Cambio di rotta. A gennaio 2026 le vendite al dettaglio registrano, rispetto al mese precedente, una crescita sia in valore sia in volume (rispettivamente +0,6% e +0,4%). Su base tendenziale, a gennaio 2026, le vendite al dettaglio registrano una crescita del 2,3% in valore e dello 0,9% in volume. Lo comunica l' Istat. "Il 2026 si apre con un aumento congiunturale delle vendite al dettaglio", commenta l'Istat sottolineando che l'aumento è più marcato per il comparto alimentare. Su base mensile l'aumento riguarda soprattutto i beni alimentari (+1,1% in valore e +0,9% in volume), mentre è modesto per quelli non alimentari (+0,2% in valore e +0,1% in volume). 4C’è da dire che l'aumento delle vendite al dettaglio a gennaio è più marcato per online e grande distribuzione. I dati Istat mostrano aumenti in valore su base annua del 4,6% per il commercio elettronico e del 4,1% per la Gdo mentre i negozi su piccole superfici si fermano a +0,2. Tra questi ultimi c'è una differenza tra le botteghe alimentari (+1,2%) e gli altri negozi, che vedono un calo dello 0,1%. Risultano, infine, in calo dell'1,7% le vendite al di fuori dei negozi, dal commercio ambulante al porta a porta, dai distributori automatici a quelle per corrispondenza e attraverso Tv.
Dati antecedenti allo scoppio della guerra nel Mio Oriente, dove non è solo una faccenda di petrolio, ma certo c'è parecchio interesse dietro questa materia prima e gli esperti s'interrogano sui motivi per cui il prezzo del greggio non ha raggiunto il livello simbolicamente importante di 100 dollari al barile, aumentando solo del 30% dall'inizio dei combattimenti, un rialzo contenuto, che impallidisce di fronte agli altri storici shock petroliferi. Una possibile spiegazione è che il mondo è cambiato e le economie sviluppate sono molto meno dipendenti dal petrolio mediorientale. Gli Stati Uniti sono ora il maggiore produttore mondiale di greggio e nuovo petrolio sta arrivando sul mercato da Guyana, Brasile e Canada. Inoltre la Casa Bianca, in vista delle elezioni di medio termine di novembre, ha un forte incentivo a tenere sotto controllo l'inflazione. E qualsiasi aumento sostenuto dei prezzi petroliferi viene stroncato sul nascere ed è mitigato dai rilasci della Riserve Strategiche Petrolifere degli Stati Uniti.
Tuttavia una de-escalation al momento non è prevista e nel breve termine, gli analisti prevedono che i combattimenti continueranno. Ecco la previsione più realistica, secondo il pronostico di Carlos Bellorin, analista della società di dati energetici Welligence: "Se si osserva l'andamento e l'evoluzione della situazione, è possibile che il petrolio salga oltre i 95 dollari entro la fine della settimana".
Allora la Cisl "esprime forte preoccupazione per le conseguenze che la guerra in Iran potrà avere sulla sicurezza energetica in Italia e in Europa". Secondo il sindacato l'interruzione dei flussi di petrolio e gas che attraversano lo Stretto di Hormuz "pone in gioco circa 20 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti petroliferi pari a un quinto del consumo globale, oltre a tutte le esportazioni di gas naturale liquefatto dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, equivalenti a circa il 20% del commercio globale di Gnl".
A livello nazionale la Cisl "auspica che al più presto il Governo incontri le parti sociali per avviare un monitoraggio condiviso e in tempo reale della situazione e un piano di interventi basati sul taglio dei costi energetici per imprese e famiglie e l'attivazione di ammortizzatori sociali specifici per far fronte a eventuali blocchi o riduzioni della produzione".
Rodolfo Ricci
