Una nuova sanatoria fiscale e una stretta sui tempi con cui i lavoratori possono chiedere alle aziende crediti pregressi fanno scoppia la polemica tra maggioranza e opposizione. E a insorgere sono anche i sindacati. La norma che fa più discutere è un emendamento a firma Fratelli d’Italia, inserito nel decreto Ilva, che propone la riscrittura delle norme sui crediti di lavoro. L’emendamento depositato da Salvo Pogliese ridisciplina la prescrizione e i casi di giudizio in caso di crediti su indennità, ferie non godute, straordinari e altri trattamenti retributivi dei lavoratori dipendenti. Il testo prevede che la prescrizione resti di 5 anni, come ora, ma decorra in costanza di rapporto di lavoro, dando ai dipendenti sei mesi di tempo per depositare un ricorso giudiziale se il datore è moroso. Questo secondo punto è fortemente criticato dalle opposizioni, poiché implica che il lavoratore si debba esporre quando è contrattualizzato, rischiando di perdere il proprio posto. Secondo il M5S il testo arriva persino a minare la corretta applicazione dell'articolo 36 della Costituzione, imponendo che, in caso di contenzioso, il Giudice possa intervenire solo laddove venga accertata la “grave inadeguatezza della retribuzione”. “Questa maggioranza - secondo la senatrice del Pd, Maria Cecilia Guerra - vuole addirittura derogare alla Costituzione, spiegando che il giudice può muoversi solo se i salari sono gravemente inadeguati. Gravemente”.
Secondo il segretario confederale della Cisl, la norma in questione è “impropria rispetto alla giurisprudenza consolidata e pericolosa per milioni di lavoratrici e lavoratori”. “L'introduzione di un termine di decadenza di 180 giorni per agire in giudizio limita gravemente il diritto alla piena retribuzione. Inoltre - sottolinea Pirulli - l'affidamento diretto del giudizio sull'adeguatezza ex art. 36 della Costituzione dei salari contrattuali può comportare un pericoloso spostamento delle relazioni industriali dai tavoli di contrattazione alle aule dei tribunali. Abbiamo voluto richiamare su questo emendamento l'attenzione delle istituzioni presenti, ribadendo la nostra ferma opposizione a ogni arretramento dei diritti del lavoro”.
Sindacati e opposizioni criticano anche la nuova sanatoria per gli evasori, prevista dal dl fisco. Le partite Iva che aderiscono per la prima volta al concordato preventivo per il biennio 2025-2026, avranno la possibilità di sanare le annualità 2019-2023. Chi invece ha già aderito l'anno scorso, potrà rientrare per il 2023. Gli importi da pagare in via agevolata variano a seconda delle pagelle fiscali di ciascun contribuente, i cosiddetti Isa. Sia per quanto riguarda la base imponibile che l'imposta sostitutiva. Per l'Irpef chi ha un voto pari o superiore a 8 dovrà versare il 10% del reddito non dichiarato. Chi ha tra il 6 e l'8 salirà al 12% e chi non arriva al 6 dovrà pagare il 15%. L'aliquota Irap è invece uguale per tutti e pari al 3,9%. Per il 2020 e il 2021, anni del Covid, è previsto un ulteriore sconto del 30%. In ogni caso il valore complessivo dell'imposta da pagare non può essere inferiore a 1.000 euro. Il versamento potrà essere effettuato in un'unica soluzione tra il primo gennaio e il 15 marzo 2026, oppure in un massimo di 10 rate mensili maggiorate di interessi.
Ilaria Storti

