Un Paese che guarda al futuro ha bisogno di un sistema di istruzione e formazione professionale avanzato, in grado di fornire gli strumenti necessari a chi è già all'interno del mondo del lavoro ma anche a coloro che, come i giovani, provano ad entrarci.
E proprio per fare il punto sullo stato di avanzamento del sistema italiano l'Inapp ha avviato un'analisi sulle sue caratteristiche quali-quantitative, realizzando il XXIII Rapporto di Monitoraggio del Sistema di Istruzione e Formazione Professionale e dei percorsi in Duale presentato a Roma.
Dal Rapporto, realizzato annualmente per conto del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con il contributo della rete dei referenti di Regioni e Province Autonome, emerge la buona tenuta del sistema di Istruzione e formazione professionale in Italia, soprattutto grazie ai fondi del Pnrr.
C'è un campanello d’allarme, però, e riguarda il divario tra domanda e offerta di lavoro. Nonostante il record di promossi (circa 65.000 l’anno), le aziende faticano a trovare personale: nel 2024 i diplomati e i qualificati in uscita sono riusciti a coprire appena il 38,6% della domanda. Anche se il dato è in miglioramento rispetto al 2023 (34,3%), la situazione resta comunque critica, come dimostra l'evidente carenza di personale in settori come la logistica (che copre l'1,8% del fabbisogno) e l'edilizia (il 2,5%). Meglio i settori della ristorazione (il 51% del mercato) e della riparazione dei veicoli a motore, dove si riesce a soddisfare il 75% delle richieste aziendali. Un altro dato negativo riguarda le differenze tra le regioni: oltre il 60% dei qualificati si concentra in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.
Come dichiarato dal presidente Inapp, Natale Forlani, “Il rapporto evidenzia il buon andamento del Sistema di Istruzione e formazione professionale anche a fronte della riduzione demografica delle coorti giovanili, conseguito anche grazie alle risorse del Pnrr che hanno consentito di incrementare di circa il 70% i percorsi tra formazione e lavoro. Questa evoluzione dovrà essere consolidata con l'utilizzo delle risorse ordinarie, tenendo conto che risulta essenziale per soddisfare i fabbisogni e le competenze che risultano largamente superiori del 60% all’offerta formativa disponibile”.
Anna Taverniti

