Mercoledì 18 marzo 2026, ore 14:51

Rapporto Ocsel 

Cresce la contrattazione decentrata 

Il salario si conferma nel quadriennio 2021-2024 uno dei pilastri della contrattazione di secondo livello aziendale e territoriale. È quanto emerge dal VII Rapporto Ocsel (Osservatorio della contrattazione di secondo livello) della Cisl, presentato ieri a Roma all'Auditorium di Via Rieti, con interventi della ministra del Lavoro Calderone e dei professori Nannicini e Tiraboschi. Il dibattito, animato dagli spunti del segretario confederale Cisl Pirulli, è stato chiuso dalle riflessioni della segretaria generale Fumarola.
La ricerca analizza 4.306 accordi aziendali e territoriali del quadriennio 2021-2024, segnato dall'uscita dalla pandemia, dalla fiammata inflazionistica, dal rallentamento del ciclo economico e dalle transizioni tecnologica ed ecologica. Secondo i dati di via Po, in media il 58% degli accordi decentrati ha regolato la materia retributiva, l'86% degli accordi sull'organizzazione del lavoro include lo smart working; il 49% degli accordi 2024 prevede la conversione del premio di risultato in welfare; il 91% degli accordi welfare rafforza la previdenza complementare; il 59% degli accordi aziendali contempla forme di partecipazione consultiva e il 40% di partecipazione organizzativa. Cresce anche il coinvolgimento sindacale nei cambiamenti organizzativi, passato dal 5% del 2021 al 22% del 2024. ”Il rapporto conferma che la contrattazione decentrata è stata in questi anni lo strumento principale per distribuire produttività, sostenere i redditi reali, accompagnare i cambiamenti organizzativi e costruire welfare complementare”, si legge in una nota del sindacato di Via Po. Allo stesso tempo, però, si evidenzia un limite strutturale: ”La copertura contrattuale resta ancora troppo concentrata nelle grandi imprese e nelle aree più sviluppate del Paese, lasciando più esposte molte lavoratrici e molti lavoratori delle Pmi, dei territori e dei settori più fragili. Per questo è indispensabile investire sempre più anche sulla contrattazione territoriale”. Per la Cisl, ”la sfida è ora estendere la contrattazione di produttività e renderla un diritto esigibile ovunque, a partire da Pmi, artigianato, terziario diffuso e territori più fragili, rafforzando in particolare il ruolo della contrattazione territoriale”.
Osserva la leader Cisl Fumarola: ”Il Rapporto indica una traiettoria chiara: integrare sempre di più i livelli nazionale, territoriale e aziendale, mettendo al centro la partecipazione e costruendo un sistema multilivello in cui contrattazione, welfare territoriale e politiche pubbliche concorrano a veri patti di sviluppo locale. La contrattazione decentrata è diventata uno degli strumenti principali per governare le trasformazioni del lavoro e sostenere la crescita del Paese. È stato così durante la pandemia, quando gli accordi hanno gestito emergenze e crisi. Ed è così oggi, in una fase nuova, in cui la contrattazione si muove sempre più come leva di innovazione organizzativa, di partecipazione e di qualità del lavoro”. Fumarola ha aggiunto: ”C’è chi pensa che basti introdurre un salario minimo legale per risolvere ogni problema. Ma in un Paese come l’Italia, dove la buona contrattazione collettiva copre oltre il 96% dei lavoratori e garantisce livelli retributivi superiori alle soglie di cui si discute, imporre per legge un minimo orario rischierebbe paradossalmente di comprimere i salari medi, spingendo molte imprese a uscire dalla contrattazione e ad attestarsi sul minimo legale. E non risolverebbe affatto le vere patologie del lavoro povero: i contratti pirata, le false partite Iva, i part-time involontari, i tirocini abusivi”. Per contrastare questi fenomeni ”serve rafforzare la contrattazione di qualità, riconoscendo, anche attraverso l’archivio del Cnel, il ruolo delle organizzazioni più rappresentative e dando forza di legge a nuove e aggiornate intese sociali sulla rappresentatività”. Attenzione, ”non una legge di recepimento che cristallizzi l’esistente, ma un intervento di sostegno che dia forza normativa agli accordi pattizi e alle sedi in cui tali accordi vengono definiti e modificati. Lo abbiamo già fatto ai tempi del Covid con i Dpcm che hanno garantito la sicurezza nei luoghi di lavoro”. Per la leader Cisl ”la contrattazione non è un semplice strumento tecnico, ma un acceleratore che rende le comunità produttive un vero motore non solo di crescita personale, ma anche di coesione e sviluppo nazionale”. La contrattazione necessaria è quella ’sartoriale’, capace di adattarsi ai bisogni delle persone e alle specificità delle imprese e dei territori”. Fumarola ha poi ricordato la proposta Cisl: riconoscere il diritto universale alla contrattazione integrativa decentrata.
Da parte sua la ministra del Lavoro Calderone ha sottolineato che ”la contrattazione decentrata è la sede in cui si tiene conto anche del coinvolgimento dei lavoratori nelle dinamiche decisionali delle imprese e, soprattutto, nelle scelte sull'organizzazione del lavoro e, di conseguenza, sull'aumento della produttività”. Nel 2026 ”il Governo ha destinato una cifra importantissima su una finanziaria da 18 miliardi: 2 miliardi sono a favore del lavoro, per la tassazione agevolata degli aumenti contrattuali”.
Giampiero Guadagni

( 16 marzo 2026 )

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