L’economia è sostenuta anche dalle vendite in tutti i settori merceologici e ieri l’Istat ha pubblicato i dati di maggio 2026 di quelle al dettaglio, che registrano un lieve aumento rispetto al mese precedente, sia in valore (+0,2%) sia in volume (+0,1%), con andamenti identici per alimentari e non alimentari (+0,2% in entrambi i casi per entrambe le misure). Su base tendenziale, le vendite al dettaglio crescono del 2,2% in valore e dello 0,4% in volume a maggio. Il quadro settoriale mostra però una divergenza: gli alimentari aumentano in valore (+2,0%) ma calano in volume (-0,4%), segnale di pressione sui prezzi che comprime i consumi reali; i non alimentari crescono invece sia in valore (+2,2%) sia in volume (+0,9%).
All'interno dei beni non alimentari, quasi tutti i comparti mostrano variazioni tendenziali positive, con l'eccezione dei generi casalinghi durevoli e non durevoli (-0,2%). Il rialzo più marcato riguarda elettrodomestici, radio, tv e registratori (+4,9%).
Ma l’economia italiana, anche con i dazi, reali o virtuali di Trump, è sostenuta soprattutto dall’export di beni, che in valore crescerà del 2% nel 2026, per poi accelerare al 2,5% nel 2027, raggiungendo 675 miliardi di euro, e al 2,8% nel 2028, quando supererà i 690 miliardi di euro. E' quanto emerge dall'ultimo Rapporto Sace nel quale si sottolinea che si tratta di una dinamica possibile in uno scenario di graduale ritorno alle condizioni pre-conflitto in Medio Oriente e coerente con il percorso verso l'obiettivo dei 700 miliardi di export, "che si raggiungerà continuando a sostenere diversificazione dei mercati, iniziative di sviluppo delle imprese italiane all'estero e supporto di Sistema, in linea con il nuovo Piano Strategico 2026-2028 Sace50".
Sul piano geografico, l'Asia-Pacifico si conferma tra le aree più dinamiche per l'export italiano, con vendite pari a 60,3 miliardi di euro nel 2025 e attese in crescita del 3,5% nel 2026 e del 3,4% medio annuo nel biennio 2027-28, sostenute da investimenti in innovazione, transizione verde, infrastrutture sostenibili e nuove catene di approvvigionamento.
Il Medio Oriente, dopo una contrazione prevista nel 2026 legata alla crisi nell'area del Golfo, è atteso tornare a crescere con decisione nel biennio successivo, con un incremento medio del 5,3%. In America Latina, le vendite sono previste in aumento del 2% nel 2026 e del 3,1% medio annuo nel 2027-28, alimentate dai progetti in ambito energetico e dalla riorganizzazione delle catene del valore. L'Africa, anche grazie al Piano Mattei della Presidenza del Consiglio dei ministri, presenta spazi di sviluppo per macchinari, tecnologie e beni intermedi: l'export verso i 18 Paesi prioritari del Piano vale 14,4 miliardi di euro, in crescita del 4,1% rispetto al 2024.
Nei mercati più tradizionali, infine, l'Europa avanzata resta il principale bacino di destinazione, con 346 miliardi di euro di export nel 2025 e una crescita attesa del 2,5% nel 2026, mentre l'Europa Centro Orientale mostra profili di crescita significativamente superiori alla media nell'intero triennio; anche il Nord America offre prospettive positive, con un incremento previsto dell'1,9% nel 2026 e del 3,2% medio annuo nel biennio successivo.
"L'export italiano si dimostra solido, ma è chiamato a misurarsi con una competizione globale più articolata rispetto al passato", dice l'ad di Sace Michele Pignotti ribadendo "l'obiettivo è chiaro: contribuire a raggiungere i 700 miliardi di export e lo raggiungeremo insieme a tutti gli attori di Sistema". Una sfida interessante perchè non si tratta più soltanto di andare all'estero, "ma farlo in modo strategico: una diversificazione intelligente, che combini mercati maturi e nuove geografie ad alto potenziale con adeguati strumenti di protezione dai rischi", spiega il Chief economist di Sace, Alessandro Terzulli.
Rodolfo Ricci
