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Thyssenkrupp, dopo 10 anni ferita ancora aperta

Non sono bastati 10 anni e un lungo iter giudiziario, conclusosi con la condanna definitiva dei manager imputati, a sanare le ferite del rogo nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino che il 6 dicembre 2007 provocò la morte di sette operai. “Il lavoro dev’essere un mezzo per provare a realizzare i propri sogni, invece quella notte i sogni li ha negati, se li è portati via”, ha dichiarato stamane Antonio Boccuzzi, l’unico sopravvissuto all’incidente oggi parlamentare del Pd, alla presentazione delle iniziative previste per commemorare le vittime.

“Di quella notte ricordo ogni istante - ha raccontato - ma più di tutto ricordo Tony e Giuseppe che gridavano ’non vogliamo morire’”. “Eravamo una famiglia - ha aggiunto Boccuzzi - e io voglio ricordare quello che ognuno di loro era prima di quel 6 dicembre. Siamo al decennale, ma non è che un anno in più rispetto all’anno scorso e il cammino della giustizia non è ancora completato, i due tedeschi non hanno scontato un giorno di condanna. Per un Paese civile - ha concluso - è un atto dovuto portare a compimento il percorso della giustizia”.

I parenti delle vittime non si rassegnano. “Dopo dieci anni, e cinque gradi di giudizio, in Germania ci sono ancora due assassini a piede libero. Andremo là, a parlare col governo tedesco, che guardandoci negli occhi dovrà dirci perchè non abbiamo ancora avuto giustizia”, ha annunciato Rosina Platì, mamma di Giuseppe Demasi, uno dei sette operai morti nel rogo. “Facciamo appello al ministro Orlando perchè ci sostenga”, ha aggiunto la donna. “Quella notte, con i nostri figli, che si sono sciolti come candele, sono bruciate anche le nostre vite”.

(Approfondimento domani su Conquiste Tabloid)

( 5 dicembre 2017 )

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