Non è una virata ma per ora un cambiamento di rotta. Infatti, lieve miglioramento per l'andamento dell'attivita' manifatturiera in Italia. A gennaio l'indice Pmi, elaborato da S&P Global, è salito a 48,1 punti dai 47,9 di dicembre rimanendo comunque al di sotto della soglia dei 50 punti che distingue una fase di contrazione da una di espansione. Analizzando i dati Pmi, Nils Muller, Junior Economist, presso Hamburg Commercial Bank, ha comentato: 'Il settore manifatturiero italiano ha iniziato il 2026 ancora in contrazione, anche se i dati dell'indagine di gennaio hanno offerto segnali incerti che indicano che si stia virando verso un terreno più stabile. L'indice principale e' aumentato appena da 47,9 a 48,1, segnando un secondo mese al di sotto della soglia di non cambiamento di 50 purchè' con un tasso di declino più lieve. I cali minori sia della produzione che dei nuovi ordini suggeriscono un possibile rallentamento dell'intensa debolezza osservata alla fine del 2025.
La domanda, sia domestica che estera, resta comunque fragile e le aziende riportano cancellazioni e condizioni di mercato complicate. Gli ordini esteri, tranne le brevi riprese di maggio e novembre 2025, hanno continuato la tendenza di calo che ormai dura da quasi tre anni, anche se quest'ultimo e' stato moderato". Allo stesso tempo è statopresentato nella sede del Cnel, "Made in Italy 2030", il LibroBianco per una nuova strategia industriale elaborato dal Centro Studi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il documento è il risultato di una consultazione pubblica avviata a partire dal Libro Verde sulle politiche industriali del Paese, che ha coinvolto una pluralità di soggetti e tutti i principali settori produttivi.
L'evento, è stato presieduto dal presidente del Cnel, Renato Brunetta, e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. "Una fotografia puntuale del sistema industriale italiano che certifica i risultati del lavoro svolto in questi tre anni dal Governo Meloni e indica con chiarezza le sfide che attendono il Paese in uno scenario internazionale profondamente mutato", ha dichiarato il ministro Urso nel corso della presentazione. Nelle sue 320 pagine, il rapporto "Made in Italy 2030" offre una ricognizione approfondita dei punti di forza del sistema produttivo italiano - manifattura, Made in Italy d'eccellenza e ad alta specializzazione, multinazionali tascabili, beni strumentali ed economia circolare - e valorizza le eccellenze su cui si fonda il modello industriale nazionale, le cosiddette 5 A - agroalimentare, abbigliamento, arredo, automazione e automotive.
"La redazione e la diffusione, nel Libro Bianco, di una strategia manifatturiera nazionale un fatto positivo, perché senza un deciso rilancio dell'industria non c'è futuro per il Paese"ha commentato il segretario confederale Cisl, Giorgio Graziani. "Apprezzabile che il Governo intenda impegnarsi non solo con misure comuni, trasversali ai diversi comparti - ha aggiunto Graziani-, ma anche con la scelta di puntare su filiere specifiche. Opzione necessaria per abilitare le produzione e per rilanciare un'industria capace di rivitalizzare Pil e salari". Tuttavia - ha voluto precisare Graziani - il documento presenta alcuni limiti. Il primo è l'assenza del necessario coinvolgimento delle parti sociali, e in particolare del sindacato. Dalla stagnazione attuale non si esce con orientamenti calati dall'alto: serve un progetto comune in cui gli attori sociali responsabili si riconoscano e siano pronti a contribuire".
"Altro aspetto - ha avvertito Graziani - riguarda la non piena consapevolezza, nel documento, del fatto che senza un forte protagonismo europeo l'industria non riparte. "Serve una politica manifatturiera continentale, per conquistare un minor grado di dipendenza dai nostri competitor, Usa e Cina in primis". Inoltre -ha ricirdato -senza dotarsi una politica energetica specifica non è possibile immaginare una strategia per l'industria nazionale. "Su questo il Paese deve intraprendere una direzione chiara, cominciando ad operare per un mix di fonti che includa anche l'energia nucleare".
Rodolfo Ricci
