Sono questi i trend più significativi della fotografia scattata dal nuovo Dossier Statistico Immigrazione del Centro studi e ricerche Idos, realizzato in collaborazione con Confronti e l’Istituto S. Pio V e presentato in contemporanea a Roma e in tutte le regioni. Puntuale, come ogni edizione, anche un’analisi dettagliata delle norme e del clima culturale che si respira attorno al tema immigrazione. Dura la critica rivolta alla politica italiana dal Presidente di Idos, Luca Di Sciullo: “Invasori, sostitutori etnici, inquinatori dell’italianità, distruttori dei valori e delle tradizioni patrie, ladri di lavoro, portatori di malattie, parassiti economici, usurpatori di case popolari e misure di sostegno al reddito, delinquenti per inclinazione genetica, integralisti religiosi, soprattutto se musulmani, rallentatori della didattica, e più recentemente anche indossatori di burqa nelle scuole e mettitori all’angolo di alunni italiani: ce ne fosse una che, in oltre 50 anni di storia dell’immigrazione in Italia, sia mai stata suffragata da una sola onesta evidenza scientifica”.
La denuncia di Di Sciullo riguarda soprattutto quei “30 anni di ininterrotta propaganda e di odio xenofobo” e quello stato di “eccezione perenne” e “falsi allarmi sociali” che hanno alimentato il quadro giuridico attuale. Quello stesso humus che ha portato al Patto Ue su migrazione e asilo, applicabile dal 12 giugno scorso, “dopo ben 10 anni passati a studiare come disinnescare, aggirandolo, il principio di non respingimento”, e dopo aver sperimentato le misure escogitate “in alcuni Stati membri di frontiera nei quali il livello di vigilanza democratica e di applicazione dei diritti umani ai migranti fosse già al minimo, così da assicurarsi il più alto grado possibile di non rigetto”.
A fine 2025, tra i 2,7 milioni di famiglie con almeno un componente straniero (il 10,3% del totale), il rischio di povertà incide pià del doppio rispetto a quelle di soli italiani (33,7% contro il 16,6%). Come pure il protrarsi dello stato di indigenza nel tempo (35,6% contro una media complessiva di quasi il 15%).
Eppure l’immigrazione anche in Italia è un fenomeno strutturale da decenni e rappresenta una colonna portante sia nel tamponare il costante calo demografico che nel favorire la crescita di settori essenziali. Basta pensare, ad esempio, come rilevato dal recente rapporto “Made in Immigritaly” della Fai Cisl, che in agricoltura i lavoratori stranieri sono il 42% e nell’industria alimentare quasi il 19%. Su 7.896 comuni, evidenzia Idos, solo 20 non registrano residenti stranieri; il loro saldo migratorio con l’estero resta positivo e consistente, con +348mila unità nel 2025, e anche la loro dinamica si mantiene positiva (+36.207). I primi tre Paesi di provenienza sono Romania, Albania e Marocco, mentre Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana sono le prime tre regioni per numero di migranti.
Per Idos, si conferma il fallimento del modello del Decreto flussi. Ad ogni passaggio della procedura si perdono possibili ingressi e lavoratori regolari. Nel 2024, a fronte di quasi 721mila domande di assunzione e 147mila quote decretate nell'anno, sono stati rilasciati 72.704 nulla osta e 35.287 visti, mentre le richieste di permesso di soggiorno si sono fermate a 24.858: solo 17 persone su 100 rispetto alle previsioni governative risultano avere un lavoro e un titolo di soggiorno regolari (16,9%). Insieme alle possibilità di ingresso sul territorio, si restringono anche i canali di riconoscimento della protezione: nel 2025 l’Italia ha registrato 135.485 domande di asilo (-14,6% sul 2024), di cui 6.820 reiterate.
Rossano Colagrossi
