Nessun investimento previsto al fine di rafforzare l’assistenza agli anziani più fragili: è quanto denuncia il Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza che, a tale riguardo, aveva avanzato delle proposte da inserire nella Legge di Bilancio a favore di 10 milioni di persone: anziani non autosufficienti, loro familiari e operatori che li assistono.
“Non una minoranza trascurabile - afferma il Patto - non un dettaglio del welfare”. Per l’organizzazione che riunisce 60 organizzazioni della società civile impegnate a vario titolo nell’assistenza, nella tutela e nella rappresentanza delle persone anziane non autosufficienti, si tratta di un’urgenza sociale che vive il nostro Paese: un bisogno enorme di cui l’agenda politica non si occupa.
Per il Patto per un nuovo welfare avviare il rafforzamento dell’assistenza agli anziani non autosufficienti sarebbe costato 500 milioni nel 2027, risorse che evidentemente non sono state trovate e che, invece, si sarebbero potute utilizzare per realizzare le quattro proposte che lo stesso Patto aveva portato all’attenzione del governo nel corso degli incontri interlocutori che c’erano stati, proposte che erano il frutto di un’elaborazione condivisa tra gli esperti del settore. Per prima cosa il Patto chiedeva di semplificare l’accesso ai sostegni, riducendo i passaggi e le valutazioni che gli anziani e le proprie famiglie devono affrontare. Poi sarebbe stato importante costruire una nuova assistenza domiciliare, che integrasse le cure sanitarie, gli interventi sociali e l’aiuto nella vita quotidiana. Altra misura da considerare, secondo il Patto, sarebbe stata quella di rafforzare l’assistenza residenziale, aumentando i posti disponibili e migliorando la qualità del servizio. Infine, per l’organizzazione che mira a tutelare gli anziani non autosufficienti, sarebbe stato indispensabile sviluppare la Prestazione universale, con importi graduati e con una maggiorazione per chi avrebbe scelto servizi qualificati: in quest’ultimo caso la manovra prevede la proroga della sperimentazione fino al 2027 e l’innalzamento della soglia Isee a 12.000 euro, ma non introduce la revisione che era stata proposta dal Patto). Misure che, sempre secondo l'organizzazione, non sarebbero state la soluzione a tutti i bisogni, ma avrebbero rappresentato “il primo passo di un percorso pluriennale per consolidare e rafforzare un sistema oggi segnato da forti criticità” e rispondere, così, alle difficoltà del sistema. Tra queste quelle riguardanti l'accesso a servizi e sostegni che un anziano deve affrontare: in media 5-6 valutazioni; l’assistenza domiciliare che offre 16 ore annue per assistito; le persone (circa 270.000) in lista d’attesa per un posto in struttura residenziale: numero simile a quello degli anziani oggi ospitati.
Per il Patto “quando un genitore perde autonomia, le famiglie si trovano spesso a dover organizzare da sole l’assistenza, orientarsi tra servizi frammentati e sostenerne i costi. Se l’anziano può restare a casa, servono aiuti continuativi; quando ha bisogno di una struttura, occorrono posti disponibili, personale adeguato e rette sostenibili. Assistenza a domicilio e strutture residenziali sono risposte diverse a bisogni diversi, entrambe necessarie". Invece, al contrario di quanto richiesto, secondo l'organizzazione, il testo della manovra non contiene nessun intervento destinato a rafforzare l’assistenza agli anziani di tutti quelli proposti dalle 60 organizzazioni del Patto, che pure da mesi dialogavano con il Governo.
“Quanto ancora si vuole aspettare per occuparsi seriamente dell’assistenza agli anziani non autosufficienti?" si chiede il Patto per il quale, senza interventi “il carico dell’assistenza ai più fragili tra gli anziani continuerà a ricadere sul tempo, sul lavoro e sui risparmi delle famiglie. E anzi il carico si farà più pesante, perché gli anziani fragili aumentano ogni giorno”.
Anna Taverniti

