Giovedì 1 gennaio 2026, ore 10:38

Istat 

Economia italiana a rischio frenata 

Produzione industriale in ripresa nel 2021. Secondo i dati Istat il 2021 si chiude con un incremento rispetto all'anno precedente dell'11,8% a fronte di una flessione dell'11,4% nel 2020. La crescita annua è diffusa a tutti i principali raggruppamenti di industrie ed è più marcata per i beni intermedi e i beni strumentali. A dicembre 2021 l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dell'1% rispetto a novembre. Corretto per gli effetti di calendario, l'indice complessivo aumenta in termini tendenziali del 4,4%.
Nonostante questi dati l’economia italiana è a rischio frenata. Il calo di fiducia di famiglie e imprese riflette il peggioramento delle attese sulla situazione economica e i giudizi negativi degli operatori nei servizi di mercato e, in misura decisamente più contenuta, nella manifattura. Al contrario, le imprese del settore delle costruzioni hanno mantenuto un orientamento favorevole. Questi segnali ”potrebbero configurare un ulteriore rallentamento dell'attività nei prossimi mesi”, sottolineato sempre l’Istat nella nota mensile sull'andamento dell'economia italiana. Nel quarto trimestre 2021 comunque, il Pil italiano ha segnato un ulteriore incremento a sintesi di un aumento del valore aggiunto dell'industria e dei servizi.
Per i prossimi mesi, le attese per l’occupazione da parte delle imprese segnalano un arretramento, pur mantenendo comunque livelli elevati e in aumento nelle costruzioni. Come emerso dalla recente indagine sulla situazione e prospettive delle imprese dopo l'emergenza sanitaria Covid-19, "permangono difficoltà nel reperire lavoratori con competenze adeguate, come segnalato da quasi i due terzi delle imprese che hanno aumentato o hanno intenzione di aumentare l'occupazione".
Le aspettative sull'andamento dei prezzi nei prossimi mesi sono al rialzo. Nel breve periodo, nel settore manifatturiero tra gli imprenditori che producono beni destinati al consumo si sono rafforzate le prospettive di aumento dei listini. Dal lato dei consumatori sono tornati ad aumentare coloro che si aspettano incrementi dei prezzi.
La morsa del caro-energia non stringe solo famiglie e imprese. Anche i Comuni fanno i conti, e sono allarmanti: l'Anci stima per le amministrazioni comunali un aggravio di almeno 550 milioni di euro, cioè un terzo in più della spesa annua, che senza interventi costringerà a fare scelte sui servizi da tagliare ai cittadini. Per protesta, nemmeno troppo simbolica, molti Comuni italiani oggi spegneranno le luci dei loro edifici più importanti.
Il pressing politico, ma anche del mondo produttivo e sociale è sempre più insistente.
Il leader della Cisl Sbarra ribadisce la richiesta al Governo di valutare la necessità di uno scostamento di bilancio per sterilizzare gli aumenti delle bollette elettriche e salvaguardare il potere d'acquisto di salari, stipendi e pensioni, dando una spinta forte di accelerazione agli investimenti con le risorse del Pnrr.
Di fronte a tutto questo il Governo accelera per intervenire con un decreto già la prossima settimana: non si parla di scostamento di bilancio, perché l'attenzione alla spesa è alta, ma si lavora per mettere in campo risorse per almeno 4 miliardi di euro. E il premier Draghi da Genova assicura: ”Il Governo non dimentica il presente che ci fa vedere una realtà caratterizzata dalle difficoltà che famiglie e imprese hanno per i prezzi dell'energia elettrica”.
Giampiero Guadagni

( 9 febbraio 2022 )

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