fumarola ha sottolineato: ”Sul tetto agli studenti non italiani nelle classi, la norma esiste già dal 2010 e in molte periferie resta non applicata a causa delle scarse dotazioni al sistema scolastico. Se il Governo vuole applicarla, la prima cosa da fare è investire, assumere, stabilizzare docenti, tecnici, mediatori e operatori scolastici, rilanciare risorse e mezzi delle comunità educanti. Ma deve restare chiaro che la scuola è integrazione, inclusione, comunità d’incontro e di dialogo. Bene ha fatto il presidente Mattarella a ricordarlo. Guai a pensare di creare classi-ghetto”. Aggiunge Fumarola: ”La legge di bilancio per il 2027 deve coprire i trentamila posti Ata vacanti, cancellando la norma che permette di assumere solo al posto di chi va in pensione, e rendere strutturali i posti nati con il Pnrr. Vuol dire stabilizzare i precari, a cominciare dal sostegno: i posti stabili sono 128 mila, l’anno scorso ne sono serviti quasi 275 mila. Il calo demografico può diventare l’occasione per avere classi meno affollate, più tempo pieno e mense, a partire dal Mezzogiorno. A una condizione: che i risparmi della demografia restino nella scuola, invece di trasformarsi in tagli agli organici”.
Dalla segretaria generale della Cisl solidarietà alla professoressa Marsilio accoltellata da uno studente a Roma la settimana scorsa: ”Solitudine e marginalità covano una violenza che colpisce chi educa e cerca approvazione pubblica su uno schermo. È un fallimento che comincia prima della scuola, nella famiglia, e nei valori che le comunità educanti faticano sempre più a trasmettere”.
Ma alcuni risultati ci sono ”e portano la firma della Cisl Scuola. Nel 2025 gli abbandoni precoci sono scesi all’8,2% e l’obiettivo europeo del 2030 è stato centrato con cinque anni di anticipo. Eppure, ci ricorda l’Ocse, chi insegna alla primaria guadagna un terzo in meno degli altri laureati: quasi il doppio dello scarto medio dei Paesi avanzati”. Una buona scuola ”si regge sul buon lavoro di chi la fa: tempo per progettare, comunità professionali stabili, formazione continua, responsabilità riconosciute, retribuzioni europee. Tutto questo ha un nome: contratto. La parte normativa che si sta negoziando all’Aran è una vera infrastruttura sociale che apre spazi di crescita a una professione troppo a lungo appiattita. Oggi tutti ripetono che il contratto va rilanciato. Pochi ricordano che, quando firmare i rinnovi pubblici costava insulti, la Cisl li ha firmati tutti, più di una volta da sola tra le grandi confederazioni. Il primo aprile la parte economica l’hanno sottoscritta tutte le sigle: la strada era quella giusta”.
Giampiero Guadagni

( 24 settembre 2026 )

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