Da parte sua l'Associazione nazionale dei costruttori edili accoglie positivamente il Piano ma esprime alcune perplessità sulle misure del Piano che ”sia nella parte pubblica sia nella parte di edilizia integrata, rischiano di limitare la diffusione del Piano sul territorio e l'ampio coinvolgimento degli operatori”. Preoccupazione anche sui tempi di attuazione e sulla regia complessiva del Piano. La mancata previsione di norme attuative rischia di ”rallentare l'attuazione del Piano e degli interventi”.
Il Presidente dell’Anac Busia denuncia ”l’eccessiva proliferazione di commissari con regimi giuridici differenziati, che creeranno problemi interpretativi e rallentamenti, oltre che necessità di tener conto degli enti locali. Troppi disallineamenti nel testo di legge, che richiedono di essere unificati. Eccesso di poteri in deroga, che limita controlli e tracciabilitá”.
L’Anci lancia un allarme sulle risorse che ”appaiono insufficienti e soprattutto derivano da una riduzione di altri fondi europei e nazionali”. Secondo i sindaci, che gestiscono il 53% delle 750 mila case popolari presenti nel Paese, circa 60 mila alloggi risultano inagibili e necessitano di ristrutturazioni. I 116 milioni previsti dal piano per il 2026, sostengono inoltre, non servirebbero a recuperare quegli immobili e mancano risorse stabili e strutturali. Nella stessa audizione Confindustria parla del Piano come di una ”straordinaria leva di sviluppo” e suggerisce di rafforzarlo ”con l'introduzione di ulteriori misure finanziarie e fiscali per renderlo attrattivo per gli investitori privati”.
Per Cna e Confartigianato ”il Piano Casa può rappresentare un passaggio strategico Ma senza risorse certe, procedure snelle e pieno coinvolgimento delle micro e piccole imprese il rischio è che gli obiettivi restino soltanto sulla carta”. Le Confederazioni valutano positivamente le misure di semplificazione previste dal decreto, a partire dalla conferenza dei servizi semplificata e dagli strumenti per accelerare gli interventi di recupero urbano. Restano però ”forti criticità legate alla sovrapposizione di norme, autorizzazioni e competenze tra amministrazioni centrali e territoriali”: e per questo le due organizzazioni chiedono ”maggiore coordinamento tra enti, modulistica standardizzata e soprattutto tempi autorizzativi certi”.
Giampiero Guadagni
