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Auto

Fca, via libera allo spin off di Magneti Marelli

di Carlo D'Onofrio

La scommessa è ripetere il successo registrato dalla quotazione di Ferrari. Con lo spin off di Magneti Marelli, deciso ieri dal consiglio di amministrazione, Fca compie un passo atteso dal mercato, che ha gradito comunque premiando il titolo, e si proietta verso il piano industriale che verrà presentato il 1 giugno a Balocco, nel vercellese, dove ha sede il Centro prove del gruppo.

Come nel caso del Cavallino rampante, che grazie allo scorporo ed allo sbarco in solitaria in Borsa ha visto crescere le sue azioni del 66% solo nell’ultimo anno, l’obiettivo è ”creare valore per gli azionisti”, ha spiegato Marchionne. Qualcuno già fa di conto. Dopo lo spin off la società di componentistica potrebbe valere tra i 3,6 e i 5 miliardi. Se così fosse l’operazione non verrebbe solo a gonfiare le casse di Fca e, di conseguenza, quelle di Exor, che resterà la controllante così come è stato per Ferrari. Ma garantirebbe anche le munizioni finanziarie per la crescita e gli investimenti in nuove tecnologie. È ciò che intende l’ad quando sottolinea che la separazione societaria dalla casa madre, in agenda tra fine 2018 e inizio 2019, ”fornirà la necessaria flessibilità operativa per la crescita strategica di Magneti Marelli negli anni a venire” e garantirà pure a Fca ”di migliorare la propria struttura di capitale”.

C’è di più. Lo scorporo mette fine alla voci - peraltro smentite ancora di recente da Marchionne - di una possibile vendita in blocco o ”a spezzatino”. E questo ovviamente fa piacere anche ai sindacati, che da qualche tempo rumoreggiano per la ripresa della cassa integrazione e per l’incertezza che circonda i nuovi modelli da destinare agli stabilimenti italiani, specie quelli che, come Pomigliano e Mirafiori, patiscono maggiormente il sottodimensionamento rispetto alle loro capacità produttive. ”Valutiamo positivamente la decisione di scorporare Magneti Marelli - dice infatti il coordinatore del settore automotive della Fim Raffaele Apetino - Il fatto che la società rimanga sotto l’ombrello di Exor rappresenta una garanzia per i lavoratori ma anche per lo sviluppo tecnologico del gruppo, specie per quanto riguarda il motore elettrico, come dimostrano gli investimenti già in cantiere per lo stabilimento di Bari”.

( 5 aprile 2018 )

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