"Oggi, a San Severino Marche, facciamo memoria del 25 aprile, data della Liberazione del nostro Paese. A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, celebrando il 25 aprile a San Severino Marche. "La Repubblica è nata ottant'anni or sono, dalla libera scelta delle cittadine e dei cittadini italiani, solennemente sanzionata dal referendum istituzionale. Nata sugli orrori della guerra, sulla contrapposizione a un occupante e per redimere l'onta dei collaborazionisti che lo avevano affiancato privilegiando il partito sulla Patria Repubblica, nata per esprimere la speranza e l'avvio di un futuro migliore".
"Quasi a volerci ispirare, questo teatro è intitolato a Feronia, dea romana della fertilità e delle messi, nonché -carattere non secondario- dipinta come liberatrice dalle catene, protettrice dei liberti, gli schiavi liberati perché anche loro, come le messi, uscivano finalmente alla luce del sole. Una sorta di dea della libertà. Ė questo che celebriamo il 25 aprile: la festa di tutti gli italiani amanti della libertà". "La celebriamo -ha proseguito il Capo dello Stato- da una terra allora attraversata da una linea che divideva l'Italia, dall'Adriatico al Tirreno. Che divideva gli italiani. Una terra segnata dalle distruzioni della guerra. Da San Severino, intendiamo sottolineare -insieme al carattere della nostra ferma unità- la nostra determinazione nella difesa delle nostre libertà, la nostra convinta apertura a condividere, con gli altri popoli, i valori della giustizia e della pace".
"Quello che, con immenso sacrificio, ebbero a testimoniare - ha aggiunto il presidente Mattarella - i militari lasciati allo sbando, in assenza di ordini dopo l'8 settembre 1943. I giovani che fuggivano i bandi della sedicente Repubblica Sociale Italiana e che si unirono nelle formazioni partigiane. I contadini che venivano strappati alla terra per essere comandati a lavorare alla cosiddetta Linea Gotica, ultimo tentativo del Reich hitleriano di ritardare la disfatta. Le donne, le famiglie verso cui si scatenò, anche in queste contrade, una cieca violenza. I sacerdoti trucidati per rappresaglia, come don Enrico Pocognoni, Medaglia d'oro al Merito civile, parroco di Braccano di Matelica. I Carabinieri che dettero la vita, come Glorio Della Vecchia, vice brigadiere, Medaglia d'argento al valor militare, al quale fu intitolata la Caserma dei Carabinieri di San Severino e il maggior Pasquale Infèlisi, Medaglia di bronzo al valor militare, al quale è intitolata la Caserma della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise a Chieti. Questa la storia, scritta con la loro vita. Da questi italiani".

