Mercoledì 20 maggio 2026, ore 21:46

Politica abitativa 

Piano Casa: segnale positivo, ma serve un rilancio strutturale 

Rendere disponibili 100mila tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati nei prossimi 10 anni, stanziando fino a 10 miliardi di euro a cui si sommeranno gli investimenti privati. Questo l’obiettivo del Piano Casa elaborato dal Governo nelle settimane scorsi e sul quale in queste ore sono in corso le audizioni in Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera. Per il Sicet Cisl ”un Piano Casa è di per sé un segnale positivo, ma quello in esame risente ancora di un'impostazione tipica degli ultimi decenni: si fanno alcuni programmi speciali di edilizia pubblica, possibilmente con fondi europei, senza un vero rilancio strutturale della politica abitativa”. La questione, ha sottolineato il segretario generale Fabrizio Esposito, ”non nasce solo da un'edilizia pubblica sottodimensionata, ma dagli eccessi speculativi del mercato immobiliare. Il mercato delle locazioni genera un'emergenza sempre più fuori controllo, eppure nessun intervento per riequilibrare il mercato degli affitti viene ipotizzato. Già semplici misure per orientare l'offerta privata verso i canoni concordati previsti dalla Legge n. 431/1998, come l'eliminazione delle flat tax sulle locazioni libere e sugli affitti brevi, la reintroduzione dell'obbligo di tracciabilità dei pagamenti e l'ampliamento dei Comuni ad alta tensione abitativa, potrebbero fare molto per alleviare il disagio abitativo di larghe fasce della popolazione italiana”.
Da parte sua l'Associazione nazionale dei costruttori edili accoglie positivamente il Piano ma esprime alcune perplessità sulle misure del Piano che ”sia nella parte pubblica sia nella parte di edilizia integrata, rischiano di limitare la diffusione del Piano sul territorio e l'ampio coinvolgimento degli operatori”. Preoccupazione anche sui tempi di attuazione e sulla regia complessiva del Piano. La mancata previsione di norme attuative rischia di ”rallentare l'attuazione del Piano e degli interventi”.
Il Presidente dell’Anac Busia denuncia ”l’eccessiva proliferazione di commissari con regimi giuridici differenziati, che creeranno problemi interpretativi e rallentamenti, oltre che necessità di tener conto degli enti locali. Troppi disallineamenti nel testo di legge, che richiedono di essere unificati. Eccesso di poteri in deroga, che limita controlli e tracciabilitá”.
L’Anci lancia un allarme sulle risorse che ”appaiono insufficienti e soprattutto derivano da una riduzione di altri fondi europei e nazionali”. Secondo i sindaci, che gestiscono il 53% delle 750 mila case popolari presenti nel Paese, circa 60 mila alloggi risultano inagibili e necessitano di ristrutturazioni. I 116 milioni previsti dal piano per il 2026, sostengono inoltre, non servirebbero a recuperare quegli immobili e mancano risorse stabili e strutturali. Nella stessa audizione Confindustria parla del Piano come di una ”straordinaria leva di sviluppo” e suggerisce di rafforzarlo ”con l'introduzione di ulteriori misure finanziarie e fiscali per renderlo attrattivo per gli investitori privati”.
Per Cna e Confartigianato ”il Piano Casa può rappresentare un passaggio strategico Ma senza risorse certe, procedure snelle e pieno coinvolgimento delle micro e piccole imprese il rischio è che gli obiettivi restino soltanto sulla carta”. Le Confederazioni valutano positivamente le misure di semplificazione previste dal decreto, a partire dalla conferenza dei servizi semplificata e dagli strumenti per accelerare gli interventi di recupero urbano. Restano però ”forti criticità legate alla sovrapposizione di norme, autorizzazioni e competenze tra amministrazioni centrali e territoriali”: e per questo le due organizzazioni chiedono ”maggiore coordinamento tra enti, modulistica standardizzata e soprattutto tempi autorizzativi certi”.
Giampiero Guadagni

( 20 maggio 2026 )

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