Era nell’aria. A maggio, dopo tre mesi di aumenti congiunturali, l'indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisce da aprile dello 0,3%. Rispetto all'anno precedente l'indice corretto per gli effetti di calendario aumenta dell'1,1%. La fotografia è come sempre dell’Istat, sottolineando che il calo congiunturale è diffuso a tutti i principali raggruppamenti di industrie tranne l'energia. Invece su base tendenziale "crescono in misura marcata i beni strumentali (+5%) e con minore intensità l'energia (+1,9%) e i beni intermedi (+0,8%)" e diminuiscono i beni di consumo (-3,2%)".
Tra i settori, la fabbricazione di mezzi di trasporto segna +11,6%. Gli altri settori che registrano gli incrementi tendenziali più elevati sono la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+3,5%) e la fabbricazione di prodotti chimici (+3,3%). Le flessioni più ampie si rilevano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-6,6%), nelle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchinari ed apparecchiature (-3,8%) e nella fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-2,6%).
"A maggio, dopo tre mesi di aumenti congiunturali, l'indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisce rispetto ad aprile. Il calo è diffuso ai principali raggruppamenti di industrie, con esclusione dell'energia", commenta l'Istat. In particolare però, la fabbricazione di autoveicoli in Italia è aumentata del 27,8% a maggio rispetto all'anno precedente, secondo i dati di ieri, corretti per il calendario. Nei primi cinque mesi dell'anno c'è stato un incremento del 25,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Poi il nostro Istituto di statistica si butta su un quadro di previsione più macroeconomico. Le prospettive dell’economia mondiale restano incerte, sebbene lo scenario geopolitico abbia mostrato un lieve miglioramento rispetto alle forti tensioni di inizio anno. Nonostante la recente riduzione dei costi energetici, gli effetti sistemici della guerra tra Usa e Iran pesano ancora sull’inflazione globale. Nei primi tre mesi del 2026 il Pil italiano è cresciuto dello 0,3% in termini congiunturali, a fronte di una flessione dello 0,2% dell’area euro. La crescita acquisita per il 2026 si attesta allo 0,6%. Negli Stati Uniti l’economia cresce a tassi ancora sostenuti, mentre la più contenuta espansione nell’area euro è dovuta al maggior impatto degli shock energetici legati alle tensioni in Medio Oriente.
La manifattura in Cina continua a essere trainata dall’export nei settori a elevata tecnologia, a fronte di una debolezza dei consumi privati. Di fronte ad uno scenario incerto e dalle mille incognite, all’Eurogruppo la proposta con cui la Spagna si è presentata al tavolo: prevedere l'emissione di bond europeo fino a 850 milioni l'anno, creando di fatto una sorta di "safe asset", un titolo comune che, secondo Madrid, rafforzerebbe il ruolo internazionale dell'euro, ridurrebbe i costi di finanziamento e favorirebbe l'integrazione dei mercati dei capitali senza aumentare il debito pubblico complessivo dell'Ue.
Non a caso, tra i (pochi) Paesi a sostenere la Spagna c'è stato il governo italiano, rappresentato dal ministro Giancarlo Giorgetti. "Vediamo positivamente la proposta, pur nella difficoltà di proposte di questo genere nell'ambito dell'Ecofin e nell'ambito europeo", hanno spiegato fonti del Mef. Il parere dell'Italia non è entrato nei dettagli, così come quello della Francia che - a quanto si apprende - si è detta anche lei prudenzialmente favorevole all'iniziativa di Madrid. A esprimersi a favore anche ai microfoni è invece stato il Portogallo. Fermisssimo, invece, il niet dei Frugali. "Quella sugli eurobond è una lunga discussione, di tanto in tanto tornano delle proposte in merito. Ma la risposta è sempre la stessa: no", ha avvertito l'olandese Eelco Heinen. "Non è una soluzione, non è una nostra opzione", è stata la chiusura della finlandese Riikka Purra.
Eppure, dalla Commissione, è arrivata una sia pur timidissima apertura. "Restiamo disponibili a proseguire il dibattito più ampio sui safe asset europei", ha precisato Valdis Dombrovskis, puntualizzando che, all'interno del futuro bilancio pluriennale, ci sono dei programmi per i quali, in teorie e se necessario, Palazzo Berlaymont ha previsto la possibilità di emettere debito comune.
Rodolfo Ricci
