Lunedì 30 marzo 2026, ore 19:23

Report Istat 

Industria, prezzi alla produzione giù a febbraio prima di shock energia 

Tornano a diminuire a febbraio i prezzi alla produzione dell'industria. Lo segnalano le ultime statistiche dell'Istat, che però fanno ancora riferimento al periodo pre-conflitto in Iran, scoppiato il 28 febbraio scorso, che ha fatto impennare i costi energetici e dei fattori produttivi. A febbraio 2026, i prezzi alla produzione dell'industria sono diminuiti dello 0,4% su base mensile e del 2,7% su base annua (era -1,6% a gennaio). Sul mercato interno i prezzi diminuiscono dello 0,8% rispetto a gennaio e del 3,7% su base annua (da -2,1% del mese precedente). Al netto del comparto energetico, i prezzi registrano un aumento congiunturale modesto (+0,1%) e una crescita tendenziale dell’1,1% (come a gennaio). Sul mercato estero i prezzi aumentano dello 0,3% su base mensile (+0,4% area euro, +0,3% area non euro) e dello 0,2% su base annua (+1,1% area euro, -0,5% area non euro).

Nel trimestre dicembre 2025-febbraio 2026,i prezzi alla produzione dell’industria crescono dello 0,6% rispetto al precedente (+0,8% mercato interno, +0,3% mercato estero). Fra le attività manifatturiere, le flessioni tendenziali più ampie si rilevano per coke e prodotti petroliferi raffinati (-5,5% mercato interno, -15,7% area euro, -13,2% area non euro). Gli incrementi tendenziali maggiori riguardano metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+4,9% mercato interno), mezzi di trasporto (+6,9% area euro), e altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine e apparecchiature (+5,4% area euro, +13,5% area non euro).

Su un altro fronte, il governo risponde alle richieste degli industriali e, dando seguito alle intenzioni già espresse dopo il Cdm che ha approvato il decreto fiscale, chiama le imprese per discutere degli incentivi di Transizione 5.0. Il tavolo si terrà domani al ministero delle Imprese. La convocazione è arrivata dallo stesso Mimit, d'intesa con il ministero dell'Economia e con il ministero per gli Affari europei e del Pnrr, ovvero dai tre rappresentanti dell'esecutivo, Adolfo Urso, Giancarlo Giorgetti e Tommaso Foti, finora più impegnati nel dialogo con il mondo imprenditoriale. Il confronto, invocato a gran voce dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, verterà su quella che le imprese hanno definito una misura "molto penalizzante e tale da "minare la fiducia verso le istituzioni". La norma inserita nel decreto approvato venerdì scorso prevede che, alle aziende che avevano fatto investimenti nel 2025 con domande presentate dopo che era stato raggiunto il limite previsto per Transizione 5.0, spetti nel 2026 un credito d'imposta "nel limite di spesa di 537 milioni di euro pari al 35% dell'ammontare del credito d'imposta richiesto".

Troppo poco, secondo gli imprenditori, rispetto agli 1,3 miliardi inseriti a favore delle imprese nella legge di bilancio e stabilito per di più "in modo ingiustificato". Sul tema non tutti i ministri si presentano compatti, ma nel governo c'è chi una giustificazione però la vede. Sia tecnica che politica. Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ne ha già spiegato la ratio di fondo: la guerra in Iran ha scompaginato le carte in tavola, ha creato una situazione imprevedibile e non si può far finta di niente. Sono nate nuove emergenze di fronte alle quali - considerando che invece i vincoli di bilancio non sono cambiati - è necessario fare delle scelte: l'opzione è tra distribuire bonus a tutti, sostanzialmente parcellizzando gli aiuti anche tra chi non ne ha reale bisogno, o concentrarli sulle situazioni più delicate. Per rispondere a chi era rimasto a bocca asciutta su Transizione 5.0, nell'iter della manovra era stato infatti inserito un fondo da 1,3 miliardi destinati genericamente a "misure a favore delle imprese".

A leggere bene però, non sulla base della disciplina di 5.0, ma applicando per quegli investimenti i criteri di Transizione 4.0 sul 2026, con un credito d'imposta più basso, al 20% anziché al 45%. Il tutto per tenere conto delle regole Eurostat, secondo cui gli incentivi Transizione 5.0 vanno conteggiati tutti sul deficit 2025 mentre quelli di 4.0 possono essere imputati all'anno nel quale sono erogati e non quello in cui sono realizzati gli investimenti (oltre all'impossibilità di trovare coperture nel 2025 alla fine dello stesso esercizio).

Rodolfo Ricci

( 30 marzo 2026 )

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