L'ipotesi di una manovra correttiva non è sul tavolo del governo. Fonti qualificate dell’esecutivo chiariscono che l’aiuto a famiglie e imprese contro i rincari dei prezzi legati al conflitto in Iran resta in questa fase la priorità di Palazzo Chigi. Ma non ci sarà un ritocco alla legge di bilancio. Il governo, viene sottolineato, è impegnato nel portare avanti una proposta in sede Ue che chieda di allargare la clausola di salvaguardia per i fondi sulla difesa anche al capitolo energia. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si muove su questa ipotesi di lavoro, che porterà avanti anche la prossima settimana alla ministeriale G7 a Parigi. A fine aprile, nel corso delle audizioni sul Dfp, il titolare del Mef ha specificato: "Le nuove regole europee prevedono delle clausole di flessibilità. Quando ci sono delle situazioni eccezionali, ci sono due articoli fatti apposta". La linea sembra delineata.
"Di correttivi alla manovra non se ne parla". Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, smentisce seccamente l’ipotesi fatta balenare dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, di una correzione dei conti alla luce della crisi innescata dalla guerra in Medio Oriente. Leo ha rivendicato il lavoro svolto dal governo sul fronte dei conti pubblici. "Abbiamo fatto uno sforzo enorme - ha spiegato - perché siamo passati da un rapporto deficit-Pil dell’8,1%, nel momento in cui il governo si è insediato, al 3,1%". Un risultato che, secondo il viceministro, dimostra come l’esecutivo stia tenendo sotto controllo i conti pubblici. Ad una domanda sugli effetti della guerra in Iran Tajani aveva risposto: "Ora vediamo il da farsi, non escludo che possa esserci una manovra correttiva".
Per poi aggiungere: "Adesso però è fondamentale lavorare perché anche l’Europa si renda conto che debba esserci più flessibilità per quanto riguarda gli aspetti legati al costo dell’energia", ha aggiunto Tajani, sottolineando che "così come c’è flessibilità per le spese per la difesa, dovrebbe esserci più flessibilità per i costi provocati dall’aumento dei prezzi dell’energia a causa di fattori esterni, non da fattori interni. Noi non abbiamo nulla a che fare con la guerra che c’è in Iran, ne paghiamo delle conseguenze". Le sue parole erano state ridimensionate da fonti di governo. "Nessuna ipotesi di manovra correttiva è presa in considerazione dal governo" avevano fatto sapere da Palazzo Chigi che hanno sottolineato come si stia ora lavorando con l’Europa per rendere più flessibile la clausola per la difesa in modo da poterla utilizzare anche per le spese legate all’energia, un meccanismo possibile - secondo l’Italia - in base ad alcune possibilità previste dalle regole europee per situazioni eccezionali. L’obiettivo prioritario del governo è quello di aiutare famiglie e imprese a fronteggiare l’aumento dei costi energetici seguiti all’impatto del conflitto in medio oriente e al blocco dello Stretto di Hormuz.Il governo è focalizzato in questi giorni su due questioni: caro energia e possibile ricorso ai 14,5 miliardi di fondi comunitari Safe per la difesa.
Il taglio delle accise sui carburanti scade la prossima settimana, il 22 maggio: la misura è in vigore dal 19 marzo, all’ultimo rinnovo è stata modulata per incidere maggiormente sul prezzo del diesel. Ma, si riflette nel governo, potrebbe non essere prorogabile troppo a lungo visto il suo costo, al momento superiore al miliardo e solo in parte mitigato dall’extragettito Iva. Mercoledì scorso, nel corso del question time alla Camera, Giorgetti ha ribadito: "Il governo sta instaurando un serrato dialogo con la Commissione europea sulla possibilità di avvalersi di una maggiore flessibilità di bilancio" per assicurare le misure per "tutelare famiglie e imprese rispetto alle conseguenze del caro energia, che ho più volte definito come la vera priorità". Solo all’esito di questa interlocuzione "potrà essere valutato se attivare la clausola di salvaguardia nazionale" per incrementare le spese funzionali "incluse quelle per la difesa".
Rodolfo Ricci
