Venerdì 6 febbraio 2026, ore 23:11

Report Istat 

Inflazione di gennaio giù all'1%, sale al 2,1% il “carrello della spesa” 

Il trend sembra ormai delineato. Infatti, secondo le stime preliminari, nel mese di gennaio 2026 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,4% su base mensile e del +1,0% su base annua dal +1,2% di dicembre. Lo rileva come sepre l'Istat precisando che l'inflazione di gennaio torna a un livello appena superiore a quello di ottobre 2024 (+0,9%). Sulla crescita dei prezzi pesano principalmente gli Alimentari non lavorati (+2,5%) e lavorati (+2,2%), i servizi relativi all'abitazione (+4,4%), i tabacchi (+3,3%) e i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0%).

La variazione congiunturale dell'indice generale (+0,4%) risente principalmente dell'andamento dei prezzi degli energetici regolamentati (+8,7%), dei servizi relativi all'abitazione (+1,9%), degli alimentari non lavorati (+1,2%) e lavorati (+0,9%), degli energetici non regolamentati (+0,8%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,7%). L'unica riduzione su base congiunturale si registra per i prezzi dei servizi di trasporto (-3,7%). In base alle stime preliminari, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra una variazione pari a -1,0% su base mensile e a +1,0% su base annua (da +1,2% del mese precedente). Infine la nota dolente. Il tasso di crescita su base annua dei prezzi del cosiddetto "carrello della spesa" che comprende I prezzi i beni alimentari, per la cura della casa e della persona è pari al 2,1%. L’Istat precisa inoltre che l'inflazione di fondo si attesta all'1,8%.

"I dati pubblicati da Istat e Upb restituiscono la fotografia di un Paese ancora in bilico tra questione retributiva, crescita zavorrata, aumento del costo della vita. Sono temi da affrontare insieme, nell’ambito di una politica di sviluppo incentrata su qualificazione e protagonismo del lavoro, ma anche da una rinnovata e concertata strategia espansiva dei salari e delle pensioni". E’ quanto sottolinea in una nota la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola. "La dimensione in cui progettare questo cammino è quella di un nuovo Accordo tra Governo e parti sociali che punti ad incrementare i fattori di produttività, generare crescita sostenuta e ben distribuita, rilanciare il welfare e le politiche sociali. Nell'immediato bisogna rispondere a una urgenza retributiva che ci chiama ad affidamenti reciproci per garantire il rinnovo puntuale di tutti i contratti scaduti, sostenere e incentivare la contrattazione decentrata aziendale e territoriale quale diritto universale di ogni lavoratore, sbloccare investimenti su formazione e innovazione".

Allo stesso modo occorre anche intervenure sugli assegni pensionistici e sul controllo di prezzi e tariffe- aggiunge la leader Cisl- L'obiettivo è mettere insieme i tasselli di una politica economica che incrementi e coniughi competitività e coesione, buona flessibilità negoziata, maggiore partecipazione dei lavoratori alle dinamiche d’impresa, transizione tecnologica ben governata e umanocentrica. Serve un Patto per il lavoro, la coesione e lo sviluppo che orienti riforme e innovazioni con la bussola della corresponsabilità. Al Governo chiediamo di avviare questo comune percorso, valorizzando le competenze dei corpi intermedi responsabili". 

L'inflazione acquisita per il 2026, invece, è pari allo 0,4% per l'indice generale (a dicembre era nulla) e allo 0,5% per la componente di fondo (prezzi +0,2% a dicembre). Infine una novità: nel 2026 nel paniere Istat per la rilevazione dei prezzi al consumo entrano nuovi prodotti per migliorarne la rappresentatività: tra questi ci sono il grembiule di scuola, i kit per la videosorveglianza che segnalano i tentativi di furto, le ambulanze private, gli articoli da campeggio e i software (esclusi i videogiochi) tipo gli antivirus. Da quest'anno, spiegano inoltre all'Istat, entra in funzione una nuova classificazione europea del paniere.

Da segnalare i dati economici proposti dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che vede per il 2025 una crescita del Pil dello 0,5%. Le previsioni macroeconomiche dell'Upb, contenute nella nota sulla congiuntura di febbraio, prospettano poi un rafforzamento allo 0,7% nel 2026, sostenuto dalla domanda interna e in particolare dall'attuazione del Pnrr, e analogo valore per il 2027. Rispetto alle stime autunnali predisposte per la validazione delle previsioni del Mef nel Dpfp, precisa l'Autorità di controllo dei conti pubblici, "il quadro è stato migliorato per il 2026, alla luce di ipotesi internazionali meno penalizzanti per la domanda estera e di minori prezzi al consumo". Sempre in virtù delle nuove ipotesi l'attesa sul Pil del 2027 è stata invece appena limata.

"Resta elevata l'esposizione a rischi orientati al ribasso, riconducibili soprattutto al contesto globale oltre che agli umori dei mercati finanziari e al cambiamento climatico", precisa l'Upb. Nelle precisioni si spiega che sulla base dei conti trimestrali preliminari resi noti dall'Istat, il Pil sarebbe aumentato nel 2025 dello 0,7%o, ma la crescita calcolata sui dati annuali dovrebbe essere inferiore di due decimi di punto percentuale; la differenza riflette l'aggiustamento per i giorni lavorativi che nel 2025 sono stati tre in meno rispetto al 2024, precisa. Per quanto riguarda l'occupazione, la nota evidenzia che in estate è cresciuto l'input di lavoro, trainato dal recupero delle ore lavorate per addetto, soprattutto nella manifattura e nei servizi.

"Il recupero del potere d'acquisto delle famiglie, osservato a partire dal 2023, proseguirebbe nel biennio 2026-27 a ritmi moderati, per cui i salari reali sono attesi a fine periodo più bassi, di oltre due punti percentuali, rispetto a quelli del 2021".

Rodolfo Ricci

( 4 febbraio 2026 )

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