Segretario, il Sicet (Sindacato Inquilini Casa e Territorio) punta al rilancio dell’edilizia sociale.
E’ vero ma sappiamo anche che in Italia l’offerta di alloggi sociali è ormai talmente distante dal fabbisogno reale che qualsiasi piano di rilancio dell’edilizia sociale non basterebbe a risolvere la questione abitativa nel giro di pochi anni. Occorre, certo, sfruttare le risorse a disposizione, tra cui i finanziamenti europei, puntando ad ampliare l’offerta di alloggi sociali con i programmi di rigenerazione urbana. Ma è altrettanto urgente intervenire per rendere maggiormente sostenibili gli affitti del mercato privato. In particolare andrebbe rivista la tassazione delle rendite immobiliari eliminando la flat tax sugli affitti liberi ad uso abitativo e su quelli turistici. Questa premialità fiscale andrebbe, invece, mantenuta per i contratti a canone concordato previsti dagli accordi sindacali. In altre parole si tratta di sostenere l’applicazione di affitti moderati e clausole contrattuali più eque rispetto al libero mercato, mediante un uso più razionale e coerente della leva fiscale.
Si dice di un’importante evasione fiscale nel settore delle locazioni. Come farvi fronte?
Ripristinando la tracciabilità di pagamento degli affitti e sancendo la possibilità di regolarizzare la posizione contrattuale in base ai pagamenti effettuati. D’altra parte che Stato è quello che mercanteggia sulle tasse concedendo agli evasori rottamazioni e premialità varie? Per ragioni di equità fiscale, oltre che per facilitare l’emersione del nero, come Sicet chiediamo poi la parificazione delle detrazioni fiscali, previste attualmente per gli inquilini, a quelle per i mutui per la prima casa.
Emergenza abitativa come pericolo per la coesione sociale?
Un pericolo confermato dai dati statistici oltre che dall’esperienza diretta, caso per caso, nel nostro settore. Gli affitti insostenibili di mercato e la mancanza di un’offerta sufficiente di edilizia pubblica favoriscono la crescita della povertà, la denatalità, l’emigrazione giovanile all’estero e il fenomeno opposto di quelli che restano a vivere con i genitori fino a tarda età, oppure ostacolano l’integrazione degli stranieri e la mobilità di lavoratori e studenti verso alcune aree del Paese. C’è, poi, il dramma dei senza tetto, delle famiglie sotto sfratto o con la casa venduta all’asta per insolvenza del mutuo o, ancora, degli occupanti abusivi costretti a rivolgersi a vari tipi di racket mentre lo Stato è assente. Ma ci sono anche tante altre persone costrette a pagare un affitto eccessivo e che scivolano inesorabilmente verso l’emergenza abitativa conclamata. Non è un caso se il 46% delle famiglie in povertà assoluta vive in affitto mentre gli inquilini sono soltanto il 16% della popolazione residente. Quindi, se vogliamo salvaguardare la coesione sociale, servono correttivi urgenti al mercato degli affitti.
Come si declina tutto ciò con l’idea di partecipazione?
La partecipazione è la linfa vitale delle organizzazioni sociali e pertanto è anche un requisito essenziale per garantire il diritto alla casa e l’uso sostenibile del territorio. Il Sicet è già pienamente in campo per promuovere politiche abitative e urbanistiche a salvaguardia dell’interesse pubblico e delle finalità sociali da cui traggono origine. Ma se vogliamo realizzare progressi consistenti dobbiamo ottenere maggiore supporto e impegno da parte di coloro che vogliamo rappresentare. Una sfida che ai giorni nostri appare molto difficile e che, peraltro, riguarda tutto il territorio: dalle grandi città, afflitte da crescenti disuguaglianze e dal degrado delle periferie, alle aree interne sempre più spopolate e fragili. Non a caso lo stesso Ministro dell’Economia ha dichiarato di recente che, procedendo di questo passo, nel 2080 la popolazione delle aree interne potrebbe passare dagli attuali 13 milioni a circa 5 milioni, con squilibri particolarmente gravi al Sud.
La missione del Sicet è connaturata, dunque, anche agli obiettivi programmatici delle Politiche sociali ad ogni livello?
Lo è a pieno titolo e non è casuale che la maggioranza delle USR e delle UST contempli anche il Sicet nei rispettivi Dipartimenti o Coordinamenti delle Politiche sociali, riconoscendo al diritto all’abitare e al governo del territorio la stessa dignità attribuita a tutte le altre rivendicazioni considerate determinanti per la coesione sociale. Gli stessi Ambiti Sociali Territoriali prevedono contributi economici per famiglie in difficoltà, inclusi aiuti per i canoni di fitto, come parte dei loro interventi di supporto e protezione, volti a prevenire e superare situazioni di disagio abitativo ed economico. E poi, si pensi al grande tema, sospeso, dell’adeguamento delle case abitate da persone non autosufficienti. Ecco una questione reale ma del tutto assente dal dibattito istituzionale e politico. Anche per questo, i Piani Sociali di Zona sono opportunità da consolidare, essendo luoghi di partecipazione e di concertazione, dove il sindacato può incidere positivamente a vantaggio delle rispettive comunità.
Qual è lo stato di salute del Sicet?
Contattiamo ed organizziamo tantissime famiglie con 110 strutture territoriali, 20 sedi regionali ed una nazionale. Stiamo facendo quadrato, valorizzando l’informatica e cercando di sostenere le strutture territoriali più in difficoltà. Abbiamo in corso anche un importante ricambio generazionale, su cui vorremmo accelerare individuando, d’intesa con la Cisl a tutti i livelli, nuovi quadri e volontari.
E sul versante politico-sindacale?
Sappiamo quanto sia difficile incidere in un sistema politico-istituzionale che ormai da decenni produce risposte largamente insufficienti rispetto ai bisogni e agli interessi di cui siamo portatori. Ma restiamo anche convinti della bontà delle nostre analisi e delle nostre proposte e quindi non ci diamo per vinti. Neppure di fronte al preannunciato varo di un Piano Casa nazionale, rispetto al quale il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti tarda, per così dire, a confrontarsi con le parti sociali benché noi lo rivendichiamo da tempo.
In materia di edilizia pubblica esiste, nel Paese, come un cortocircuito istituzionale?
A volte è proprio così. In particolare assistiamo da anni allo scaricabarile tra le Regioni che si occupano di edilizia residenziale pubblica poco e male giustificandosi con la scarsa compartecipazione alla spesa da parte dello Stato ed i Governi che si disimpegnano, trincerandosi dietro la riforma del Titolo V della Costituzione. Per questo stiamo sostenendo la raccolta di firme per una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare, che punta a ristabilire la competenza concorrente di Stato e Regioni in materia di edilizia residenziale pubblica.
Il Sicet, dunque, è contemporaneamente nel Sistema Servizi della Cisl ma anche sindacato della Cisl?
Certamente sì. Abbiamo vissuto la recente stagione congressuale come opportunità per aggiornare la nostra proposta politica e rafforzare la presenza nei territori. Confidiamo nel futuro, forti dei nostri 50 anni di storia, percorsi come soggetto di contrattazione e di corresponsabilità sociale e che ci hanno portato ad essere ancora oggi uno fra i sindacati più rappresentativi del nostro settore. Puntiamo sul forte senso di appartenenza e di confederalità, fiduciosi nella possibilità di consolidare i rapporti con tutte le strutture della Cisl e con l’intero sistema dei Servizi Cisl.
Politiche della Casa e del Territorio strategiche, dunque, anche per la Confederazione?
La rivendicazione di nuove politiche abitative ha ricevuto una forte spinta a livello confederale grazie alla segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, che ne ha trattato diffusamente nel corso della relazione al XX Congresso. Pertanto la nostra attività sindacale non potrà che svilupparsi in stretto raccordo con l’azione della Cisl. Del resto, come dimostra il nostro stesso percorso, l’autonomia e il pluralismo sono sempre stati tratti distintivi della nostra identità. Considerate le attese degli strati sociali più deboli che sembrano allontanarsi, almeno in alcuni contesti, da una prospettiva di adesione e impegno nel sindacato, siamo sempre più convinti della necessità di sviluppare un approccio pragmatico rispetto ai problemi. La nostra naturale vocazione per il sociale si esprime, anche, in questa fase con un occhio di riguardo verso i giovani, che vorremmo includere il più possibile con percorsi mirati di formazione. La missione sociale del Sicet, insomma, è affine e convergente con i valori e la visione propri della Cisl.
Massimo Caliandro

