Giovedì 4 giugno 2026, ore 20:11

Calabria

L' ombra del caporalato sui quattro braccianti uccisi

Dal Mediterraneo non arrivano braccia per lavorare: arrivano donne e uomini. Erano passati dalla Sardegna, prima di arrivare in Calabria, i quattro braccianti bruciati vivi in un’auto ad Amendolara, Calabria, lunedì, probabilmente perché non avevano accettato un caporalato che aveva una stretta somiglianza con l’imposizione di una schiavitù: un lavoro nei campi in cambio solo di vitto e alloggio, per i quali andava restituito il salario. Benzina e accendino sarebbero stati la risposta a questo no. Le vittime sono un pakistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani pashtun Amin Fazal Khogjani, di 28, Safi Iayjad di 27 e Ullah Ismat Qiemi, di appena 19 anni. I loro documenti sono stati ritrovati nell'appartamento in cui vivevano a Villapiana insieme ad altri migranti, tra i cui Mohammad Taj Alamyar, afghano, unico sopravvissuto, sfuggito alle fiamme rompendo un finestrino. Sottoposti a fermo i pachistani Safeer Ahmed e Ali Raza. Un omicidio plurimo con modalità feroci: le vittime, sfruttate nella raccolta di fragole in Calabria e in Basilicata, sono state bruciate vive. Il sistema di videosorveglianza del distributore dove è avvenuta la strage avrebbe ripreso non solo i loro volti, ma anche la dinamica dei quattro delitti. “Disumani" è l’aggettivo con cui il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha definito gli autori del delitto, mentre il vice presidente della Cei e vescovo di Cassano allo Ionio mons. Francesco Savino ha affermato: "Basta con il silenzio sporco delle convenienze. Basta con quella zona grigia che vede, sa e lascia fare". "L'uccisione dei quattro braccianti rappresenta un fatto di una gravità inaudita. Attendiamo i dovuti chiarimenti che spettano alla magistratura e alle forze dell'ordine, ma sullo scenario di quanto accaduto, come apprendiamo in queste ore dagli organi di informazione, sembra esserci ancora una volta l'ombra dello sfruttamento e del caporalato. Su questo piano la Fai Cisl continua a chiedere azioni forti e coerenti e un impegno comune necessario, tra istituzioni, imprese e parti sociali, per l'emersione del lavoro nero e per sollecitare i lavoratori a denunciare sempre ricatti e violenze". Antonio Castellucci, reggente Fai Cisl nazionale, condanna il fenomeno del caporalato e la “rete parallela che arruola sfruttatori e si allea con la criminalità organizzata”. “Quanto sta emergendo, grazie alle indagini delle forze dell’ordine e della magistratura, che ringraziamo, è raccapricciante. La piaga del caporalato, la violenza criminale, si legano, lasciando una ferita profonda" affermano il segretario generale della Cisl Calabria Giuseppe Lavia e il segretario generale della Fai Cisl Calabria Francesco Fortunato, che condividono le parole del Vescovo Savino: “il caporalato è una forma moderna di schiavitù che prospera dove il lavoro diventa carne da spremere”. E ancora: “Serve costruire percorsi di integrazione dei lavoratori immigrati, una gestione dei flussi che tenga conto delle esigenze reali di un comparto, nel quale la manodopera di origine extracomunitarie è vitale, semplificando e sburocratizzando le procedure di ingresso, consapevoli che la dignità umana viene prima di tutto. Accanto a questo tema, c’è l’urgenza di dare piena attuazione alla legge 199 sul caporalato, rafforzando i controlli nelle aree a forte vocazione agricola, introducendo premialità per le imprese agricole virtuose e agendo sulla prevenzione e sull’integrazione". La Fai Cisl Cosenza sottolinea che dall’episodio emerge “ una realtà ancora inaccettabile nel settore agricolo del territorio provinciale: sfruttamento della manodopera, caporalato, lavoro nero e condizioni di vita e di lavoro spesso prive delle più elementari tutele”. A livello provinciale il sindacato chiede “un rafforzamento dei controlli ispettivi sul territorio, verifiche puntuali sulle condizioni di trasporto e di alloggio dei lavoratori agricoli, il pieno coinvolgimento della Cabina di Regia territoriale con Prefettura, Inps, Ispettorato del Lavoro, Forze dell’Ordine, organizzazioni sindacali, associazioni datoriali e tutti i soggetti istituzionali competenti, oltre al potenziamento della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità quale strumento di legalità e trasparenza e alla concreta applicazione della condizionalità sociale prevista dalla Politica Agricola Comune”. "Con l’avvio della stagione della raccolta delle produzioni ortofrutticole estive - dichiara infine il segretario generale della Fai Cisl Cosenza, Antonio Pisani - cresce il rischio di sfruttamento della manodopera agricola, soprattutto dei lavoratori più vulnerabili. La dignità del lavoro agricolo deve tornare al centro della politica e dell’attenzione pubblica".
Elisa Latella

( 3 giugno 2026 )

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